Cambiare fa paura. L’ansia frena l’adrenalina che muove i nostri passi verso nuove avventure e ci tiene ostaggi della routine. Che fare allora in quei momenti? Onestamente non ne ho proprio idea. Si dice che le soluzioni a volte si celano sotto il proprio naso. Il mio non è così importante, eppure, a quanto pare, è un perfetto nascondiglio!

Ma c’è anche qualcuno che si salva, che accoglie a sorriso aperto la dinamicità della vita. Qualcuno che le avventure addirittura se le crea da sè.

Un esempio è Il Conte Biagio. Cantautore classe ‘89 originario di Palomonte (Sa) che per dieci giorni ha girato in lungo e in largo l’Italia non come turista, bensì come musicista di strada!

Da dove viene la scintilla che ti fa fare cose del genere?

É genio oppure follia?

Non resta che conoscere l’artista per capirlo.

 

Di te dici: “sono proprio gli inizi che mi colpiscono”. Perchè non colpisci i nostri lettori parlandoci dei tuoi inizi?

Ho iniziato come “Il Conte Biagio” suonando le mie canzoni da “One Man band”: con chitarra, voce e grancassa. Suonavo all’inizio per lo più in provincia di Salerno e tutte le serate finivano malissimo, mi ritrovavo a suonare sui banconi dei bar sempre sbronzo. In un pezzo intitolato “il mare” lanciavo una base, scendevo dal palco e mi buttavo tra il pubblico; non sapevo che altro inventarmi per avere un po’ di attenzione.

Un paio di anni fa hai compiuto un’impresa folle: hai preso la tua chitarra e per dieci giorni hai girato l’Italia in veste di musicista di strada. Cosa ti ha spinto a farlo?

Era da poco uscito l’album autoprodotto “La mia depressione”. Il Super Social

Tour è nato anche per promuovere le canzoni di quell’album cantandole tra la gente. Poi era da tanto che avevo in mente un progetto simile, è stato entusiasmante!

Hai vissuto in diverse città. Qual è, però, il posto che veramente senti tuo?

Milano. In particolare Affori, il quartiere in cui vivo. Mi ricorda un po’ Palomonte, grazie al parco Nord a pochi passi non mi sembra di vivere in città. Milano poi mi ha accolto molto bene. In poco tempo sono riuscito a suonare in posti in cui sognavo di poterlo fare: il Magnolia, il Rocket, il Santeria, il Serraglio.

 

Parliamo invece delle tue produzioni più recenti. Prima che il 2020 ci lasciasse hai pubblicato tre singoli molto belli: “Università”, “Sigaretta” e “Le stelle”.

Parlando di “Università”, è una canzone che ruota sul modo goliardico di viverla. Perché nell’intro hai scelto di farci ascoltare un featuring di Maria Nazionale e Franco Ricciardi?

Mi fa piacere che tu abbia colto questa perla! Il brano “Università” é ambientato a Napoli. Volevo avere un po’ di suoni della città partenopea così ho scritto in una storia su Instagram: “Se ora vi trovate a Napoli inviatemi un audio con quello che si sente fuori dal balcone”. Nicole, che neanche a farlo di proposito è una studentessa universitaria, ha accettato.

 

Riguardo l’Università vera, invece, tu non l’hai frequentata. È un rimpianto?

No, è stata una scelta giusta per quel momento e non me ne pento. Ma ogni tanto ci penso a come sarebbe stato frequentarla, probabilmente non sarebbe mai esistito “Il Conte Biagio”.

 

Dopo “Università”, hai rilasciato “Sigaretta”, che tra i tre brani è il mio preferito. Un dialogo tra te e una ragazza che pare conosca tutte le verità assolute sulla tua vita. Oltre la base per il concepimento di questa traccia, cosa ti ha lasciato quell’incontro?

Che vuoi o non vuoi tutto torna. Puoi scappare da una vita non tua a 1000 km da casa, ma troverai sempre chi solo guardandoti negli occhi può capirla per davvero.

Infine, abbiamo le “Le stelle”. L’hai scritta tre anni fa. Come mai l’hai pubblicata solo ora?

Gli mancava una strofa, non ero pronto. Negli ultimi anni è cambiato il mio modo di scrivere. Ora giro meno intorno e parlo di cose realmente vissute.

 

Mi permetto di citarla: “Un altro anno va via, dove vai tu?”

Quali sono i tuoi progetti? Hai qualche altra follia in serbo?

Si, continuare a sognare di fare musica anche nel 2021. Può essere considerata follia?

 

 

Sognare non lo è mai. Dopotutto, senza sogni davvero rimarremmo immobili. Non sarà forse questa la risposta al mio dilemma? Sognare più forte?