Mille paraustielli di cucina napoletana. Leggende, storie, curiosità e fatterelli della gastronomia partenopea.

Natale è alle porte e la corsa ai regali “originali” o comunque diversi da quelli dell’anno precedente è sempre una grande impresa.

Ecco un consiglio per un ottimo omaggio ad appassionati di cucina, ma anche di storia, di etimologie e di “fattarielli”. In particolare quelli partenopei.

Parliamo del libro “Mille Paraustielli di cucina napoletana” di Amedeo Colella.
Un mix ben assemblato di aneddoti, leggende, storie, curiosità, fattarielli, oscenità ed etimologie di gastronomia napoletana.

Napoli è città d’arte, di cultura, di storia, di lingua.

Napoli è città d’arte, di cultura, di storia, di lingua. Tremila anni di contaminazioni, di stratificazioni; Napoli è come una sfogliatella riccia che conserva, sfoglia dopo sfoglia, le tracce di tutte le dominazioni che si sono succedute nel governo del mezzogiorno d’Italia.

Napoli è da secoli la capitale della culturale e gastronomica del mediterraneo, crocevia di contaminazioni culinarie provenienti dai quattro angoli del mondo.

Ogni piatto, ogni dolce, ogni ingrediente racchiude storie, leggende, fatterelli, racconti, aneddoti … insomma paraustielli.

Cosa sono i paraustielli?

Il paraustiello è un racconto, una giustificazione molto argomentata che si usa spesso a discolpa, anche se poi si tratta di improbabili scusanti: “Me staje purtanne tutti sti paraustielli inutili”.

Con la parola paraustielli si intendono anche le storie, i racconti esagerati, le iperboli verbali, i cerimoniali verbosi, i giri di parole, le metafore che inventano i napoletani per esprimere concetti semplici.

Anche la spiegazione etimologia della stessa parola paraustiello è ‘nu paraustiello.

Storie, racconti e “certissime leggende”.

Questo ed altre storie all’interno di questa raccolta che vede protagonisti anche i piatti napoletani, ognuno con la sua storia, la sua versione, la sua “certissima leggenda” da raccontare.

Perché un dolce napoletano si chiama zuppa inglese?

È più corretto dire cocomero, anguria o mellone ( si, ovviamente con due elle) ?

Perché la parigina e la francesina si chiamano cosi?
Perché a Napoli il pane è cafone?

Perché l’insalata è di rinforzo?

Quali sono le terminologie della cucina napoletana, le sue unità di misura?

Questo e tanto, ma tanto altro è raccontato in maniera minuziosa, irriverente e approfondita da Amedeo Colella, storico umorista napoletano che dopo 24 anni di centro universitario di ricerca, a 50 anni ha svuotato i cassetti e ha provato a vivere di cultura, di scrittura, di bellezza ( quella di Napoli ).

Un libro che vi aprirà a “sbalorditive rivelazioni” come ad esempio che i famosi Loaker o comunque i biscotti wafer sono in realtà napoletani: Neapolitaner Waffel.

Consigliatissimo come regalo di Natale.

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