Mamma, cantante, attiva sostenitrice LGBTQ+. Lei è Libera Velo e prossimamente uscirà il suo terzo album: ”’A sguarrona”, un viaggio sonoro che collega Napoli ai Caraibi. Mentre cerco la concentrazione per intervistarla, mi inonda un senso di riverenza.

Quando uscirà il disco?

Lo faremo uscire entro la fine del 2020 in formato vinilico e in digitale…

 

Troveremo dei featuring?

Le ospiti e gli ospiti nei miei dischi sono la cartina al tornasole dei miei ascolti, delle mie amicizie e alleanze ricamate nel periodo in cui concepisco un’idea facendo ricerca; già immagino, appena compongo in albore qualcosa, chi può regalare a quel brano il mood che cerco. Questo sarà un disco corale con tanti nomi della scena contemporanea musicale napoletana, musiciste e musicisti già noti come solisti o come appartenenti a band che amo molto e le giornate in studio con loro allo storico Auditorium Novecento, coordinate dall’amico e Maestro Luigi Scialdone, sono state indimenticabili! Ecco: J Luigi Scialdone (Foja, Fitness Forever, Erland Oye, oltre che compositore delle bellissime colonne sonore dei premiati film cartoon “L’Arte della felicità” e “ Gatta Cenerentola”), Andrea De Fazio (Nu Guinea, Fitness Forever, Coma Berenices…), Peppe Sabbatino ( Nino Bruno e le 8 tracce…), Marcello Giannini (Slivovitz, Nu Guinea, Flo…), Antonio Alfano (Codice 22, Libera Velo, True Blues Band…), Maurizio Capone che non ha bisogno di presentazioni, Giosuè Perna (Napoli Rockers Syndacate…) Ciro Riccardi (Slivovitz, Uanema Orchestra, Grass’n Wood, Banda Basaglia, Dolores Melodia, Bagarija Orkestar…) Pietro Santangelo (Slivovitz, Nu Guinea…) Mario Tammaro (Uanema Orchestra…), il sassofonista Giuseppe Giroffi e le bravissime Maestre: Dub Marta, Silvia Fasciano e Isabella Parmiciano ; considero graditissimi “ospiti” anche i 3 fonici che hanno curato in diversi vesti questo lavoro: Fabrizio Piccolo, Daniele Chessa e Giovanni Roma. Inoltre vorrei citare anche la mia amica artista, illustratrice e tatuatrice Maria Rita Renatti che ha impreziosito il mio concept album con una copertina che mi ha tolto il fiato, un mio ritratto elaborato con penna bic, tecnica per la quale è ormai nota in giro per l’Europa.

 

Da dove viene l’esigenza di inciderlo totalmente in dialetto napoletano?

Più che un’esigenza, Sguarrona è nata da sola, come una Maschera, una Satira che dice tutto ciò che pensa sulla Società e su ciò che vive, raccontando con piglio laico, libero, erotico, satirico le storie della Memoria di molte figure Campane femminili spesso dimenticate; così sono nate queste canzoni e scrivere in napoletano per me è molto più fluido di quanto pensassi, considerate le mie origini Pignasecchesi, delle quali vado molto fiera e sicuramente mi ha molto aiutato lo studio del repertorio della Nonna del Femminismo Ria Rosa, di Gilda Mignonette, Lina Resal, Giulietta Sacco, la scrittura di Libero Bovio, Raffaele Viviani e Roberto De Simone…tante le citazioni e gli omaggi; il linguaggio di questo album però ha anche uno sguardo sempre aperto agli slang contemporanei delle subcultures delle metropoli europee, come sempre nel mio modo di scrivere 😉

 

A produrre ” ‘A Sguarrona” è intervenuto anche il maestro Luigi Scialdone. Come lo ha conosciuto?

La prima volta che ho passato un po’ di tempo con Luigi è stato ad un concerto di presentazione del secondo album dei Foja al Teatro Sannazzaro di Napoli, nel quale ero loro ospite e ricordo con molta emozione quella bellissima serata. Feci un po’ la Sciantosa nel loro brano “Ccà niente se fa”, con tanto di scialle! Quella sera io e Luigi prendemmo un taxi insieme per tornare a casa e lui mi disse che nei panni della Sciantosa stavo bene e che se un giorno mi fosse venuta un’idea a riguardo mi avrebbe aiutato con piacere a realizzarla … Sguarrona non è una Sciantosa in senso stretto ma ha molto di quel mondo fatto di mosse, irriverenza e di libertà espressiva. Luigi ha subito colto lo spirito delle canzoni che poi qualche tempo dopo gli feci ascoltare e ha saputo ricamare ed evolvere le idee che serbavo da un po’ a riguardo con molto rispetto, con attenzione ai riferimenti musicali e perfino alla valanga di suoni e strumenti che immaginavo di utilizzare; ci voleva un principio ordinatore, un suono omogeneo che non facesse perdere però quella vena popolare e ruspante al concetto, ci voleva lui, il Maestro Scialdone!

 

Nella traccia “Malata immaginaria”,  che è presente già sui digital store Youtube e Spotify, tramite appunto la “malata immaginaria” che sembra viva in prima linea la situazione e racconta anche le brevi storie della signora Concettina e di Fortunato ci descrive un po’ come funziona il nostro sistema sanitario nazionale. Lei cosa cambierebbe a tal proposito?

