The Niro, nome d’arte di Davide Combusti, è quello che io amo definire un artista caleidoscopio.

Nato a Roma, The Niro è un cantautore e polistrumentista, la cui musica miscela blues, folk ed indie.

Oltre che alla composizione della sua musica, The Niro si è cimentato anche come autore scrivendo ‘Medusa’ per Malika Ayane e ‘Sogno d’estate’ per Nathalie. Ha avuto inoltre diverse esperienze nella cinematografia firmando colonne sonore per varie produzioni in Italia e all’estero.

Classe 1978, The Niro ha già all’attivo ben 5 album di cui tre prodotti dalla Universal: il primo del 2008 intitolato proprio “The Niro”, il cui artwork porta la firma dell’artista newyorkese Mark Kostabi, già autore di cover per i Guns’n’Roses e per i Ramones; il secondo del 2010  “Best wishes”; e il terzo del 2014 “1969” che è tra l’altro l’unico dei suoi album ad essere cantato in italiano.

Nel 2012 invece ha pubblicato “The Ship”  per l’etichetta Viceversa Records, edito in tiratura limitata, che fu registrato in tre giorni negli studi catanesi di Cesare Basile e distribuito da EMI in formato LP.

L’ultimo album del 2019 è “The Complete Jeff Buckley and Gary Lucas Songbook” per Esordisco.

Le esperienze oltreoceano

La sua carriera è molto densa. Oltre che in Italia The Niro si è esibito in Europa e negli Stati Uniti.

Proprio in seguito ad un tour negli States  fu chiamato a partecipare al tributo mondiale in onore di Elliot Smith, organizzato dalla Radio dell’Università di Boston.

In seguito fu scelto da Chris Hufford, manager dei Radiohead, per cantare nel progetto Anti Atlas, gruppo di Hufford e del musicista, di derivazione classica, Ned Bigham.

La sua intensa attività live lo ha portato a dividere il palco con molti nomi illustri della musica nostrana ed internazionale, da Carmen Consoli a Isobel Campbell,  da Jonsi, voce dei Sigur Ros ai Kings of Convenience, da Amy Winehouse ai Deep Purple, solo per citarne alcuni.

Le greatest hits

E quando gli chiedo tre greatest hits della sua carriera artistica, mi risponde, senza alcun dubbio : “l’ apertura al concerto dei Deep Purple nel 2006, della Winehouse nel 2007 e il quarantennale di Woodstock allo stadio di Livorno nel 2009”.

Come mi racconta non ha riscontrato sostanziali differenze almeno per quanto concerne il  pubblico tra l’Italia e l’estero: “ho suonato in Paesi in cui ho trovato  pubblico estremamente silenzioso e anche rumoroso a seconda dei contesti”.

The Niro è in realtà figlio d’arte. Suo padre Giordano Combusti, iniziò a suonare la batteria da adolescente e con i ragazzi del cortile fondò una band “I centauri”.

È stato proprio suo padre a trasmettergli l’amore per la musica.Prima ancora che lui nascesse comprò e montò nella sua cameretta una batteria, che è quella che The Niro suona ancora.

Davide quindi ha respirato musica sin da piccolissimo.

Gli chiedo se condivide il pensiero del grande Ezio Bosso, il quale si stupiva dell’assurdità di non favorire  l’insegnamento della musica ai bambini già dalla scuola di infanzia.

The Niro si dice molto più che d’accordo: “tra l’altro fino ai tre anni di vita, con un po’ di esercizio, c’è la possibilità di mantenere l’orecchio assoluto, prerogativa di ogni essere umano alla nascita”.

Per i non addetti ai lavori, l’orecchio assoluto è la straordinaria capacità di alcune persone di riconoscere o riprodurre la frequenza di una nota senza un diapason o alcun tipo di riferimento.

Dopo la batteria, Davide si è dedicato prima alla chitarra e successivamente al basso salvo poi impugnare un microfono: insomma una band completa in un solo uomo.

Gli chiedo se c’è stato un momento preciso in cui ha capito che la musica, oltre che la sua più grande passione, sarebbe stata la sua strada: “durante un concerto agli Ex magazzini, un locale di Roma che ora non c’è più. Ciò che accadde quella sera mi fece capire che la musica sarebbe stata la mia vita”.

Prima di approdare al cantautorato, Davide faceva parte di una band e proprio da questa esperienza deriva il suo affascinante nome d’arte, dalla chiara eco cinematografica.

“inizialmente era stato scelto per la band che rimase in piedi per un paio d’anni; quando il gruppo si sciolse il nome d’arte mi restò addosso e decisi di tenerlo anche per il percorso cantautoriale”.

 Gli chiedo anche qual è la prima sensazione che prova quando trova il primo accordo di una canzone o la prima parola di un testo:

Dipende dal momento: la ricerca è più emotiva, probabilmente il più delle volte non sono stato particolarmente felice nella scrittura dei brani, ma certamente lo sono sempre stato quando ho trovato l’ultimo accordo”.

Sanremo e il Primo Maggio

 

The Niro ha preso parte ai due eventi must della musica e del costume italiano: il Concerto del Primo Maggio nel 2008 e il Festival di Sanremo, al quale prese parte fra le Nuove Proposte nel 2013 con il brano 1969.

 

“Sanremo è stata una gita fuori porta divertentissima fino a quando, la sera prima della prima esibizione, non mi venne un febbrone da cavallo. Il Primo Maggio a Roma fu bellissimo, suonammo davanti a quasi un milione di persone, c’era una bellissima atmosfera.

Forse il ricordo più bello però è legato al Primo Maggio a Taranto: quell’edizione fu indimenticabile”.

“The Complete Jeff Buckley and Gary Lucas Songbook”

Il suo ultimo progetto “The Complete Jeff Buckley and Gary Lucas Songbook” vede la sua collaborazione con il chitarrista Gary Lucas. Si tratta di un disco con 5 inediti di Jeff Buckley, da lui scritti proprio insieme a Lucas. The Niro ha avuto l’onore di dare voce a Buckley.

Nell’agosto del 2018 fui contattato da Gary Lucas che mi disse che aveva alcuni brani inediti scritti con Jeff Buckley da farmi cantare: pensavo volesse portarli semplicemente in tour, ma quando mi parlò di realizzare un album in cui racchiudere tutti i brani scritti con Buckley mi sentii particolarmente onorato.

Chiamai il mio amico Francesco Arpino che si occupò della produzione artistica (insieme a me), degli arrangiamenti e delle registrazioni, il quale coinvolse il discografico Pierre Ruiz di Esordisco che si occupò della produzione esecutiva.

A dicembre dello stesso anno Gary sbarcò a Roma e registrammo l’album che uscì il 4 ottobre dell’anno successivo in Italia, e a novembre nel resto del mondo”.

La musica post lockdown

Gli chiedo quindi se è d’accordo con le linee guida delineate per la ripresa dei concerti in seguito al lockdown.

Mi dice di trovarsi d’accordo anche con la scelta di molti artisti di fare concerti in streaming a pagamento, rispetto alle linee guida per la ripartenza del mondo musicale, però, si mostra meno convinto: “Credo che possano essere attuabili per concerti medio-piccoli; certamente i grandi concerti ripartiranno dal prossimo anno. Una volta trovato il vaccino credo che tutto tornerà come prima, nel bene e nel male”.

 Ultima domanda di rito.

Se ti dicessi, parafrasando qualcuno, ‘Musica è..’ come continueresti la frase?

“Respirare”.

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