Penso al regista Ferzan Ozpetek e la fatidica scena in Napoli Velata della Figliata dei Femminielli. Ma soprattutto penso  come l’arte e la cultura contemporanea  stiano contribuendo a muso duro a fare luce su certi pregiudizi,  ferita aperta di una società ancora in parte gretta e poco emancipata.

Rosa Rubino nel video del brano di Liberato, “Me staje appennen amò”

È quello che fa Liberato, il fenomeno dell’occulto in assoluto, in un video di un brano del 2018, Me staje appennen amò. Nell’intro, Rosa Rubino, attivista transgender napoletana, si confessa, parla dei suoi trascorsi e di quando considerava il suo futuro poco felice: «Non mi sono dovuta mai nascondere, poi cosa dovrei nascondere? Voglio essere una persona libera. Oggi le cose sono cambiate. Il futuro non è più nero».

Nel brano, Liberato parla di un amore sempre più conforme alla dinamiche attuali. Un amore che non ha paura di dichiararsi trans, gay o etero. Un messaggio che va diretto alle nuove generazioni,  esprimendo a gran voce un incredibile senso di libertà sentimentale.

Quando chiedo a Rosa, perché il regista Francesco Lettieri abbia scelto proprio lei per quella scena, mi dice senza nascondermi un certo orgoglio: «Probabilmente perché sono il simbolo di una rivoluzione. Oltre al fatto che sono una donna matura ed un mio messaggio sarebbe stato più credibile. Volevamo  dare speranza a tutti coloro che si sentono abbattuti e in difficoltà. Non solo nell’ambito della sessualità ma in generale».

Così si definisce più volte Rosa, durante la nostra intervista telefonica, la donna delle rivoluzioni. Colei che nonostante gli errori, gli sbagli, le difficoltà e i pregiudizi non ha avuto paura di resettare e ricominciare. «A partire dai 52 anni, ho ritenuto opportuno cambiare rotta. Ho conseguito il diploma e ho trovato un lavoro che mi rendesse felice. Non ho avuto trascorsi facili, non avendo grosse alternative,  fino a quando non ho capito che la mia vita potesse essere anche altro. Iniziai con un semplice potenziamento della lingua italiana, mi sono di nuovo affascinata alla scuola. Una rivoluzione umana e professionale, visto che io ero condannata alla morte sociale, ad essere una persona invisibile. È scattata in me una rivoluzione, che non sapevo dove mi portasse, ma sapevo che era la strada giusta».

Nasce nel centro di Napoli, a Porta Capuana, Salvatore Rubino ad oggi Rosa. «Quando finii la terza media, mio padre mi chiese cosa sarei voluta diventare. All’epoca si usava la stenodattilografia, ed ero affascinata da queste signorine che scrivevano a macchina. Mio padre mi disse che “non se ne parlava proprio”, e voleva che facessi l’elettrotecnico o niente. E allora io dissi: “niente”. Cosa è successo? Dopo 40 anni mi ritrovo ad essere una segretaria, quello che era il mio sogno». Racconta così il casus belli della sua transizione, Rosa Rubino, uno dei volti più in voga dell’attivismo Lgbt partenopeo.

Rosa Rubino nel video del brano degli … A Toys Orchestra, “Candies & Flowers”

Di scena nel video di Liberato e in Candies & Flowers degli A Toys Orchestra, Rosa Rubino è diventata icona transgender.

A 50 anni dai Moti di Stonewall, considerato il momento che segnò la nascita dei movimenti di liberazione gay, è scelta come Madrina dell’Onda Pride di Sorrento: «Per il cinquantesimo di Stonewall tutti i pride volevano una madrina transessuale, per portare una rivoluzione all’interno del pride. E chi se non io che sono stato simbolo di tutte queste rivoluzioni?!».

Lei che sin da principio, voleva a tutti costi conquistare la sua sessualità. «Volevo essere quanto più donna è possibile. Mi è costato un po’ con i pregiudizi dell’epoca e la mia famiglia. Ma sono riuscita ad arrivare ad oggi».

Rosa Rubino insieme con il sindaco di Napoli Luigi De Magistris e l’attuale presidente di Arcigay Napoli, Daniela Lourdes Falanga

Crede nella sua investitura sociale, nell’attivismo e a non perdere di vista chi è più debole e ha bisogno di essere spronato. Ha fiducia nei suoi amici, nell’Arcigay e in chi, come l’attivista Antonello Sannino,  l’ha coinvolta in questa splendida battaglia.

È molto felice del suo lavoro di segretaria presso la Cooperativa sociale Dedalus, che l’ha assunta a tempo indeterminato donandole la possibilità di riscattarsi socialmente. E ha sposato in pieno la mission di questa stessa cooperativa che ogni giorno si adopera nel campo delle problematiche connesse all’esclusione sociale delle fasce deboli, dell’economia del territorio e dello sviluppo locale.

Pensa che la nostra società abbia fatto passi da gigante in materia Lgbt. «La nostra società è migliorata in termini di pregiudizi. Immagina che io ho potuto avere il cambio anagrafico senza subire operazione. Ed oggi sono libera di non essere più Salvatore ma Rosa Rubino».

Di credo buddhista, (uno dei tanti cambiamenti del suo piano di rivoluzione), Rosa riserva grande fiducia nei confronti della vita, immaginando che il suo futuro non sia più nero e privo di alternative.

Vi lascio dunque al video di Liberato, e alle profonde parole di Rosa. Sempre di più interpreti di un messaggio universale che non ha paura di essere gridato il più forte possibile.

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