“E poi ogni giorno scopro nuovi dischi bellissimi che non riesco ad approfondire perché ogni giorno spunta nuova gente seguita da un sacco di gente che ha fatto un nuovo disco bellissimo in cui ha qualcosa da dire e ha qualcosa da dire più di qualcun altro che aveva già qualcosa da dire più di qualcun altro ancora.”

Proprio vero, sta diventando sempre più difficile stare al passo con le nuove proposte in ambito musicale, rimanendo nel frattempo concentrati sugli habitué della scena e provare ad immergersi completamente nei dischi. Non si ha tempo, L’utente medio ogni giorno si sveglia Bianconiglio, e non è nemmeno del mestiere! E in tutto ciò c’è un paradosso perché la citazione iniziale è di un testo di una canzone (di N.A.I.P)!

Ma a proposito di scoprire dischi bellissimi, stamattina ho ascoltato “1982” di rOMA, artista ebolitano dedito all’alternative rock. Il suo nuovo progetto comprende otto pezzi. Gli spunti di riflessione sono tanti. Ne parliamo direttamente con lui. 

 

“1982” riprende la tua data di nascita. Cosa vuol dire? Indica un qualche tipo di rinascita?

Quando è nata la scrittura di questo disco mi trovavo ad un bivio, non scrivevo bene da un po’ e stavo iniziando una produzione troppo ragionata di brani nati quasi a tavolino. Poi quando hai l’opportunità di mandare a puttane tutto lo fai e ci riesci anche bene, l’ho fatto e mi sono rinchiuso ad aspettare che quel niente mi desse lo start per qualcosa che mi appartenesse sul serio. Mi serviva un titolo che si incollasse perfettamente a me e la mia data di nascita era perfetta per ricordarmi sempre chi sono e come voglio fare musica. Da lì in poi è stato facile, gli 8 brani son venuti da soli, senza effetti speciali, senza trucchi.

 

L’album si apre con “Luce”, il cui testo, correggimi se sbaglio, gira intorno a delle riflessioni su verità nascoste/scoperte. Immagino ci sia un aneddoto dietro ciò.

 

Questo automaticamente ci fa creare degli infiniti armadi dove sappiamo ben nascondere i resti dei nostri scheletri. Non ti racconto aneddoti specifici, ma parlando di relazioni c’è stato un periodo in cui era facile agire col buio dove non è necessario confessarsi e mettersi a nudo. Ma confondersi esclusivamente in uno scambio di corpi bastava e la notte, il buio appunto, aiutava e aiuta a restare defilati.

Questo automaticamente ci fa creare degli infiniti armadi dove sappiamo ben nascondere i resti dei nostri scheletri. Non ti racconto aneddoti specifici, ma parlando di relazioni c’è stato un periodo in cui era facile agire col buio dove non è necessario confessarsi e mettersi a nudo. Ma confondersi esclusivamente in uno scambio di corpi bastava e la notte, il buio appunto, aiutava e aiuta a restare defilati.

 

 

cDi cosa hai bisogno per “Splendere”?

Di un ottimo piatto di pasta e una bottiglia di rosso!

A parte i contorni in questo periodo è difficile dirlo, ma credo mi basterebbe un live con un po’ di amici e la possibilità di pogare e abbracciarci a fine concerto. Certo se la cosa fosse un vero mestiere potrei splendere per sempre!

 

In “Spine”, uno dei versi recita “[…] E c’era sempre una domanda e una risposta”. Relativamente a questo, emulando la filosofia marzulliana, se ti dicessi: “fatti una domanda e datti una risposta”, tu come replicheresti?

Che le domande sono troppe e le riposte scarseggiano. Ci passo e ci ho passato un bel po’ di notti, prima del sonno sacro, a ragionare come un coglione su cose anche futili tipo domani mattina me lo mangio un cornetto? Ma la realtà è che a volte è quasi da stimolo non sapere cosa succederà domani. Pensa che rottura di coglioni avere una vita inquadrata, sapere già cosa mangerai domani o se piove o c’è il sole. Ecco perché non guardo mai le previsioni del tempo, mi piace stupirmi.

“Spine” è una fotografia di qualche anno fa, di come ero, come agivo e non me ne dispiace anche perché quando ci penso mi parte un sorriso timido e quando riesco a ricordare alcuni odori, profumi è una cosa assai dolce.

 

“Piccoli momenti di lucidità”. In poche parole l’odio per l’abitudine, la routine e la fuga altrove per salvaguardarsi da questa. Ma nei momenti di lucidità non si tende a fare il contrario, ovvero a combattere le cose face to face?

Mi ha sempre spaventato l’idea di restare immobile, fermo sulle mie idee e dare un’immagine di me statica nel tempo soprattutto e ovviamente nelle relazioni. Forse anche per questo tendo a scappare. La lucidità nel quotidiano per me è spegnere il cellulare, ritagliarsi uno spazio meta-fisico dove esplodere e sfogare. L’evasione è quello che tutti cerchiamo è quello che ci alimenta e allora buttiamolo dentro sto carbone, lasciamoci incendiare.

 

Questa invece proprio non l’ho capita. Citando “Zanzare”, quali sono le “cose da salvare che due mani non possono tenere unite”?

La solitudine è un tema caldo in questo disco. Ne parlo perché mi piace pensare che da soli ci si possa ritrovare o riscoprire, e per uno come me che tende ad essere distruttivo nei rapporti risulta necessario ogni tanto resettarsi e contare i danni. Detto questo però, credo che i momenti migliori della vita siano quelli condivisi e allora quando accade, anche se risulta una rarità, è necessario goderne a pieno. Immagina le cose fatte a 4 mani, quanto si può contenere di più, quanto si riesce ad afferrare di più, quanto è più facile salvare quelle poche cose di buono che ci portiamo dietro e non gettarle nel cesso.

 

L’ultimo pezzo dell’album si intitola “Venere”, in un’altra track citi Marte. Sei un amante dell’astronomia o questi due pianeti simboleggiano qualcosa in particolare per te?

Astronomia? affascinante ma troppo complessa. Venere è una dipendenza ed è tutto quello per cui siamo vivi. Siamo dipendenti da quello che ci attrae, ognuno ha un suo concetto di bellezza ed è quello che ci muove. Il pigro ama la pigrizia, come al chitarrista toglietegli le sue chitarre è farà cose da pazzi. Su Marte poi porteremo tutto questo, ci arriveremo piano, ma un altro mondo è possibile.

 

Cosa verrà dopo “1982”?

Penso più a cosa verrà dopo il 2021! Spero di poter scrivere i brani più belli di sempre, ovviamente per me, di non dover mai scendere a compromessi infami, e di suonare, suonare, suonare. C’è in cantiere l’idea di un singolo inedito a fine anno ma è ancora troppo presto.

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