Nero Nelson è uno dei personaggi più interessanti della scena artistica italiana, testimone ed espressione di quella rinascita della cultura napoletana, una sorta di  nouvelle vogue patenopea, ricca di fermento e creatività.

Compositore, cantante, attore, vincitore di ben due David di Donatello, Nero Nelson è un uomo e un artista eclettico.

Lo contatto per un’intervista e la prima cosa che gli chiedo è qual è l’origine del suo particolare nome:

Nelson è il mio nome anagrafico. Il nome completo è Alessandro Nelson Garofalo. I miei genitori vivevano negli Stati Uniti (mio padre sarebbe rimasto lì fino all’ultimo giorno) e un suo amico, il filosofo Nelson Goodman, era una persona che ammirava particolarmente. Decise di chiamarmi allo stesso modo.

In Italia mia madre ci aggiunse Alessandro perché il parroco di Largo Sermoneta, dove poi sono nato, le disse che non sarebbe stato possibile battezzarmi con un nome di un “non santo”.  Era il nome del mio padrino, Alessandro Cimmino, che in quegli anni si prese cura di me e a cui sarò sempre grato.

Nero è un soprannome che mi affibbiarono gli amici di sempre, ed in particolare venne fuori al mio amico Peppe Geppino Femiano, che notò una straordinaria  somiglianza tra me e il protagonista del film “Strange Days”, Ralph Fieness, il cui personaggio si chiamava Lanny Nero”.

 Come nasce una canzone: prima il testo o la musica? (Sembra sempre uno di quegli interrogativi epici tipo l’uovo e la gallina):

Questa può sembrare una domanda molto semplice e in realtà mette sempre in crisi. Per me non esiste un metodo unico.

E’ evidente che se mi hanno inviato una melodia chiedendomi di scriverci un testo (cosa che non ho mai amato fare e che amo sempre meno) mi dedicherò soltanto alle parole, ma se ho una chitarra per le mani non penso a cosa si dovrebbe scrivere prima.

Aggiungo cose da una parte e dall’altra senza pensare a regole matematiche.

Credo che per fare bene questa cosa sia necessario imparare le regole e prima di iniziare a creare dimenticarsele tutte in un solo momento.

Solo così si può arrivare a toccare uno stato viscerale. Altrimenti è puro commercio di idee fatto da mestieranti”.

 Per te la scrittura è una necessità, si avverte dalle tue canzoni ma anche dai tuoi post su Facebook, meravigliosi micro-racconti : quando hai iniziato a scrivere?

Tecnicamente ho iniziato a scrivere a 5 anni. Me lo insegnò una donna di nome suor Rosaria che però mi teneva bloccato il braccio sinistro perché sono mancino e diceva che la mano sinistra è quella del diavolo. La ringrazio ancora perché così facendo ha acceso dentro di me il fiammifero della ribellione.

Tuttora scrivo con la sinistra ed ho una predilezione per il mancinismo. Artisticamente ho cominciato a scrivere alle medie perché molto timido e non riuscivo a trovare il coraggio di parlare.

Soprattutto con le ragazze. Avevo scritto un biglietto ad una ragazzina della classe precedente alla mia, ma poi l’ho tenuto per me. La ragazza non l’ha mai saputo ma oggi fa parte della mia vita. In qualche modo è come se le dovessi qualcosa.

Ogni volta che scrivo una canzone gliela invio fatta chitarra e voce, così come mi è uscita. A pensarci bene l’unica che non ha mai avuto è stata proprio la prima poesia che abbia scritto nella vita e che è dedicata a lei”.

 Qual è il momento della giornata più congeniale alla scrittura?

Io penso che la fase più congeniale sia la notte ma ogni volta che rileggo quello che ho scritto mi rendo conto che è una bugia che racconto a me stesso. Si scrive meglio in tarda mattinata. La bugia della notte è un alibi per restare sveglio fino a tardi”.

 

Quali differenze esistono tra lo scrivere una canzone per un disco e lo scrivere una canzone per un colonna sonora?

Quando scrivo per un disco posso raccontare tutto quello che voglio. La cosa da un grande senso di libertà ma allo stesso tempo può smarrire.

