Ph. Giuseppe Carrella

Jorit Ciro Cerullo è l’artista napoletano del momento.

I suoi ritratti, il suo stile realistico ed i suoi graffi sul volto sono ormai divenuti un vero e proprio simbolo di lotta e di appartenenza alla razza umana, a quella “human tribe” che lui racconta attraverso i dipinti che realizza in tutto il mondo.

Nato e cresciuto a Quarto, uno dei tanti paesoni della zona a nord di Napoli, Jorit, è il suo vero primo nome e non uno pseudonimo artistico, si è formato prima all’Accademia delle Belle Arti di Napoli per poi dedicarsi interamente alla street art. Una passione che lo aveva già portato in giovane età a taggare con il proprio nome treni, stazioni, mura di periferia in varie parti d’Europa.

Lo scorso 30 maggio, Jorit ha inaugurato a Pagani, la città dell’Agro nocerino sarnese che più si avvicina all’hinterland partenopeo, il volto di Marcello Torre, il sindaco paganese ucciso dalla camorra l’11 dicembre 1980. Un progetto voluto e sostenuto dalla famiglia Torre con il contributo della Fondazione Pol.I.s, il sostegno dei volontari del presidio cittadino di Libera “Antonio Esposito Ferraioli” e dell’associazione “Marcello Torre”, con il patrocinio morale della Provincia di Salerno e del Comune di Pagani.

Il dipinto è stato realizzato sulla facciata posteriore dell’auditorium “Sant’Alfonso Maria de’ Liguori” su una parete di circa 130 metri quadrati. Si tratta del primo murale per Jorit in provincia di Salerno dopo quello di 2 metri per 2 realizzato anni fa proprio nel capoluogo salernitano, nei pressi del parcheggio di via Vinciprova.

Da dove sei partito Jorit? Ho iniziato a dipingere quando avevo 13 anni a Quarto Officina con le classiche tag, scrivendo il mio nome. Poi ho iniziato fare cose sempre più grandi.

E come sei arrivato a dipingere volti? Il figurativo è sempre stato il mio pallino. Ho cercato di migliorarmi giorno dopo giorno, con lavori sempre più realistici e sempre più grandi.

Il punto di partenza di un tuo murale qual è? Dipende. Nel corso degli anni ho cambiato approccio, prima era la quadrettatura ora invece sono le lettere.

Quindi le lettere sono un tuo schema? Sono uno scheletro che poi rimane all’interno dell’opera, come faceva anche Leonardo Da Vinci. Mi piace molto l’idea che ci sia qualcosa dietro le mie opera, che resti qualcosa sotto.

Che cosa ti colpisce di un personaggio prima di un disegno? Su tela posso dipingere qualsiasi cosa.

E per le opere in strada? Se sposo l’idea, è importante capire un progetto cosa significhi per il territorio, la storia della persona da dipingere, il sentimento che muove le persone a coinvolgermi nelle proprie terre.

A tal proposito, vista l’accoglienza ricevuta a Pagani anche da parte di cittadini provenienti dalle città limitrofe, cosa ti lascia un progetto simile a quello di Marcello Torre? Mi resta la parte buona dei territori, dei paesi, delle comunità che mi ospitano. A Pagani ci sono persone che rappresentano la parte buona della città, quella che si impegna sul territorio. L’impegno della società civile è importantissimo per il rilancio del territorio. È la parte sana della popolazione che è presente ovunque.

C’è qualcosa che ancora ti manca, che ancora non hai fatto? Voglio girare il mondo

Hai tempo per farlo? Il tempo lo recupero, me lo ritaglio. Ad esempio ho da fare tante cose su tela ed altri progetti sull’anaformismo, sul quale sto lavorando parecchio.

Anche a Pagani hai portato conte altri ragazzi, 2 street artist come Salvatore “Tukios” De Luise e Jeremy “Calaveras” Rodriguez ed un giovane appassionato, Simone. Come vi siete conosciuti? Salvatore l’ho conosciuto agli inizi della mia avventura nella street art. Giravamo assieme tra le stazioni di Napoli dipingendo qualsiasi cosa. Abbiamo iniziato assieme. Jeremy, invece, è un tatuatore peruviano arrivato a Napoli quando aveva 12 anni e collabora con me da alcuni anni. Qualche volta si aggiunge a noi anche Simone, un ragazzo di soli 20 anni, che lavora anche come cameriere ma sta crescendo con noi anche dal punto di vista artistico. Io, Salvatore e Jeremy andiamo ovunque. Con Salvatore ho condiviso anche un bel viaggio in Palestina.

Dove poi vi hanno arrestato. Si. Io e Salvatore non possiamo tornare in Israele per 10 anni.

Perché? A causa di un dipinto che realizzammo a Betlemme. Disegnammo il volto di una ragazzina palestinese che aveva preso a schiaffi un soldato israeliano. Un bel motivo per arrestarci. L’esperienza del carcere è stata assurda.

La tua arte, quindi, può rappresentare una battaglia politica o può essere sfruttata da essa? Secondo me l’arte deve essere al di sopra della politica in senso stretto. Può condizionare la politica, spingerla verso determinate direzioni, fornire degli spunti. Ma l’arte non deve mai entrare nella politica, non deve diventare propaganda.

Quindi nessun appoggio al politico di turno? Assolutamente no. Anche in Campania è stato fatto ma non credo sia la strada giusta. Se vuoi essere un artista, devi essere al di sopra di tutto.

Per l’artista non deve mai schierarsi? La politica può prendere spunto dalla tua arte ma il singolo politico non può condizionare l’artista. L’arte è schieramento, anche politico, ma questo va al di là della singola campagna elettorale.

Avresti mai pensato di fare una cosa simile nella tua vita? Ho sempre voluto dipingere ma non avrei mai pensato di fare gigantografie simili

La tua prima grande opera quale è stata? La prima grande opera è Ael, la ragazzina rom che nl 2015 ho fatto a Ponticelli, nella zona di Napoli est.

Tu però diventi famoso con San Gennaro e poi Maradona. Il vero e proprio lancio nel mondo della street art è stato “Sonia” a Brooklyn, a New York. Quell’opera mi ha aperto il mondo dell’arte a 360 gradi e lì ho capito che potevo fare questo lavoro per davvero. Il mondo della street art iniziò a conoscermi da lì, ad invitarmi a vari festival sparsi per tutto il mondo.

Fra 30 anni dove ti vedi? Spero di essere ancora vivo.

Se così fosse? Mi auguro di essere ancora capace di dipingere.
 

Questo articolo è sul magazine di Giugno. Leggi il BoOonzo Magazine #3!

Scarica BoOonzo Magazine #3 in PDF