Far partire un Festival oggi significa rinventarsi, ma a prescindere significa avere coraggio. Salerno Letteratura è tra le impavide manifestazioni post lockdown a non aver mollato la presa, a non averla data vinta al virus.

Dal 18 al 25 luglio riparte il più grande Festival di Letteratura del Sud: otto giorni a cui parteciperanno oltre 160 fra scrittori, musicisti, attori e artisti italiani e stranieri. Più agile, pensata in ogni dettaglio per la situazione delicata che stiamo vivendo, tutta giocata su spazi aperti, ampi, in cui poter godere in sicurezza di performance artistiche e culturali.

L’ottava edizione del festival sarà un’edizione Perdurante, nel doppio significato di dedica a Francesco Durante, direttore artistico nelle ultime sette edizioni e di participio presente: qualcosa che perdura, che persiste.  Non a caso, una delle dieci sezioni del festival, è intitolata “O natura, O natura” e si propone come focus sul complesso rapporto tra l’uomo e l’ambiente. Tra gli autori italiani che prenderanno parte alla festa del libro di Salerno, Maurizio De Giovanni, Chiara Gamberale,  Massimo Adinolfi, Diego De Silva e Claudio Giunta.

A Salerno Letteratura ci sarà anche Massimo Osanna, direttore del Parco archeologico di Pompei, nominato direttore generale per i musei del Mibact.  Da segnalare poi la presenza del regista Ferzan Ozpetek, autore per Mondadori del recentissimo “Come un respiro”, di Marco Risi, che ha firmato “Forte respiro rapido” e  di Walter Veltroni che  presenterà il suo ultimo libro “Odiare l’odio”.

La ripartenza sarà invece il tema affrontato da Vincenzo Boccia, presidente Luiss Guido Carli e dall’editore Giuseppe Laterza.  I più giovani, invece, avranno l’opportunità di divertirsi e di stimolare la propria fantasia in compagnia di Wallie e GiangioffManlio CastagnaFlavia D’AielloAlessio RomanoAlice Avallone (in collaborazione con la scuola Holden di Torino). Ampio spazio sarà dedicato poi agli spettacoli: tra questi degno di nota è la stand up comedy con Daniele Fabbri e il monologo dedicato ad Anna Maria Ortese e Giacomo Leopardi che l’attrice come Elena Bucci ha costruito appositamente per Salerno Letteratura e “Mistery train. Un’elegia americana”.

Doveroso a questo punto chiedere a Gennaro Carillo, uno dei direttori artistici del Festival, come l’organizzazione si sia attrezzata in termini morali oltre che materiali, a preparare un evento all’indomani dell’emergenza sanitaria.

Che tipo di Festival sarà dopo l’emergenza sanitaria? Che aspetto a tuo avviso assumono le manifestazioni dopo mesi di lockdown?

 Nonostante l’emergenza e le misure conseguenti, l’edizione 2020 non ha fatto registrare, almeno nel programma, un ridimensionamento. L’uno-due rappresentato dalla perdita di Francesco Durante e dal Covid avrebbe steso chiunque, ma non Ines Mainieri e lo staff di Salerno Letteratura, che hanno retto benissimo e motivato i nuovi direttori artistici. Abbiamo poi riscontrato, nella maggioranza degli autori coinvolti, il desiderio di partecipare a incontri in presenza. Spero che i mesi di clausura forzata, ma necessaria, suscitino analogo desiderio nel pubblico.

Che ruolo a tuo avviso hanno e hanno avuto gli intellettuali in questa fase di emergenza? Che responsabilità hanno ora i festival di promozione culturale come il vostro?

Il ceto intellettuale italiano, con rare eccezioni, ha mostrato durante la pandemia tutto il proprio narcisismo, una vacuità in qualche caso aggravata da miseria morale. Persino il dibattito scientifico, una volta trasferito sui media, si è risolto in commedia dell’arte, con effetti di disorientamento nel pubblico e perdita di credibilità della scienza. Sono temi sui quali il nostro festival, che non vive fuori del mondo, rifletterà.

Parlami un po’ di questa ottava edizione, non per forza una descrizione dettagliata, ma quello che senti di esprimere.

Quel che mi sento di dire è che abbiamo messo al centro le idee, i temi, individuando coerentemente gli interpreti e i libri. Spero si sia fugato il rischio di trasformarsi in una fiera del libro. Salerno Letteratura vuole essere spazio di discussione e soprattutto di produzione culturale autonoma. Faccio un esempio: abbiamo commissionato a una grande attrice del nostro teatro, Elena Bucci, un reading originale in cui Anna Maria Ortese dialoga con Leopardi sul tema, caro a entrambi, della Natura. Un’opera, questa, che prima del festival e senza il festival non ci sarebbe stata.

 

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