A quanto pare avevo un’idea di Brunori Sas in concerto e in spettacolo forse non troppo coinvolgente, perché quello a cui ho avuto il piacere di assistere, lunedì 26 febbraio in occasione del tour “Brunori a teatro. Canzoni e monologhi sull’incertezza”, è uno spettacolo che coinvolge ma soprattutto che è capace di toccare le nostre profonde sensibilità.
Avere un’idea e ricredersi in seguito ad una dimostrazione pratica pare sia un atto nobile o comunque maturo, ma non perché io mi voglia investire di tale merito, ma perché probabilmente avevo impostato troppo presto i parametri delle mie aspettative. La presunta diffidenza e talvolta il vivere in disparte dell’autore calabrese mi avevano, di certo, ingannato.
Lo spettacolo in teatro di Dario Brunori assume, dunque, un valore diverso rispetto alla performance in concerto, ma non solo perché alle sue canzoni sono intervallati alcuni appassionanti monologhi, ma soprattutto per il suo modo di saper rendere partecipe, emotivamente parlando, la platea.
A questo punto si capisce perché, proprio nelle vesti di “showman” e conduttore, Rai 3 lo coinvolgerà in un programma televisivo dal titolo “Brunori Sa” a partire dal mese di marzo.
Uno spettacolo che alterna dunque momenti cantati a momenti di recitazione, di satira e di profonda ironia. Ed è proprio quest’ultima parte a dare, a mio avviso, quel tocco in più alla sua esibizione canora che percorre i brani del suo ultimo apprezzatissimo disco, “A casa tutto bene”, oltre ai più celebri pezzi del suo repertorio.
Infatti, conoscendo oramai le pregevoli doti del Brunori cantautore, (per intenderci il Forum del giornalismo musicale ha giudicato “A casa tutto bene” il migliore album del 2017), bisogna considerare quanto sia sorprendente la performance di Brunori intrattenitore. Un monologo che sviluppa con la giusta ironia e con la giusta passione diversi argomenti e diverse riflessioni umane che avevano come filo conduttore “l’incertezza” esistenziale. Dapprima tre sagome del suo volto, proiettate dalle luci sul sipario, che rappresentano rispettivamente “il suo intelletto”, “il suo sentimento” e “la sua pancia”, spiegano attraverso la sua voce e in chiave estremamente divertente il perché del suo tour.
L’autore calabrese tocca poi diversi aspetti e considerazioni umane. Non mancano dediche celebri alle sue canzoni come “La vita liquida”, che riprende inevitabilmente il concetto di “società liquida” del sociologo polacco Zygmunt Bauman e a cui lui associa Milano, una realtà che vive per il consumo e in cui tutto si trasforma in merce. Ancora menziona il suo brano “Lamezia-Milano”, che oltre a rappresentare la sua condizione di uomo a cavallo tra due luoghi, presenta una dedica al nipote Francesco, che a suo goliardico avviso è vittima “di un metodo pedagogico che è in bilico tra il metodo Montessori e il metodo Franzoni”.
Digressioni su sua madre e il suo modo di terrorizzarlo da ragazzino, una breve pungente ed immancabile battuta su Salvini e quasi alla conclusione, sempre tra un brano e l’altro, regala al silenzioso ed estasiato pubblico alcuni simbolici “momenti di quotidiana incertezza”, come cercare “google” su Google (sembra appunto che l’Italia detenga questo particolare primato) e essere ingaggiati dai Rai 3 dopo che si confessa pubblicamente quanto sia diventata noiosa questa rete.
Conclude lo spettacolo tra gli applausi di un gremito Teatro Augusteo (per la cronaca risultava esaurito già da qualche tempo) che riconosce a questo autore non solo il grandissimo valore della sua musica, ma il suo grandissimo valore di intrattenitore, showman, intellettuale e quasi sicuramente di uomo dotato di grande sensibilità di animo.
Ero andato per un concerto e mi sono ritrovato un uomo-artista con il suo cuore. Chapeau.