Si va profilando sempre più una lentissima ripresa delle nostre vite dopo la quarantena, fra incertezze e dubbi ancora molto forti.

È evidente che alcuni settori  avranno una ripresa più lenta rispetto ad altri, che alcuni lavori, anche un po’ più ‘unusual’, più dinamici, saranno costretti ancora per molto tempo ad una immobilità forzata. Uno dei settori maggiormente colpiti da questa situazione è sicuramente quello dello spettacolo e in particolare dello spettacolo dal vivo. Dal teatro alla musica, dalle feste di piazza ai grandi eventi, nazionali ed internazionali, tutto è fermo, bloccato, rimandato a data da destinarsi.

Le criticità da risolvere sembrano essere diverse. In primo luogo si tratta di un tipo di settore che vive di assembramenti, in cui la presenza del pubblico, della gente diventa essenziale ed è molto difficile pensare ad una strategia che permetta di rispettare la regola del distanziamento sociale, non solo per gli spettatori ma anche per gli stessi artisti sul palco. Inoltre lo spettacolo dal vivo è fatto di viaggi e tournée sul territorio nazionale e non, cosa che almeno nell’immediato risulta impossibile a causa delle restrizioni  di movimento, limitate ancora al solo ambito regionale.

Se inizialmente gli artisti si sono organizzati con dirette streaming sui social, anche per mantenere un certo contatto con il pubblico, è però vero che lo spettacolo dal vivo è per definizione stessa ‘live’. Senza contare poi che al di là degli attori e dei cantanti, uno spettacolo dal vivo coinvolge varie tipologie di operatori che si muovono dietro le quinte e che svolgono un ruolo essenziale per la buona riuscita delle perfomances.

Un settore davvero ampio, messo in ginocchio dalla crisi provocata dalla pandemia. Proprio di questa situazione ho discusso con Luigi Vertaglio.

 

Luigi Vertaglio con Jovanotti e Giuliano Sangiorgi dei Negramaro

Classe ’70, napoletano doc, Luigi Vertaglio è un band assistant che collabora ed ha collaborato con nomi importanti del panorama musicale italiano: dai Negrita a Jovanotti, da Noemi a Caparezza dai Negramaro ad Eugenio Bennato. E la prima cosa che gli ho chiesto è stata proprio quella di spiegare chi è il band assistant.

‘Il band assistant è il tuttofare, il ”wolf e risolvo problemi“, il parafulmine e il punching ball degli artisti. Guida la macchina, decide gli orari della giornata, dalla partenza, la mattina, a dove mangiare. Fa da filtro e anche un minimo di sicurezza (per quello che serve). È il corrispettivo del personal assistant per i cantanti solisti’.

Come mi racconta, Luigi ha iniziato questo lavoro per caso e anche abbastanza ‘tardi’ come età.

Luigi Vertaglio con Caparezza

Avevo circa 30 anni e lavoravo in un’azienda metalmeccanica che è stata travolta dalla crisi economica di inizi anni 2000. Stavo per trasferirmi al nord per continuare nel mio lavoro quando Massimo “Jrm” Jovine dei 99 Posse, che conoscevo per militanza comune, mi propose di restare, investendo tempo e volontà in una nuova agenzia di booking che stava creando insieme all’agente dei 99 Rosario Dello Iacovo. Attratto dalla vita sicuramente più stimolante rispetto a quella della fabbrica, decisi di provarci’.

 Dopo i moltissimi sacrifici dei primi periodi che, ci dice, a 30 anni sono comunque più difficili da accettare rispetto a quando sei ventenne”, Luigi oggi sente che questa è stata la scelta giusta e fortunata della sua vita. Insomma una di quelle occasioni del tutto inaspettate, da cogliere al volo e che finiscono per cambiarti l’esistenza.

 ‘Dal booking a scegliere di stare on the road il passo è stato molto veloce. Il primo con cui sono stato in tour a tempo pieno è stato Eugenio Bennato, artista che seguiva l’agenzia con cui lavoravo e di cui ero grande fan già da ragazzino’.

Certo il suo è un lavoro molto affascinante ma al contempo estremamente impegnativo, un lavoro di grande responsabilità, in cui c’è bisogno di assoluta dedizione, costante attenzione ad ogni dettaglio e capacità di far fronte ad ogni genere di situazione.

 ‘Sei a completa disposizione, tutto il giorno, di un gruppo di persone. In tour tempo per te stesso ne hai solo quando vai in stanza, spesso a notte fonda, sempre che non ci sia un’emergenza (che non manca quasi mai). Non hai orari, non conosci domenica, ferragosto o capodanno. Sei il braccio operativo di altri per tutto il tempo e spesso devi azzerare le tue abitudini e le esigenze. Naturalmente, ci sono tanti punti positivi a partire dal viaggio! Credo di potermi muovere facilmente nella maggior parte delle città italiane senza navigatore (a proposito, chi l’ha inventato mi ha semplificato del 50% il lavoro).