Quando scrivi le canzoni per i film il capo non sei più tu. Devi confrontarti in continuazione con i registi, gli sceneggiatori, i musicisti della colonna sonora e i produttori.

Mi piace fare entrambe le cose, anche perché ho avuto la fortuna di lavorare con persone che hanno una sensibilità molto simile alla mia”.

Sei un autore, un interprete, un attore, un barman nel locale che cogestisci e soprattutto sei un papà: come fai a far convivere le tue molteplici personalità?

Non sono certo che convivano benissimo, piuttosto si sopportano. Non mi piace la categorizzazione e soffro qualsiasi definizione. Mi piace tutto quello che faccio e a fasi intermittenti.

La difficoltà è riuscire a convincere gli altri che tu possa essere un cantautore, un attore ed anche uno scrittore. Il mondo ha bisogno di un codice per definirti, di uno scaffale dove metterti in vendita.

E’ rassicurante sapere dove possano trovarti. Io però sono un vestito un po’ scomodo e

stare fermo in uno scaffale è una cosa che non mi riesce proprio. E’ evidente che a scrivere canzoni abbia ottenuto risultati molto prestigiosi, ma anche se non sono diventato Sean Penn mi fa piacere che comincino a considerarmi anche come attore.

Mi piace molto proprio la parola: “attore”. Mi da l’idea di uno che agisce. Che non subisce passivamente. 

Recitare è una passione che ho scoperto tardi. Devo ringraziare tutte le meravigliose persone che lavorano ad “Un Posto al Sole” se questo è stato possibile. 

La prima a credere che la cosa  potesse accadere fu Ilenia Lazzarin (che interpreta Viola) che mi convinse a fare un provino. La ringrazio molto per questo. 

Qualche tempo più tardi, dopo un concerto fatto con Daniele e i ragazzi del Capitone, a cui aveva assistito Lidia Nucera del reparto casting, che a me piace definire “la mia fata turchina”, mi chiamarono per interpretare il ruolo di Sergio, il fonico della radio.

Ho iniziato come figurante speciale ed ora ho un contratto da attore. Penso sia una bella cosa. Ho recitato anche nel “Il ladro di Giorni” nel ruolo di me stesso insieme alla cantante Greta Zuccoli

Quando ci premiarono al Festival di Venezia voleva intervistarmi un esercito di giornalisti, io ero stanco morto e l’unico posto dove mi sarebbe piaciuto essere era il bancone del bar. Il bar è una passione che mi è nata durante il servizio militare, dove appunto mi occupavo della bouvette.

Quell’esperienza finì con un processo per diserzione a mio carico. Vinsi. Sono un precedente giuridico. Scrissi una canzone su quell’episodio che si chiama “Il caso Alessandro”. Un giorno vorrei pubblicarla.

Da quando ho iniziato a lavorare al Ladro di Giorni poi mi sono dedicato soprattutto a questo film.

Ha avuto un destino rocambolesco, come tutte le pellicole uscite una settimana prima della Pandemia, ma mi auguro con tutto il cuore che in televisione lo possano vedere milioni di spettatori, come merita questo meraviglioso film, scritto e diretto da un meraviglioso regista”.

 Ci racconti la tua collaborazione con i Manetti Bros?

I Manetti sono dei grandi artisti. Per un periodo ho avuto l’onore di potermi considerare un po’ il loro terzo fratello. Insieme ai miei producer D-Ross e Startuffo sono le persone a cui devo di più nella mia carriera. Per citare Paul “Gazza” Gascoigne, senza di loro avrei portato per sempre una carriola, come tutti gli altri somari”. 

 In ‘Ammore e malavita’ sei stato un po’ un factotum: ti andrebbe di raccontarci di questa esperienza?

Quando ho finito di lavorare alle canzoni i Manetti Bros mi hanno chiesto di lavorare in produzione perché non era ancora arrivato il tempo di salutarci ed io l’ho fatto, anche se a modo mio.

Una mattina Claudia Gerini mi disse: “Nelson, mi ha detto Marco che gli hai già sfondato due macchine, potresti andare un po’ più piano per favore?” 

E’ stata un’esperienza bellissima, anche se molto faticosa. D-Ross la definirebbe “una lava di sangue”. Una lava di cui mi sono innamorato, tuttavia”.

