Dalla musica alla cucina. Il Pub Zena si trasforma e diventa Piccola Osteria.

Brunori Sas, Fabrizio Bosso, Roberto Angelini, Lo Stato Sociale, Niccolò Fabi, Ermal Meta, Lorenzo Kruger, Francesco Di Bella.

Sono solo alcuni dei musicisti che, ancora non estremamente noti al grande pubblico, hanno fatto la storia del Pub Zena.

Era il 4 agosto 2007 quando a Campagna, in provincia di Salerno, apriva i battenti uno dei locali che in 10 anni è diventato vero riferimento del mondo musicale.

“Sono tanti gli artisti passati da qui” – racconta Pasquale Marzullo, titolare dello Zena – “Li ricordo tutti, non solo per la loro bravura artistica ma anche e soprattutto per il lato umano”.

Ed è proprio questo aspetto che ha reso lo Zena un vero riferimento per gli amanti della buona musica. Alzi la mano chi, in provincia di Salerno e non, appassionato di musica non è mai stato a Piazza Palatucci, a Campagna.

“Sono del Quadrivio di Campagna”– dice Pasquale – “ e vengo da oltre il palo 101, per chi è della zona sa che segna un confine. Mia moglie però è di Campagna centro storico e quando ti innamori di una persona, ti innamori follemente anche di tutto ciò che la circonda”.

Questo uno dei motivi forti che ha spinto Pasquale ad aprire proprio lì, a Campagna e nel suo affascinante centro storico.

“Dopo due giorni dall’apertura mi ritrovo ospite già Mario Biondi, questo grazie al Chiena Jazz Festival alla sua terza edizione. Nasceva come locale jazz poi dopo trasformatosi in palcoscenico aperto alla musica in generale, soprattutto quella inedita”.

Soprattutto quella di qualità aggiungiamo noi. Perché oltre ai nomi che ben conosciamo citati prima, ne sono passati davvero tanti. Pasquale ricorda con affetto Daniele Celona, Bianco, Alessandro Raina degli Amorfù autore anche di tanti testi di Malika Ayane e della colonna sonora di Romanzo Criminale, la serie.

Il vero valore aggiunto è il rapporto umano

Sembrerebbe diventato famoso lo Zena grazie alla caratura degli artisti che ha ospitato, ma riflettendoci bene non è affatto così.

“Per i cachet che ci potevamo permettere non potevamo di certo ospitare artisti già affermati, viaggiavano tutti ancora nell’underground. Ci ha aiutato molto il periodo storico poiché erano pochi i locali che facevano musica inedita all’epoca e soprattutto il rapporto umano con gli artisti che, non lo nascondo, alle volte si sono esibiti con cachet davvero ridimensionati”.

Il primo vero live è con GNUT quando ancora suonava in formazione, con tutta la band e da lì poi a seguire perdiamo davvero il conto di tutti i concerti organizzati.

“Il Pub Zena è un posto che è diventato quello che era grazie alle persone, al loro supporto, alla loro amicizia e alla loro professionalità. Dovrei ringraziare davvero tante persone, una su tutte Roberto Forlano – promoter ebolitano -, è grazie a lui se abbiamo chiuso il 75% degli artisti che si sono esibiti qui. Sono stati anni davvero indimenticabili”.

Ad un tratto qualcosa cambia.

Una croce di San Giorgio, liberata dalla sua parte verticale, di colore rosso, è il simbolo da sempre dello Zena. Una retta che tende all’infinito.

“Dissi a mia moglie Gerardina, che nel giorno in cui tornando nel locale avrei visto quella linea rossa non della stessa intensità, sbiadita, ma non per colore reale ma solo per percezione, allora qualcosa doveva cambiare.”

Era l’estate del 2017. Pasquale viene chiamato da un suo contatto di Roma che gli propone una giovane  che “spaccava”. Si chiama Gazzelle. Pasquale risponde di NO.

Scatta un nuovo meccanismo, dei dubbi concretizzati poi dal ritorno al locale.

Quella linea, una volta rosso fuoco, era diventata sbiadita.

Da Pub a Piccola Osteria Zena.

“Ho sempre voluto aprire un ristorante e quel momento fu la conferma che qualcosa doveva cambiare. Facemmo l’ultima estate musicale dello Zena, con tanti artisti. Era davvero una festa, ma io ero morto dentro perché sapevo che una storia durata 10 anni e che mi aveva cambiato la vita, stava per finire”.

