Questa non è una classifica! 10 cose che potremmo esserci persi in questi giorni. 10 cose su cui valga la pena soffermarsi. 10 brani usciti di recente che non compaiono tra i “suggeriti per te”. Questa è la terza playlist delle 10 cose che vale la pena ascoltare questa settimana.

#1 Yazmin Lacey – Morning Matters

Morning Matters è l’ultimo EP dell’artista inglese Yazmin Lacey in collaborazione con Moses Boyd, Femi Koleoso e Ife Ogunjobi degli Ezra Collective. Tanto basta a dedicargli molto più di un ascolto.

Yazmin dedica Morning Mattersa chiunque abbia lottato per alzarsi e uscire la mattina, a quelli che lavorano su sé stessi e cercano di migliorare la propria esistenza“.

Insomma, questo è il brano da ascoltare ogni mattina della cosiddetta Fase 2.

#2 Little Simz – one life, might live

Drop 6 è un EP registrato durante il lockdown e non mi riferisco solo all’aspetto temporale. 5 tracce cariche di fiducia anche se drasticamente realiste.

Little Simz racconta che la solitudine nel registrarle l’hanno spinta ad un periodo di sconforto nel pieno delle riprese, condizione che però l’ha spinta a trovare nuovi stimoli dal “cazzo, sono da sola…posso fare davvero a modo mio”. Le liriche di Little Simz si alternano tra il gelo e il calore, gli sbalzi di umore che ognuno di noi ha insomma provato durante il periodo di isolamento.

Drop 6 è insomma un documentario che racconterà ai posteri tutto quello che è accaduto alle nostre personalità in lockdown.

#3 Rhye – Beautiful

Beautiful è la celebrazione della bellezza del proprio partner con funzione più introspettiva che lusinghiera. In tempi bui, trovare la bellezza in sé e raccontarla senza per forza sedurre una persona.

La bellezza non è solo stimolo creativo per Mike Milosh (padre del progetto R&B Rhye), ma un suggerimento per tutti noi nel trovare in sé stessi la forza di tornare ad essere qualsiasi cosa avremmo voluto essere prima del lockdown dopo una riflessione personale, seppur forzata dal lockdown.

#4 Arlo Parks – Eugene

Eugene è il primo brano pre-lockdown di questa playlist delle 10 cose che vale la pena ascoltare questa settimana.

Arlo Parks sembrerebbe troppo giovane per essere accostata a talenti puri come Ms. Lauryn Hill, eppure è quello il mondo in cui si immerge l’ascoltatore. Ritmi R&B armoniosi figli degli anni ’90 e testi capaci di raccontare la storia di ognuno di noi pur essendo riferiti al vissuto dell’artista.

#5 Henry Green feat. Andreya Triana – Tide

Henry Green è un produttore di Bristol…e si sente. Andreya Triana è una cantautrice londinese…e si sente. Tide non è altro che una collaborazione perfetta, un brano che se fosse stato cantato o suonato da altre persone non gli assomiglierebbe neppure.

#6 Isobel Campbell – Ant Life

Isobel Campbell non è solo l’ex cantante dei Belle and Sebastian che per un periodo ha arricchito il suo curriculum di tre album in collaborazione con Mark Lanegan. 14 anni non sono pochi, eppure in questo tempo non abbiamo mai avuto la percezione del fatto che Isobel Campbell fosse un’artista inattiva.

Una pioniera per un intero genere cantautorale femminile da affiancare nell’immaginario collettivo a quello che fu Nico non solo per la parentesi con i Velvet Underground.

#7 Dirty Projectors – Overlord

Overlord è il primo brano dei Dirty Projectors in due anni. Non è una dimostrazione di cambiamento. Semplicemente un brano nuovo in linea con la propria produzione precedente.

Anche il sapere che le cose che ci riescono bene sono ancora lì vive è una consapevolezza importante per ripartire nei giorni della riapertura.

#8 Fenne Lily – Hypochondriac

Hypocondriac è il nuovo singolo di Fenne Lily e da subito la percezione è che l’autoproduzione On Hold di qualche anno fa sia un capitolo tanto riaperto quanto chiuso. Riaperto perché, in un solo colpo, Fenne Lily si riprende il proprio posto nel panorama indipendente. Chiuso perché i suoni sono molto più raffinati e ricercati rispetto al debut album.

Passare dalle autoproduzioni alle case discografiche non sempre significa rivoluzionarsi, a volte significa solo migliorarsi.

#9 Becca Mancari – Hunter

Il tono ecclesiastico nelle linee melodiche di Becca Mancari fanno ricordare vagamente St. Vincent. Con le dovute precauzioni, sia ben chiaro. Anche perché l’esperienza in chiesa per le due artiste ha avuto risvolti completamente diversi.

Hunter sembra quasi una risposta ai messaggi intimidatori da parte di un suo compagno di chiesa in riferimento al suo modo di vestirsi e agli argomenti dei suoi brani.

“Non mi rintraccerai mai/ non mi scoprirai mai”, ma il successo ottenuto dalla cantautrice di Nashville non può essere l’unica protezione contro le minacce ricevute. Ci aspettiamo un risvolto più grintoso nell’album di prossima uscita.

#10 Moses Sumney – Cut Me

La storia dell’album græ sembra anch’essa forzata dal lockdown. Ma l’isolamento personale dalla società di Moses Sumney ha un valore politico.

L’album è una ricerca di sfumature che stanno nel mezzo e Cut Me è un monito sul come imparare in maniera masochistica dagli errori brutalmente.

Farsi male a volte è l’unico modo per progredire e lasciarsi alle spalle qualcosa di nocivo. Anche da qui dobbiamo ripartire per la Fase 2.

 

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