 Cosa si prova a vincere ben due David di Donatello?

“Una soddisfazione immensa. Ringrazio l’accademia del cinema italiano per avermi concesso l’onore di essere premiato due volte con un riconoscimento così prestigioso, come ringrazio il sindacato dei giornalisti cinematografici per avermi consegnato due nastri d’argento e il premio Pasinetti e la rivista Ciak per avermi premiato con il Ciak D’Oro.

La prima volta eravamo dei perfetti sconosciuti e nè io nè Franco, Sarah Tartuffo e D-Ross pensavamo che avremmo vinto. E’ stato come essere folgorati da un fulmine buono.

La seconda volta eravamo favoriti, Ammore e Malavita era candidato in 15 categorie. Credo sia stato un premio profondamente meritato”.

Com’è stato trovarsi faccia a faccia a Carlo Conti? E al presidente Mattarella?

Carlo Conti è bravissimo. Un fenomeno. Mi dispiace averlo un po’ “maltrattato”  quella sera. Il presidente Mattarella mi è molto simpatico. Mi ricorda uno zio che si chiama Gianni che da piccolo mi ha portato per le prime volte a vedere le partite del Napoli allo stadio. Napoli – Udinese 3-1 e Napoli – Inter 2-1. Ho sempre portato fortuna (tranne a chi non mi vuol bene.)”.

Nero Nelson con il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella

Hai collaborato anche con Giordano Corapi alla colonna sonora del film Il ladro di giorni, diretto dal napoletano Guido Lombardi, e interpretato da Riccardo Scamarcio: ci racconti di questa esperienza?

Con Giordano Corapi c’è stato da subito un rapporto di grande sintonia e rispetto reciproco. Sono fortunato perché ho lavorato sempre con grandi persone oltre che con grandi musicisti.

Mi è appena arrivata la notizia che siamo in nomination ai nastri d’argento 2020 per la canzone “Il ladro di giorni” scritta da me e composta da me e Giordano, cantata da me e Claudio Gnut. Benone, direi.

Devo ringraziare un sacco di persone per questo risultato. Guido Lombardi su tutti ma anche Carlo Di Gennaro, Michele Signore, Raffaele Giglio, Gianluca Capurro.

Nel rapporto tra padre e figlio io, anche se sono padre, finirò per identificarmi sempre con il figlio.

L’assenza paterna nei primi anni di vita diventa una colpa. Il bambino se ne colpevolizza e cercherà in tutti i modi un’assoluzione circondandosi di figure paterne.

Con Riccardo Scamarcio ci siamo divertiti. Abbiamo cantato tante canzoni. A mio parere è un attore di grande talento e gli auguro ogni bene possibile per la sua vita e la sua carriera. Augusto Zazzaro, che interpreta suo figlio, è destinato a fare grandi cose a mio parere”. 

Il Ladro di giorni parla della ricostruzione del rapporto tra un padre e un figlio e dell’incontro tra due mondi diversi: da padre come hai vissuto questa storia?

“Per me scrivere le canzoni di questo film è stato un lavoro di autoanalisi. Devo ringraziare Guido e Marco Gianfreda se hanno scritto una storia che in tanti modi è riuscita a mettermi allo specchio. Mi identifico con il figlio ma sono anche il padre.

Quando sei bambino e tuo padre non c’è a vedere come giochi a pallone vedi i tuoi compagni che trovano approvazione e tu ti guardi intorno e non trovi gli occhi di nessuno. Pensi di non meritartela.

Il gol che fai è di rabbia, non di gioia. Diventare padre mi ha fatto fare pace con queste cose anche se il senso di inadeguatezza resta lì, come un acufene, e sei costretto a conviverci”.

Sei anche autore della canzone originale del film Rosa, Pietra e Stella di Marcello Sannino, presentato al festival di Rotterdam:

Il film di Marcello Sannino è un altro film bellissimo. Mi ritengo fortunato ad essere entrato in contatto con tutto questo talento. Marcello è un maestro assoluto. E’ l’erede di Visconti.  