Ce la ricordiamo e come quell’estate Pasquale, ci aspettavamo tutti l’annuncio della nuova programmazione invernale ma non accadde. Il Pub Zena stava per trasformare tutto, la bellezza musicale proposta si stava trasformando in quella culinaria, stava per diventare Piccola Osteria Zena.

<< Pascà pigliam ‘o lagnatur >>

“La mia passione per la cucina c’è sempre stata. Già quando era ancora Pub in tante situazioni mi divertivo a cucinare e a proporre assaggi. Tutto viene probabilmente da mia nonna, di origini giffonesi. Dalla sua dedizione alla cucina e al sacrificio. Ricorderò sempre i suoi fusilli completamente imperfetti nella forma ma dal sapore unico, per non parlare dei sughi. Ero al suo servizio: << Pascà pigliami questo, Pascà posa quest’altro. Pascà piglia ‘o lagnatur >>”.  

  • “Lagnaturo”, noto ai più come mattarello da cucina –

L’amore quindi per la cucina e la tradizione spinge Pasquale a rendere reale una sua attitudine.

“Il primo piatto che ho preparato e che ricorderò sempre perché mi sembrava il più buono del mondo era una sorta di pacchero alla siciliana. Forse non saprei nemmeno rifarlo oggi. Lo mangiammo a fine live con Fabrizio Bosso e Tommaso Scannapieco. E lì capii ancor di più che dovevo portare avanti il mio sogno”.

Inzia un pò come un agriturismo l’avventura della Piccola Osteria Zena. I primi servizi offrivano verdure e funghi grigliati, ragù semplici, braceria.

“Avevo tanta paura” ci confessa Pasquale “ e si vedeva anche nell’offerta. Ma non era quello che volevo. Volevo offrire una esperienza diversa, quella che provo ad offrire oggi dopo tre anni ed in continua evoluzione”.

Perdetevi nei piatti di Pasquale, nei mille antipasti gustosi e con una attenzione maniacale alla materia prima.

I piatti come una tela bianca che riconsegni colorata a fine servizio.

“A me piace pensare che la mia sia una cucina di colori nel piatto, ma non quelli che vedi all’inizio ma quelli che restano alla fine, dopo aver mangiato con le sfumature finali. La vedo un po’  come un’opera di Matisse”.

Si, Pasquale. In alcuni l’abbiamo vista l’arte di cui parli, in altri no perché ci abbiamo fatto la scarpetta tanto che erano buoni.

Ma scarpetta a parte, l’idea è quella di offrire al cliente una tela bianca da riconsegnare colorata, ovviamente fornendoti i colori. Ed anche i sapori aggiungiamo noi.

“Quando voglio realizzare un piatto parto sicuramente dal prodotto, considerando ovviamente quelli noti ( vedi marchi IGP, DOP). Ma la vera genesi dei mie piatti nasce altrove, nasce nelle botteghe, dal fruttivendolo. La sensazione è quella di ritrovarti bambino in un negozio di giocattoli. Guardi i colori, senti gli odori, vedi i prodotti, te ne innamori e lì già nasce l’idea di ciò che vorrai realizzare”.

Il piatto che più ha nel cuore? Pasquale ce lo racconta.

“Oltre al ragù , dove c’è un legame affettivo dal momento che me lo ha insegnato mia zia venuta poi a mancare.
Sono follemente innamorato della nostra ciambotta, rivisitata.”

Un tortino di zucchine, melanzane, patate e crema di peperone rosso in superficie, alle volte anche giallo. Si chiama “Eclissi” perché realizzato in una notte di eclissi lunare.

Avrebbe pure vinto un premio Slow Food, da ritirare il 3 aprile 2020 al Senato. Ma il Covid purtroppo ha bloccato l’evento.

 

Ovviamente anche senza riconoscimenti ufficiali, la cucina di Pasquale e della sua Piccola Osteria Zena merita per colori, per gusto, per attenzione alla freschezza delle materie prime e anche per la parte economiche. Un’offerta davvero accessibile a tutti.

È stato bello ascoltare Pasquale, la sua storia dalla musica alla cucina, da Pub a Piccola Osteria.

Anche se alla fine della conversazione un piccolo colpo al cuore ci arriva ed arriva a chiunque abbia vissuto il locale negli ultimi 10 anni almeno.

Quando rivedremo la musica live allo Zena?

La risposta è secca, unica, sicura.

MAI PIÙ.

“C’è stato un tempo per la musica, ora è tempo di altro. Voglio dedicarmi alla mia cucina e farla crescere e cambiare sempre di più. Questo è il mio nuovo percorso, questo è uno dei miei sogni.”

Allora in bocca al lupo Pasquale, a te e alla Piccola Osteria Zena.

 

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