Io parlo solo per la mia esperienza e credo che innanzitutto bisognerebbe rendere tutto più semplice sul piano burocratico per facilitare la vita dei pazienti e non creare nel pubblico disuguaglianze sociali o territoriali; creerei dei presidi di smaltimento municipali che aiutino i medici curanti a svolgere il loro ruolo di regia, che siano ciò che sarebbero dovute essere le ASL, con sportelli per le pratiche e di ascolto per tutti i problemi sanitari nei quali una famiglia o un singolo si trovino, consultori e consulenza amministrativa. Anche per presentare una domanda di invalidità ci vogliono troppi passaggi alcuni dei quali non sono affatto chiari e trasparenti e si finisce spesso per non farla mai una domanda di 104, anche quando spetterebbe e agevolerebbe la propria vita. In alcune regioni di Italia la Sanità funziona molto meglio ( io mi sono trovata benissimo in Toscana) e forse dovremmo imparare ad importare le buone idee di gestione e a gestire meglio i finanziamenti nazionali dirottandoli alle regioni più bisognose…del resto le cose che si potevano fare e non sono state fatte sono proprio quelle che in uno stato di emergenza sanitaria stanno crollando.

 

Nell’ultima strofa della stessa canzone invece, lei va contro il sessismo che purtroppo  ancora si cela in alcune situazioni familiari. Anzi, più che celare, delle volte viene sbandierato quasi orgogliosamente a cielo aperto. In particolare, mi ha colpito la frase “o sacrificio è femmina, ma pure a famme” – il sacrificio è donna, ma anche la fame -, che sono parole importanti. Lei ha mai vissuto situazioni del genere?

Sono molto legata a questa frase perché la sentivo molto quando l’ho scritta; non è facile far capire quanto sia controproducente e autosvalutante “sacrificare” se stesse, i propri desideri, il proprio talento, la propria libera scelta per “soddisfare” l’aspettativa di una Società, di una famiglia o di un uomo ancora troppo patriarcali, oggi l’atteggiamento patriarcale spesso si manifesta in modo sublime. Trovo che la parola chiave sia proprio “sacrificio”, ci vorrebbe una scolarizzazione di Genere per tutti sin da piccoli sull’idea di non sacrificare se stessi, nemmeno essendo madri; c’è tanto lavoro ancora da fare ma sono felice di vedere nelle nuove generazioni una mentalità molto più rispettosa in merito.

 

Qual’è la location che sogna di inserire in un futuro tour dell’album?

I miei 2 teatri napoletani preferiti: Il Teatro della Canzone Napoletana, il Trianon Viviani e il Teatro Sannazzaro (con l’augurio di una riapertura di tutti i luoghi di Cultura) e se devo sognare proprio mi piacerebbe portare Sguarrona mia in giro per l’Europa… a questa domanda non posso non aggiungere la preoccupazione, in tempi così delicati, per lo Spettacolo soprattutto per quello indipendente che non andrà sulla Rai a Sanremo o nei palazzetti, sponsorizzato da grandi Major, quello show che non farà miliardi di visualizzazioni liquide; stò avendo la netta impressione che questa pandemia la stanno pagando solo le categorie più delicate…

 

 

 

Perchè si definisce “anarchica”?

 

Nel mio repertorio da anni c’è una selezione di canzoni anarchiche di cui diffondiamo il testo per cantarle col pubblico e qualcuno mi ha definito “cantautrice anarchica”, immagino per le tematiche sociali che esprimo nei miei progetti musicali; di fatto io non ho una buona considerazione né delle gerarchie e tantomeno dell’autorità…

 

Lei tratta anche temi lgbtq+. Di recente siamo stati tutti sconvolti dall’omicidio di Maria Paola Gaglione, la quale è stata uccisa dal fratello che ripudiava la relazione della sorella con un transgender. Cosa pensa a riguardo?

Sicuramente una legge come quella Zan non risolverà, perché nasce in un parlamento e in un tribunale muore, senza curare gli ambiti dove queste discriminazioni vivono e si amplificano; non è una legge fatta per poter finalmente parlare di GENERE ma stringe sull’orientamento sessuale, mostrando il suo lato Transfobico! Creare una vittima e un persecutore non risolve le contraddizioni sociali né elimina il fertilizzante delle discriminazioni o dell’esclusione dal lavoro; non è una legge come questa a fare educazione sessuale nelle scuole, o dare il pieno riconoscimento della genitorialità per tutt*. L’omicidio di Maria Paola è purtroppo il sunto di tutta la violenza patriarcale che un sistema può generare, l’assassino non ha solo “ripudiato” la relazione della sorella ma si è SOLLEVATO a giudice che decide PER la sorella, vita e morte, quindi è un Omicidio di violenza machista/patriarcale oltre che chiaramente Transfobica ; anche cambiando il linguaggio negli ultimi anni la Marea Transfemminista in tutto il mondo mostra la sua forza, i numeri parlano da soli ( “Un violador en tu camino” dal Cile a tutto il Mondo) anche se glissati dai media che a stento ne parlano; cosa farei io oltre ad una legge? Lavorei al non aver più bisogno di parole come “inclusione”, uscendo dalla binarietà del maschio e femmina, in quest’abilismo che ci vuole ancora tutt* stereotipi dell’eroe specista o della mammona di epoca passata.

 

CONTINUA A LEGGERE SU BOOONZO.IT