Il bisogno di esprimersi fa parte del DNA dell’essere umano. Gli uomini primitivi dipingevano su pareti di roccia o all’interno delle caverne. Era questo un modo per farsi capire o anche per invocare gli dei per propiziarsi la caccia.

Kilroy was here

Ad esempio, si pensa che l’origine della street art sia da attribuire alla scritta ‘Kilroy was here’ che veniva accompagnata dal disegno di un pupazzo calvo che sbircia al di sopra di un muro. Questa scritta pare sia da attribuire ai soldati americani durante la seconda guerra mondiale.

Come movimento espressivo la street art nasce negli USA a Filadelfia nei tardi anni ’60. Nel decennio successivo i graffiti metropolitani si diffondono a New York, raggiungendo il culmine negli anni ’80 con l’avvento dello spray, in particolare nel Bronx. Da qui la street art si poi è diffusa in tutto il mondo. Se inizialmente l’aerosol-art aveva strettamente una funzione di ribellione e denuncia e spesso e volentieri avveniva senza un’approvazione legale, con il tempo però si sono sviluppati anche altri aspetti legati a questa forma espressiva, arrivando oggi ad essere considerata anche come un modo per contribuire alla riqualificazione di molte aree degradate e luoghi invisibili delle nostre realtà.

Il mondo della street art sta prendendo sempre più piede nella vita urbana quotidiana. Ormai è superato quasi del tutto il pregiudizio dei “ragazzacci che si divertono ad imbrattare i muri”.

Nelle piccole realtà così come nelle grandi città, basta fare quattro passi per imbattersi in queste “nuove” forme d’arte, che spesso e volentieri sono veri e propri manifesti del nostro tempo.

Da Banksy a Miss Van, da Blu a Borondo, la street art sta finalmente dimostrando tutta la sua importanza e il suo valore culturale. Si parla di veri e propri maestri del genere, creatori di opere di grandi dimensioni e di fortissimo impatto visivo, che superano i confini di una dimensione unicamente “underground”, in cui troppo spesso la street art è stata relegata, portandola ed essere una forma d’arte vera e propria degna di mostre, workshop ed esposizioni in tutto il mondo.

Oggi uno dei rappresentanti più significativi della street art è l’italiano Francesco Camillo Giorgino, in arte Millo.

Millo – “You make my heart spin around” – Safi Marocco

Dalla Puglia, precisamente dal paesino di Mesagne in provincia di Brindisi, Millo ha portato la sua arte in giro per l’Italia e per il mondo. L’arte di Millo si esprime su enormi pareti ed è caratterizzata dall’utilizzo predominante del bianco e del nero, con piccole esplosioni di colore.

Millo – “Take a look at the wild side” – Battipaglia Italia

A Battipaglia, la mia città, qualche anno fa Millo ha dipinto la facciata esterna dell’Istituto ‘Alfonso Gatto’ nell’ambito di un progetto di riqualificazione urbana. E da grande appassionato dei lavori di Millo e di street art in generale, ho deciso di intervistarlo.

 

Che significa per te street art?

 “Per me la Street Art è innanzitutto la mia passione e con il tempo è diventata anche il mio lavoro.

 

Quando hai sentito per la prima volta che in te viveva il genio dell’arte e come è iniziato il tuo street trip?

 Ho sempre disegnato sin da quando ero bambino, per me disegnare era qualcosa che mi faceva sentire bene e che tutt’oggi mi fa sentire bene. Chiaramente con il passare degli anni ho avuto modo di approcciarmi a superfici diverse e dal primo muro che ho realizzato ho capito che era quella la mia vocazione.” 

Millo – “Communication probs” – Londra UK

 

 Come si sviluppa il percorso creativo di uno street artist?

 “Personalmente non so se esista un percorso creativo, non ho frequentato scuole d’arte e per quanto mi riguarda ho lasciato fluire le mie ispirazioni su carta..lentamente ho trovato qualcosa che mi rappresentasse, o meglio che rappresentasse quello che avevo urgenza di condividere e  con il tempo e con l’esperienza, sicuramente ho avuto modo di affinare la tecnica.”

