È la “rossa” per eccellenza. 

Tipica delle terre calabre, di Tropea per la precisione, fu però portata in Italia per la prima volta dai Fenici che a loro volta la “rubarono” all’Asia centro-occidentale.

Cipolla di Tropea che proprio di Tropea non è.

Che sia di Tropea, verità proprio non è. La zona storica di coltivazione è il territorio di Capo Vaticano e Ricadi. Il nome ha origine semplicemente dallo scalo ferroviario da cui le cipolle partivano, Tropea appunto.

Tutelata dal marchio IGP, viene raccolta da maggio a luglio ma la troviamo tutto l’anno fresca sottoforma di cipollotto oppure disidratata nella tradizionale treccia che spesso, con effetto scenografico appese ai muri e ai balconi, diventano veri souvenir della regione del sud.

Dolcezza, delicatezza, leggera piccantezza e alta digeribilità

La sua forma tonda e allungata, il suo colore purpureo all’esterno e le sfumature dal rosso al bianco al suo interno, caratterizzano la cipolla probabilmente tra le più dolci, delicate, leggermente piccante e ad alta digeribilità.

Queste le caratteristiche che la rendono unica ed ideale anche da mangiare cruda. Mio nonno ci buttava su un filo d’olio e un po’ di sale e giù di morsi come se fosse una mela succosa.

Ormai diffusa in tutta Italia, oltre confine ed oltre oceano, la cipolla di Tropea può essere preparata all’insalata, in zuppa, con paste o risotti, con carni, pesci fino alle marmellate ottime sui formaggi. In alcune ricette mantiene ferme le sue radici d’origine.

“Licurdia”, la tipica zuppa calabrese

È il caso della “Licurdia Calabrese”, una zuppa a base di cipolla, formaggio e pane tostato.

Sbucciate e tagliate insieme alle patate, finiscono in acqua salata per circa un’ora, a fuoco lento e con coperchio.

Per dare già una forza piccante al tutto ed onorare i calabresi nel modo giusto, calare durante la cottura un gran peperoncino e lasciare insaporire.

Il formaggio è il caciocavallo, rigorosamente silano che, insieme al pane precedentemente tostato in forno, è tagliato a cubetti e messo come base in una pirofila.

A coprire con cipolle e patate, che nel frattempo saranno cotte, anzi stracotte. 

Lasciar riposare qualche minuto per far sciogliere il formaggio e insaporire il pane.

Spolverata di pecorino grattugiato e per concludere peperoncino, tanto peperoncino.

Che sia cotta o cruda, la Cipolla di Tropea è di sicuro la più buona che ci sia.

E voi? Come preferite prepararla?

Per iniziare potreste fare come mio nonno, a crudo, con un filo d’olio e un pizzico di sale.

Mi raccomando però, non programmate subito dopo un incontro romantico tête-à-tête. Il Lui o la Lei di turno potrebbe cadere ai vostri piedi tutto d’un fiato, ma letteralmente.

Stagionalità ( da fresca ad essiccata)

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