Stanotte non ho dormito, pensavo alle stelle.

Dove vivo io è difficile vederne tante ad occhio nudo, eppure sono lì: nane, giganti, supergiganti, rosse, gialle, blu. Sono lì e ci guardano, come noi guardiamo loro. Tutte diverse, tutte bellissime.

Esattamente come noi stelle di terra.

Anche noi persone siamo tutte diverse. Anche tra di noi ci sono nani e giganti, anche noi siamo di tanti colori diversi. Allora perchè non riusciamo a riconoscere anche noi come esseri bellissimi e a rispettarci, celebrarci come tali?

Come al solito, quando non riesco a darmi una risposta ascolto musica.

Dagli auricolari parte una dolce ninna nanna:

“Tengo n’ata storia da raccunta’ e ‘nu piezzo ‘e core, tengo duje minuti pe’ ce arriva’, senza fa’ rummore [..]”

Mi affaccio sul display del telefono. La canzone è Stella Nera, il cantante è Francesco di Bella, il leader dei 24 GRANA.

Un’idea balena in testa: forse lui ha le risposte alle mie domande!

La canzone finisce. La notte passa.

La chiacchierata avviene e questo è il riassunto:

 

La stella nera – dici – simboleggia una ricerca difficile. Tu cosa o chi stai cercando?

 

Io sono un songwriter e cerco canzoni, cerco storie da raccontare, a livello spirituale invece cerco risposte alle mie mille domande.

 

Nel ritornello canti: “nisciun m po’ capì”, “nessuno mi può capire”. C’è qualcosa che vorresti dire, o meglio, hai un consiglio che vorresti dare agli incompresi lì fuori?

 

Ci sono tante cose che voglio dire ma il modo migliore che conosco per farlo è attraverso la musica.

 

La tua canzone è diventata praticamente l’inno del progetto “Libere Tutte” dell’Arci Salerno. Come è nata la vostra collaborazione? E’ stata scritta appositamente o il vostro è stato un incontro “casuale”?

 

Con Angelo Cariello e con l’Arci di Salerno sono diversi anni che facciamo progetti insieme. La canzone non è stata scritta apposta ma a me è piaciuta l’idea di associarla a questa campagna.

 

Il progetto, con la campagna “sai di cosa si tratta?”, ruota intorno a una realtà importante che solo in Italia coinvolge dalle cinquanta alle settantamila donne. Ti va di parlarne ai nostri lettori?

 

Trovo veramente atroce la tratta e lo sfruttamento sessuale e spero che questa campagna contribuisca a sensibilizzare le persone rispetto a questo orribile crimine.

Il video è molto bello e rappresenta il dolore e la sofferenza di queste ragazze in maniera sincera e delicata. Spero che ci siano ancora tante iniziative così, perché c’è bisogno di accendere i riflettori su certe cose che si tende a tenere al buio.

 

Non è la prima volta che affronti da vicino un tema che riguarda gli immigrati. Qualche anno fa infatti ci cantavi del bambino Aziz. Nel video viviamo la sua cotta, forse la prima. Ma il testo scende più nel profondo con riferimenti a permessi di soggiorno, a dittature, guerre, alle difficoltà che vive quotidianamente. Come fa una persona che non ha vissuto queste cose in modo diretto sulla propria pelle a vestire così bene quei panni?

 

È il motivo per cui amo scrivere canzoni, imparare a raccontare storie al punto di saper emozionare le persone. È una questione di empatia, racconto le storie quando mi colpiscono particolarmente.

CONTINUA A LEGGERE SU BOOONZO.IT