Si è da poco conclusa la prima edizione di Venice Cocktail Week, un’intensa settimana di incontri e condivisione nei migliori 26 cocktail bar di Venezia

Il format Cocktail Week, nato a Londra nel 2008, è stato portato in Italia nel 2016 da Paola Mencarelli, esperta di mixology e firma di Gambero Rosso, quando ha deciso di organizzare nella sua Firenze la prima edizione di Florence Cocktail Week. Visto il successo della kermesse a Firenze e in Toscana, Aman Venice ha chiesto alla stessa Mencarelli di esportare il format a Venezia, per organizzare anche nella Serenissima la prima kermesse dedicata alla mixology.

Una rassegna caratterizzata da masterclass, night shift e serate a tema con guest di fama internazionale, ma anche da iniziative culturali e attività ricreative per avvicinare il grande pubblico alla scoperta di un’altra Venezia.

Com’è andata la prima edizione di Venice Cocktail Week?

È andata molto bene. Un successo per la città che ha avuto riscontro anche da parte delle istituzioni. A Venezia non era mai stata realizzata una manifestazione simile. Un format completamente nuovo qui, che ha permesso a tantissime realtà di mettersi in vetrina. 

Com’è partita l’idea di portare la Cocktail Week da Firenze a Venezia?

Siamo stati contattati da Aman Venice, emblema dell’hotellerie di lusso su Canal Grande, per realizzare una manifestazione che contribuisse a dare lustro all’offerta legata al mondo della mixology della Serenissima, che coinvolgesse tutta la città e che potesse contribuire a promuovere un turismo della miscelazione qualificato, come già accade in altre città del mondo.

Una richiesta che va di pari passo con quella che sembra essere una tendenza generale, una nuova consapevolezza da parte degli utenti.

Assolutamente si. In tanti settori dell’ospitalità si sta assistendo alla crescita di un pubblico sempre più consapevole ed esigente e, così come accaduto ad esempio nel mondo della cucina e della ristorazione, questo processo sta accadendo anche nel settore della mixology.

Lo stesso ragionamento si può fare anche per i cocktail bar?

Da diversi anni ormai assistiamo ad una tendenza che, anche grazie a manifestazioni come la nostra, è diventata più un vero movimento generale, almeno a livello internazionale. 

E in Italia?

In Italia, forse, questo movimento è arrivato con un po’ di ritardo. Fortunatamente adesso è abbastanza diffuso, il bere bene non è più un argomento sconosciuto. Tutti noi, dalla stampa ai bartender fino alla clientela, ci stiamo letteralmente educando.

Tutto questo basta?

C’è ancora tanto da fare, ovviamente. Il format Cocktail Week è presente in tante altre città d’Italia; l’auspicio è che ne nascano altre, in modo che il livello di cultura in questo specifico settore possa crescere in maniera esponenziale.

Un movimento che sembra prendere piede anche in provincia, non solo nelle grandi città.

Vero. Ad esempio in Toscana, dal 2019, abbiamo organizzato Tuscany Cocktail Week, che ha coinvolto nell’ultima edizione ben 70 cocktail bar delle 10 province.

È stato sempre così?

No. Il primo anno non è stata compresa la nostra idea ma l’edizione 2021 è servita per far emergere tantissime realtà fino ad oggi sconosciute. Realtà che lavorano tanto e bene, ma che stentano a essere riconosciute al pari di quelle del capoluogo. Il nostro è stato un vero e proprio lavoro di scouting, puntando i riflettori sulle realtà più meritevoli.

E alla qualità della provincia quanto sono interessati i grandi marchi?

Si interessano se sono sensibilizzati. Alla prima edizione di Tuscany Cocktail Week pensavano che solo Firenze fosse la vetrina importate. Ci siamo impegnati in questi anni per fare in modo che alla terza edizione arrivasse il risultato sperato, e quest’anno possiamo dirci soddisfatti.

Al Sud quanto è diffuso questo movimento?

Molto. Esistono tante realtà di spessore in Campania, in Puglia, in Sicilia.

Quindi presto potremmo vedere una Cocktail Week anche al Sud?

La Cocktail Week può essere organizzata ovunque ci sia un numero congruo di realtà interessanti, l’importante è riuscire a coinvolgere non solo i cocktail bar ma la città intera. Per mettere in piedi Venice Cocktail Week mi sono trasferita in laguna; in un anno ho cercato di conoscerne più aspetti possibile e mi sono insinuata nel tessuto sociale, in modo da adattare al meglio il nostro format.

Magari in Campania?

Io spero che qualcuno di buona volontà anche a Napoli o in generale in Campania possa organizzare una Cocktail Week, anche a prescindere da noi. A me basta anche solo sapere di aver contributo con il mio lavoro alla diffusione di un movimento che possa portare l’Italia della miscelazione ad un sempre maggiore riconoscimento a livello internazionale, senza mai dimenticare un importante messaggio: quello del bere di qualità e in maniera responsabile.

CONTINUA A LEGGERE SU BOOONZO.IT