L’ape é a rischio d’estinzione.

Questo potrebbe sollevare l’animo di molti fobici, ma la perdita di questo esserino potrebbe costarci molto cara: effettivamente, insieme al miele, verrebbero a mancare non solo diverse specie di insetto (fanno parte della stessa famiglia anche le vespe, i calabroni, i bombi e molti altri animalucci ronzanti) ma anche svariati frutti e verdure. 

Questo perché, come ben sappiamo, l’ape girando di fiore in fiore alla ricerca di nettare si riempie di polline che sparge di qua e di là nei suoi lunghi tragitti. Quest’ultimo poi, incontrandosi con i gameti delle altre piante, dà vita a nuovi vegetali.

Senza tutto questo processo, inizierebbero ad estinguersi anche gli erbivori che sono a loro volta di sostentamento ai carnivori. 

E allora quanto tempo ci vorrebbe prima che succeda anche all’uomo? Si dice che Albert Einstein, al suo tempo, ipotizzó che ció sarebbe potuto accadere nel giro di soli 4 anni. 

La causa di questo disastro é da ricercare in diversi fattori. I maggiori sono: il riscaldamento globale, il quale scombussola i ritmi vitali di questo insetto, i pesticidi usati in agricoltura e il cambiamento climatico che favorisce la diffusione dei parassiti distruttori di alveari. 

Per fortuna esistono gli apicoltori che con l’ingrandirsi delle città, non si sono scoraggiati e sono riusciti a portare i loro allevamenti anche in contesti urbani. 

Qui da noi in italia un primo progetto di questo tipo si é visto a Torino agli inizi del 1900 grazie a un sacerdote, tale Don Giacomo Angeleri, che con la sua piccola iniziativa ha fatto sí che ad oggi in quella stessa città si possano contare piú di 20 apiari, senza contare l’influenza che ha ottenuto in lungo e largo lo stivale.

Infatti, col tempo, l’apicoltura urbana si é espansa di tanto sul nostro territorio e ha toccato diverse città quali per esempio: Milano, Roma, Cremona, Napoli, Palermo, Cesena, Reggio Emilia, Segrate, Bolzano e Potenza. 

Miele urbano. Le api in terrazzo grazie a B-Box

Attualmente ci sono anche molte start-up che supportano questi allevamenti, una di queste é Beeing, divenuta famosa per le sue trovate ingegnose come B-secure: un vero e proprio antifurto per arnie. 

E a proposito di arnie, ne sono riusciti a inventare una versione adattabile a un piccolo giardino, a un balcone o a un tetto: la B-Box. Un rifugio dalle pareti trasparenti che permette a grandi e piccini di osservare le api al lavoro e di riuscire a estrarre il frutto del loro operato senza recare disturbo e senza la paura quindi di essere punti.

Il fulcro di questa casetta è un sistema di costruzione che separa l’alloggio delle api dalla zona in cui viene depositato il miele, che puó essere quindi raccolto addirittura senza l’utilizzo di maschera o guanti. 

Cosí facendo chissà, magari in futuro le api prenderanno il posto dei cani e dei gatti nelle case, saranno considerate davvero per quelle che sono: il migliore amico dell’uomo.

Continua a leggere su BoOonzo.it