Millo – “Sleeping Beauty”- Helsingborg Svezia

La primissima sensazione, che provi quando ti trovi davanti ad un muro immacolato?

 “Una specie di calma interiore mista alla più pura adrenalina.”

Millo – “High” – Torino Italia

 

Hai avuto modo di esprimere la tua arte in Italia e all’estero: quali sono le principali differenze riscontrate?

 “Sicuramente lavorare in Italia già solo per la lingua è molto più semplice, tuttavia sfortunatamente la nostra nazione è soggetta a diversi passaggi burocratici che non si riscontrano nelle altre nazioni ma ad ogni modo non ci sono sostanziali differenze.”

 

La combinazione di tutti i colori, il bianco; l’assenza di colori, il nero sono i tratti distintivi delle tue opere: cosa rappresentano per te?

Ho trovato nel tratto nero la semplicità e la velocità con cui esprimere ciò che avevo in mente, tuttavia amo anche i colori e amo utilizzarli per sottolineare alcuni aspetti delle mie opere.”

Millo – “Under the cloak of peace” – Palmerston Nuova Zelanda

Il writing è uno dei quattro cardini dell’espressione hip hop insieme allo MC’ing, al DJ’ing e alla breakdance: l’arte dei graffati è l’unico che ti rappresenta o sei ispirato da un altro di questi aspetti?

“Non sono mai stato un writer ma chiaramente non posso dire che tutta la scena del Writing non abbia influenzato la mia formazione. Solitamente mi lascio ispirare da tutto ciò che mi circonda pertanto non soltanto alcune forme d’arte ma anche la musica e la storia.”

 

Street Art è spesso sinonimo di rigenerazione urbana ma credo, che rigenerazione non significhi solo dare vita ad un muro ma comporti anche una rigenerazione umana, quindi lavorare con la gente rendendola partecipe e consapevole di un’opera e del lavoro dell’artista: cosa ne pensi?

“Devo ammettere che negli anni sono stato molto fortunato, ricevo spesso inviti a festival ed eventi che non soltanto prevedono la realizzazione di un murale ma coinvolgono attivamente la popolazione del quartiere in cui il mio murale sorgerà. Pertanto sono assolutamente d’accordo, non basta soltanto un’opera per rigenerare ma bisogna coinvolgere e creare cultura in una comunità.”

Millo – “Love prisoners” – Agueda Portogallo

 

 

Come ti rapporti nei confronti di chi  invece considera ancora la street art non una vera espressione artistica ma un atto di vandalismo, un imbrattare semplicemente i muri?

“Chiaramente non posso essere felice, ma ad ogni modo e per fortuna sono sempre meno le persone rimaste immobili su questo punto di vista.”

 

Nelle piccole realtà di sicuro la street art sta prendendo sempre più corpo ma rimane ancora difficile per gli artisti riuscire ad esprimersi al meglio, anche per mancanza spesso di muri su cui dipingere: cosa pensi le amministrazioni dovrebbero fare per incentivare e motivare questa espressione culturale?

“Come dicevo prima, purtroppo l’Italia è leggermente più svantaggiata rispetto alle nazioni a noi vicine, siamo soggetti a moltissimi passaggi burocratici che chiaramente rallentano la possibilità e la rapidità di azione, sicuramente sarebbe fantastico se le amministrazioni riuscissero a dialogare maggiormente con gli artisti e a disporre di spazi pubblici da destinare per l’appunto a questa forma d’arte.”

Millo – “She leans against the wind” – Girona Spagna

Per definizione la tua arte è un’arte di strada che nasce e vive all’aperto, nello spazio in cui si muovono e vivono le persone; ed è un’arte che comporta anche mobilità quindi viaggi in tutto il mondo. Come vive uno street artist questa dimensione di immobilità forzata in cui ci ritroviamo?

“Non è facile definire il momento storico che stiamo e che sto vivendo, tuttavia cerco di conservare la mia positività.

In questi ultimi mesi ad esempio, mi sono dedicato a cose che proprio a causa del mio stile di vita nomade non avevo mai potuto curare a fondo e chiaramente resto in attesa di tornare presto a viaggiare.”

          

Photo Credit: www.millo.biz

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