Quando ho deciso di realizzare la rubrica Covid prima degli esami,eravamo all’inizio della quarantena. L’esame di maturità era lontano ma non troppo, e già in quei giorni ci si chiedeva quale sarebbe stata la sorte dei maturandi 2020.

La maturità rappresenta simbolicamente lo spartiacque perfetto tra la fine della vita da adolescente e l’inizio della vita da adulto. È una tappa fondamentale nella vita di ognuno e rimane per ognuno un ricordo indelebile.

Certamente per i maturandi 2020 il ricordo di quest’esame sarà ancor più significativo. Un esame che rimarrà nella storia e che le generazioni future leggeranno sui libri di testo.

 È stato bello confrontarsi con i ragazzi. L’anima della scuola sono proprio loro, gli studenti, e io voglio ringraziarli, a nome di tutti, perché attraverso i loro occhi e le loro voci anche noi siamo ritornati fra quei banchi, tanto amati e tanto odiati, e abbiamo capito quanto possa essere difficile per loro vivere questo momento fra dubbi, incertezze che il Covid-19 ha amplificato ancor di più. Al tempo stesso, però, ci ha emozionato la loro determinazione e la loro voglia di non arrendersi e di non permettere a niente e a nessuno, neanche ad una pandemia, di portargli via una tappa fondamentale nelle loro vite.

Lasciamo quindi spazio all’ultima testimonianza, quella di Allegra Ianìa, maturanda del Liceo Classico “E. Perito” di Eboli.

Il primo ricordo che ho della mia esperienza liceale è il cammino verso scuola con mia sorella, che doveva iniziare il suo quinto anno.

“Gio’, ma passeranno in fretta questi cinque anni?”

“All’inizio ti sembrerà di no, poi al quinto anno ci arrivi e guardandoti indietro ti sembrerà un secondo.”

Quando ho iniziato il mio quinto anno, lo scorso 11 settembre – giorno più che infausto, aggiungerei – guardandomi indietro quei cinque anni sembravano in effetti passati in un battito di ciglia.

Eppure ogni momento era impresso nella mia memoria come foto scattate su un’analogica di cui aspetti di finire il rullino per poterle sviluppare.

Allegra Ianìa – V D – Liceo Classico “E.Perito” Eboli (Sa)

Il mio rullino, dopo il 4 marzo 2020, non ha raccolto più foto. Da quel giorno ha raccolto sempre gli stessi fotogrammi, come in quel film di Bill Murray in cui lo stesso giorno si ripete ancora e ancora e ancora: mi sveglio, faccio colazione, cambio il pigiama mettendone uno pulito, studio, mangio, studio, dormo. E così di nuovo. E di nuovo per gli ultimi 40 giorni passati e i prossimi a venire.

Eppure io le volevo scattare quelle foto, volevo provare l’ebbrezza dell’ultima lezione di filosofia, il timore dell’ultimo compito di matematica, la gioia dell’ultima versione di latino perché “tanto dobbiamo tradurre solo greco”. Volevo convincere i professori a non interrogare prima delle vacanze pasquali con i miei compagni, volevo addirittura andare fuori di testa cercando di organizzarmi tra interrogazioni, compiti, test, corsi e così via.

Ma più di tutto, volevo vivere questi ultimi mesi da “liceale” tra i banchi di scuola, volevo creare un buffet gigantesco “sottobanco” l’ultimo giorno per fare festa. Volevo ridere, piangere, tremare dall’agitazione, vivere il mondo con tutti i suoi colori e le sue sfumature.

Ed ora è tutto grigio. Sarà perché la mia vista si sta danneggiando dal contatto costante con uno schermo, ma i colori di prima sono sbiaditi.

Eraclito diceva che il movimento del mondo è dato dall’armonia e dalla lotta tra i contrari. Ora tutto è uguale, tutto è statico e il tempo passa senza che nulla accada. Non vi è più la fluidità dei momenti, in cui certi minuti sembravano ore e certe ore sembravano minuti. Tutto è di una perfetta tonalità di uguale.

Non che la maturità sia cambiata più di tanto, eh. Poco si sapeva prima di come si sarebbe svolta, poco si sa ora. La differenza sta nelle certezze. Le mie certezze erano di chiedere alle mie amiche quale traccia avessero scelto dopo la prima prova, di incontrarle con il vocabolario sottomano prima della seconda prova, di ripetere alla velocità della luce l’ultimo argomento pochi secondi prima del colloquio orale. Queste certezze mi sono state strappate via.

La verità è che io lo volevo l’incubo freudiano della maturità a 30 anni da ora. La verità è che sento di dover gridare al mondo che è ingiusto che io non possa viverla.

 E allora mi chiedo, è davvero il migliore dei mondi possibili, Liebniz? É davvero successo quello che doveva succedere, Hegel? É davvero questa la realizzazione della volontà di quello che chiami Dio, Agostino?

E mi sento di dar ragione a te, Guicciardini, siamo solo dei fantocci in mano al destino e sì, Lorenzo, quando sarò libera di vivere i miei amici, sarò lieta della loro compagnia perché sì, del doman non v’è certezza”.

Allegra Ianìa – V D – Liceo Classico “E.Perito”

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