Lo stile impersonale non riguarderà il mio racconto su Sognoattivo. Ho troppi interessi emotivi. Conosco Dario dall’adolescenza, ho condiviso con lui attimi di agonismo e di pallacanestro. Conosco Franco da quando non percepivo abbastanza con maturità  le difficoltà motorie e cerebrali di un tetraplegico dalla nascita. La storia dei fratelli Leo, ha sconvolto le pagine della storia di un paese relativamente giovane ed ai margini della provincia di Salerno.

Parte da Bellizzi (Sa), poco più di 13.000 abitanti, il Sognoattivo di Franco e Dario, degno di essere raccontato dai maggiori media italiani e degno di essere accolto dal console italiano a New York. 

Il Covid è un scoglio insormontabile per i limiti di Franco, 53enne ed affetto da tetraparesi dalla nascita. Dario se ne sconvolge i pensieri e la mente per l’ennesima difficoltà del fratello, il virus è impresa troppo ardua anche per la “normalità”. Bisogna inventarsi Sognoattivo, un crowdfunding che sconvolge la comunità salernitana per intero. Il progetto parla chiaro, i due fratelli sognano la Maratona di New York. Il fine del progetto porterà Franco a correre la Maratona più famosa al Mondo. Sì, è vero e l’hanno fatto, hanno corso per circa 4 ore e hanno oltrepassato le Colonne d’Ercole, quelle stesse che condannarono Ulisse, quelle stesse a cui Dante affidò la metafora di qualcosa di sovrumano e insormontabile,  quelle stesse che hanno reso i due fratelli campioni indiscussi. Hanno sancito il nuovo record del:  nulla è impossibile, bastano solo 4 ore.

Due anni per realizzare, tante difficoltà da superare, il viaggio è andato in porto al secondo tentativo. Al primo l’emergenza sanitaria e le difficoltà burocratiche furono vento contrario. Dario si prepara atleticamente come stesse preparando un’Olimpiade, dimagrisce a dismisura e la fatica e lo stress del progetto gli corrodono nervi e psiche. Ha cambiato aspetto, non è neanche partito ed è già sfinito. Franco lo spinge, con gli occhi e lo sguardo di chi brama di vedere i confini del Mondo, di sentire l’impatto contrario di un vento e di correre come solo un tetraplegico sa fare.

Hanno tutto, hanno l’attrezzatura, una carrozzina adeguata, e hanno la giusta motivazione. La comunità si è stretta dinanzi il loro sogno, la raccolta fondi è equa e democratica. 

E’ successo il 6 novembre scorso, in quei giorni provavo invano a smontare e rimontare la lampadina del mio ripostiglio. Dario spinge Franco per 42 km, con un tempo di tutto rispetto che recita 4 ore e 15 minuti.

A concludere nessuna morale smielata e scontata del più becero dei giornalismi di massa, ma lascio a voi le conclusioni e le considerazioni ad un’impresa che ha il sapore di primato.