Le chiavi di casa” è una canzone in napoletano che le immagini di questa pellicola decadente mi hanno suggerito. Le attrici Ivana Lotito e Ludovica Nasti sono straordinarie. Di una bellezza e di una bravura disarmante. 

Fabrizio Rongione, attore belga strafamoso in patria, è un altro fuoriclasse. Io ci ho messo solo una canzoncina ma la colonna sonora di Riccardo Veno è da applausi”. 

 Sei anche un membro della ciurma di Capitan Capitone:

Beh, e’ stata una fase divertentissima della mia carriera. Ho imparato molto da Daniele Sepe, che e’ un gran musicista. Forse l’unico vero musicista di quel gruppo, a parte i meravigliosi ragazzi che suonavano mentre noi facevamo i coglioncioni. 

Con Gnut, Tartaglia, Sollo, Roberto Colella, Dario Sansone, Maurizio Capone, Gino Fastidio, O’Rom, Sara Sossia, Martina, ci vogliamo ancora molto bene e tutte queste persone, compresi i musicisti che hanno suonato nei due dischi a cui ho preso parte, saranno sempre un riferimento per me”. 

Come hai vissuto i giorni della quarantena?

Non ho ancora ben capito cosa sia successo. Temo che alcuni, prendendo spunto da un stato di emergenza reale, possano pensare di attuare strategie per trarne benefici personali in termini di potere e ricchezza.

Sta a noi vigilare su tanti aspetti e far si che questa cosa non accada.

Passo molto tempo a conversare su questi argomenti con Lucariello e Raiz. E’ bello avere persone così talentuose ed intelligenti a cui affidare le proprie opinioni senza aver paura di dire la verità ed essere giudicato per questo”.

Cosa pensi delle misure adottate rispetto al mondo della cultura?

 Io penso che un paese che pensa ai suoi artisti come persone che fanno divertire è un paese destinato a sparire dalle mappe geografiche. La cultura è l’arma più potente al mondo. Alla lunga si salveranno solo i popoli che leggono e capiscono quel che stanno leggendo”.

Sei anche un grande tifoso del Napoli. Pare che il coro ‘Un giorno all’improvviso’ sia ispirato ad una tua versione intimista de L’estate sta finendo dei Righeira: qual è stato il tuo allenatore preferito e quale vorresti alla guida della tua squadra? Idem: giocatore più amato e quello che vorresti il Napoli acquistasse; partita della vita/partita da dimenticare?

ll mio allenatore preferito è Zdeneck Zeman. Per me è il miglior allenatore della storia del calcio. Sulla panchina del Napoli al momento ci vedo bene Gattuso, ma se dovessero finire le condizioni per una sua permanenza mi piacerebbe che Marcelo Bielsa allenasse per una volta in Italia. Mi piace il 4-3-3 fatto in un certo modo.

Il mio calciatore preferito è stato Ezequiel Lavezzi. Trasmetteva un senso di guasconeria trascinante che incarnava alla perfezione la napoletanita’.

Mi piacerebbe che il Napoli acquistasse James Rodriguez, ma non succederà più. La partita più bella che abbia mai visto allo stadio è stata Inghilterra-Camerun del 1990.

Quarti di finale del campionato del mondo. La partita da dimenticare è stata Inter – Juventus 2-3 del 2018. Un illecito sportivo”.

Nero Nelson – L’estate sta finendo

 Quali sono i tuoi sogni e i tuoi progetti futuri?

I miei sogni sono sempre gli stessi: fare canzoni, ridere con mio figlio e bere birra o vino con gli amici. Passare le notti ed i giorni di festa con la mia Francesca. Mi sto dedicando ad un film nuovo in questo periodo ma non posso dire di più. Il mio lavoro non si limiterà solamente alla parte musicale”. 

 Scrittura, Musica,Cinema: se dovessi scegliere per ciascuna di queste tre espressioni una parola che esprima il senso che hanno per te?

“Come un giorno mi fece notare Marco Manetti il cinema è finzione, e quanto più sei bravo a fingere tanto più sarai efficace nel tuo lavoro.

La musica è il contrario, è verità, e potrai raggiungere il cuore di chi ti ascolta soltanto se sarai vero.

La scrittura è il processo di autoanalisi che può permetterti di far convivere in te finzione e verità. Sogno e vita”.

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