Pochi giorni fa Jago ha affidato la sua ultima creatura ad uno dei luoghi più turistici di Napoli, Piazza del Plebiscito.

Così un “vero e proprio” neonato scolpito nel marmo ha visto la luce tra i giochi cromatici impareggiabili di un’alba partenopea, nel grembo adottivo più accogliente che possa esistere. Una catena lo bloccherà per sempre al suolo, quasi a sottolineare la sua immobilità, il suo non poter crescere e spiccare il volo.

Una possibilità negata che ha anche un nome: “look down”, che tradotto in italiano sta per “guarda in basso”.

In realtà, l’artista ci nega la sua verità riguardo la scultura. Dice:<< non devo spiegare nulla. Ciascuno ci vede ciò che vuole.>>

Ma non è ciò che succede quando si guarda un’opera in generale? Tutti si sentono osservati sotto gli occhi attenti de La Gioconda, ma lo sguardo è sempre uno. Ed è rivolto solo ad un pubblico ristretto.

La curiosità è molta. Le chiavi di lettura e i punti di vista non si contano.

Quel bambino descrive lo stato d’animo dello stesso Jago? È lui a sentirsi incatenato in qualche modo? O è una critica a quei napoletani colpevoli di maltrattare Partenope, terra madre e, allo stesso tempo, figlia schiava della criminalità, bloccata nel suo status da tempo immemore? È possibile che l’artista sia spaventato da questa realtà, perciò non voglia fare chiarezza su ciò che si cela dietro “look down”?

Prima o poi, con ogni probabilità, Jago svelerà l’arcano. Non ci resta che aspettare e tenere accesa la fiamma della curiosità e della speranza. Nella freddezza del marmo si può nascondere molto più calore di quanto ci si possa immaginare.

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