Ma soprattutto posso dire di aver visto la parte di mondo che ho visto principalmente grazie alla musica e al  mio lavoro: Palestina, Argentina, Libano, Canada, Giappone, Tunisia, gli States e  quasi tutti i paesi d’Europa’. 

E a Luigi, che ha fatto dell’ “on the road” il suo pane quotidiano, chiedo come è cambiata la sua vita in seguito alle restrizioni della quarantena.

Quando è scattata la chiusura di tutto, restavano tre date per finire il tour teatrale dei Negrita. Pensavamo di recuperare quelle date ad inizio aprile ed invece nulla di fatto. Io poi vivo in tour anche quando sono fermo: abito a Napoli, mio figlio vive a Roma con la madre e la mia attuale compagna vive ad Altamura, dove ho deciso di passare la quarantena. Quindi anche nei periodi di pausa, la mia vita è un continuo andare su e giù tra queste tre città nemmeno così vicine. È chiaro quindi che stare fermo da così tanto tempo sta mettendo a dura prova la mia sanità mentale (o quello che ne restava’).

Luigi Vertaglio e Paolo Bruni “Pau” dei Negrita

 Sembra proprio che ormai dovremo ridisegnare una nuova vita in base al criterio ante Covid-19 post Covid-19, e per alcuni ambiti risulta davvero difficile immaginare i possibili scenari. Per Luigi, infatti, la possibilità di ripresa del settore musica si profila ancora molto remota.

 ‘Dal punto di vista sociale molto dipende dal tempo che la scienza impiegherà a trovare una cura efficace o un vaccino. Fino ad allora sarà davvero una tragedia. Mi accorgo quando esco a fare la spesa che la gente si evita e si guarda con diffidenza. Chissà per quanto guarderemo l’altro come un pericolo. Dal punto di vista economico sarà, probabilmente, l’ennesimo colpo ad un sistema estremamente violento e non più sostenibile. Verranno fuori le macerie che il capitalismo ha prodotto. Temo che il mondo della musica riprenderà veramente solo quando ci sarà la possibilità, senza pericoli per il pubblico, di tornare a fare concerti. Molti artisti con cui ho lavorato e sono in contatto, hanno deciso di rimandare le imminenti uscite discografiche di un anno. Senza la possibilità di fare concerti non si ripartirà. Per il mio comparto sarà una tragedia’

Luigi Vertaglio e Noemi

Luigi è anche un grande appassionato di calcio, tifosissimo del Napoli, e ovviamente gli ho chiesto cosa ne pensasse rispetto alla ripresa del campionato. La sua posizione in merito è netta.

‘Sono assolutamente contrario. Non è giusto che in un Paese dove ancora oggi la mia compagna ,che fa il medico di continuità assistenziale lo debba fare senza nessuna protezione efficace se non le mascherine chirurgiche, si pensi a come fare decine di tamponi ai calciatori per far ripartire il carrozzone pallone. So bene che è un’industria ricchissima e potentissima, so bene il ruolo che ha il pallone come diversivo sociale, ma siamo sicuri che le partite a porte chiuse riusciranno a tenerci buoni e ipnotizzati davanti alla tv? Che il rigore non dato o il fuorigioco non segnalato ci faranno dimenticare le responsabilità di chi ha annientato la Sanità pubblica, finanziaria dopo finanziaria?’.

Domande più che legittime, e che è davvero difficile non condividere.

 Cercando poi di sdrammatizzare un po’ la conversazione, chiedo a Luigi quanto peso abbia la musica nella sua vita, al di là dell’aspetto lavorativo, e come crede sia cambiato il panorama musicale, italiano e non.

‘Non c’è ricordo o emozione che non abbia una canzone o una musica collegata. Quando la notte preoccupazioni o dispiaceri non ti lasciano dormire, come fai a rasserenarti se non mettendo quella canzone che ti fa tornare ad un momento sereno?’.

Rispetto ai cambiamenti della scena musicale, Luigi racconta di come in famiglia lo guardassero con gli occhi sbarrati quando ascoltava Vasco Rossi o i 99 Posse.

Adesso provo a restare impassibile e non dare giudizi se mio figlio ascolta trap. La musica troverà sempre un modo per comunicare e se adesso il messaggio che va per la maggiore è quello, è perché questa è la nostra società’. 

Un’ultima domanda mi sembrava davvero doverosa.

Da napoletano verace e appassionato, se ti dicessimo ‘Napule è’ come continueresti la frase?

 ‘Umanità’.

 

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