Fuori IMMAGINARI, il nuovo disco di Canarie, band di Paolo Mirabella e Andrea Pulcini. Nell’ultimo lavoro accanto ad Emanuele Triglia (Davide Shorty, Ainè) al basso e Francesco Aprili (Giorgio Poi) alla batteria hanno voluto rappresentare l’amore come un solletico universale, nelle vesti di noia, che combatte contro il tempo e contro i cambiamenti. Rifletto sul perché l’amore nei testi del nuovo cantautorato sia diventato sempre più impercettibile, difficile da decifrare, da scandire, da realizzare. Diventiamo tutti personaggi kafkiani a rincorrere il tempo, con toni molto meno cupi, con una serena accettazione del vortice cosmico che felicemente ci annienta: “A fissare tutto il giorno l’Universo per dissolverci in quella immensità”. (Universo – Immaginari) 

Sono un utente borderline tra il felice sound che fu e l’emergere di un nuovo ma mai troppo avanguardistico e sfrontato cantautorato. La serena ballata di “Brodo”, che insieme ad “Universo” apre la prima parte di un progetto che è iniziato ad aprile e che concluderà in autunno, accompagna il mio assistere all’arrivo di una primavera che fa fatica a giungere, a palesarsi. – Prendetela come una metafora esistenziale, fate un po’ come vi pare -. 

Ho voglia di contestualizzare il loro concetto di Isola, di Canarie. Ho voglia di spingere ancora oltre l’emotività delle mie percezioni. Non ci riuscirò, ma chiedo ausilio ai Canarie. Procedo!

Pensare Canarie come luogo perfetto dove denudarsi di tutto per riscoprire i propri sentimenti, è un qualcosa che ha principio nella letteratura. Basti pensare al componimento LIsola de Il Sentimento del Tempo di Ungaretti. Cosa porta un arcipelago, o meglio unisola, a diventare ritrovo metaforico di un profondo sentimentalismo? Cosa ha di più unisola? Cosa diventa nella letteratura, nellarte e a questo punto nella musica? 

Nel nostro immaginario larcipelago rappresenta un insieme di habitat con caratteristiche morfologiche e caratterialiaffini. Spesso queste isole facevano parte di un nucleo unico e solo quando lattrazione si è affievolita si sono allontanate in balia dellumore dei venti e delle maree. 

Per noi larcipelago è una metafora perfetta delle relazione umane e sentimentali, di cui ci interessa indagare principalmente il momento della frattura e della conseguente deriva emotiva. Anche dal punto di vista musicale far dialogare individui con sonorità, storie e generi diversi allinterno di una canzone, provoca dei cortocircuiti nuovi e inaspettati.

Cosa vi ha portato a scindere luscita dellalbum in due parti? Sarà Immaginari un viaggio emotivo che non si può concludere ora e con una sola uscita? 

Lidea era quella di realizzare un canzoniere liquido da poter diluire lungo un intero anno solare. Separare le portate di una cena immaginaria per degustarla attraverso tutte le stagioni. Immaginari è un viaggio prettamente emotivo, nato da un periodo dove gli unici tuffi possibili erano quelli dentro le pagine di un libro o il letto sonoro di una canzone. Eil tassello conclusivo di un discorso iniziato con Tristi Tropici, volto a indagare come gli oscuri oggetti del desiderio cambino con le stagioni, ma soprattutto i possibili finali delle nostre relazioni sentimentali o delle nostre vite.

Dato che la seconda parte ha un aspetto più autobiografico ci sembrava opportuno dividerli temporaneamente per qualche mese, per poi fonderli di nuovo dopo lestate. 

Tutto molto ermetico, tutto molto suggestivo, è come se la società di oggi non accettasse più le chiavi di interpretazione diretta. Cosa mi dite voi della prima parte del vostro album, cosa vuole esprimere? 

Così come la realtà è spesso indecifrabile anche i testi sono volutamente elusivi per adattarsi a una pluralità di significati e chiavi di lettura. Immaginari, Pt. 1 è un tuffo nellinconscio collettivo e individuale, dove il tempo e lo spazio sono fluidi come nei sogni e gli amori messi in scena sono vicini a tanti melodrammi cinematografici da noi amati. Ma prendendo spunto da una delle più famose didascalie a inizio film tutti i fatti narrati in questo disco sono puramente… immaginari”. 

Cosa ha insegnato il covid 19 alla musica? Tutti hanno hanno imparato qualcosa dal lockdown e lemergenza sanitaria. Come avete gestito voi da musicisti questa emergenza, come ha reagito la vostra musica?

Di sicuro ha insegnato il senso dellattesa e ne ha cambiato, speriamo in maniera non irreversibile, la fruizione.

Per quanto ci riguarda abbiamo approfittato della chiusura forzataper ampliare i nostri universi sonori e letterari e scrivere nuove canzoni affinando sempre più il linguaggio.

La nostra musica ne ha guadagnato in eterogeneità e ricchezza.


 

Questo articolo è sul magazine di Giugno. Leggi il BoOonzo Magazine #3!

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