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Covid prima degli esami Il parere dei maturandi 2020

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Marialuigia Iuglio VD  Liceo Classico “E. Perito”, Eboli

Quando nel 2011 uscì nelle sale cinematografiche il film Immaturi, pensai che il regista Paolo Genovese avesse effettivamente raccontato in immagini una delle paure più diffuse: svegliarsi un giorno e scoprire che il proprio esame di maturità non è valido per qualche assurdo motivo e ritrovarsi così costretti a ripeterlo. Se questo, pare, sia effettivamente fra gli incubi inconsci più comuni, credo che invece nessuno mai abbia anche solo lontanamente immaginato lo scenario, quasi apocalittico, di un Esame di Stato svolto in piena pandemia, che ha costretto al lockdown il mondo intero. Eppure è questa l’assurda e difficile realtà che oggi viviamo. Ecco perché ho pensato di creare questa rubrica, Covid prima degli esami, per farci raccontare dai diretti protagonisti, i maturandi del 2020, cosa significhi diventare maturi ai tempi del Coronavirus. Mentre si aspetta l’ordinanza ministeriale, attesa per la settimana prossima, che sancirà in maniera definitiva le modalità di svolgimento della maturità, lasciamo la parola a Marialuigia Iuglio, maturanda del Liceo Classico ‘Enrico Perito’ di Eboli.

“Dal mio banco, il penultimo in fondo nella fila di sinistra, si vede la stazione. È questo il motivo che mi ha spinto a correre ogni anno per ottenerlo, calpestando più di un compagno nella foga della competizione. Dal mio banco si vede la stazione e, oltre ai soliti regionali, ogni tanto, durante la versione di greco o il compito di matematica, riecheggia nell’aula il fischio di un treno ad alta velocità diretto a Roma dai meandri del Sud. Ho sempre pensato che un giorno su uno di quei vagoni rossi ci sarei salita anche io e, quando l’avessi fatto, avrebbe voluto dire la fine (la fine di che?) del mio percorso scolastico. Mi sarei finalmente traferita al Nord per cominciare una nuova avventura. Prima, però, mi sarei dovuta diplomare. A settembre, quando sono di nuovo riuscita ad ottenere il banco che mi spettava, per la prima volta senza neanche dover correre, la maturità mi sembrava vicinissima. Pensavo al luglio del 2020 (un anno che mi ispirava fiducia, come fanno di solito tutti gli inizi dei decenni, o dei millenni) con trepidazione: ero già maggiorenne da qualche mese, ma sapevo che solo alla fine dell’orale, quando la commissione mi avrebbe chiesto che strada avrei voluto prendere all’università, la società mi avrebbe davvero considerata un’adulta, perché “matura”. Adesso temo che sarò immatura per sempre. Tutti i miei dolori, fino a questo momento, sono stati strettamente personali; mi sono ritirata a cittadella interiore e non ho permesso a nessuno di sfondare le mura della mia fortezza, perché pensavo di avere il diritto di possesso sulla mia sofferenza. Poi è venuta la pandemia e la mia scala di valori si è ribaltata: questo dolore è assordante perché lo è veramente, senza allegorie, senza iperboli. Non ho l’esclusiva su una tragedia mondiale, e mi sono dunque trovata a condividerla con i miei compagni, amici e professori.

Marialuigia Iuglio VD  Liceo Classico “E. Perito”, Eboli

Quotidianamente sentiamo le loro voci negli audio che ci mandano con le spiegazioni degli argomenti del giorno, o, al meglio, vediamo i loro visi in videochiamata. Non è facile, non è la stessa cosa. Se prima ci sembrava assolutamente ordinario vederci, stringerci una mano e discutere di qualche problema di persona, adesso è utopia. È un mese che sono chiusa in casa per il bene comune e comincio ad abituarmici, anche se non voglio. Mi sorprendo a rabbrividire ogniqualvolta penso a ciò che per noi era ordinario e che mi sembra ora tanto straordinario. La mia “vecchia vita” piena di imperfezioni mi pare il paradiso se vista dai limiti della camera da letto. Dalla finestra del mio banco si vede ancora la stazione, ma a vederla non sono più io. Se prima il mondo esterno alla cittadella interiore mi sembrava, perché in effetti lo era, a portata di mano, adesso guardo fuori dalla finestra di casa mia il fiume Tenza, che sciaborda tra i monti di Campagna, e so che non posso più nemmeno allungare un dito per sfiorare le sue acque. “Tutto scorre”, ma senza di me. Non so davvero sa questa maturità la raggiungerò mai, ma forse, in fondo, l’ho già conquistata. Quando capita una cosa come quella che stiamo vivendo noi tutti, anche un bambino è costretto a fare l’adulto e lottare nel suo piccolo,  resistendo alla tentazione di scappare al parco giochi alla prima distrazione di mamma e papà. Se alla mia generazione è stata negata una tappa indispensabile per lo sviluppo dei singoli individui, resta vero che la scuola è anche altro: è cinque anni in cui ho riso assieme ai miei compagni, ho ricevuto importanti insegnamenti dai docenti, ho capito chi sono e dove voglio andare. Pensare alla propria casa come ad una prigione è folle e non lo farò mai. Per il momento mi svago un po’ e sogno tempi in cui abbracciare i propri amici non sarà più un reato. Su quel treno ci salirò prima o poi!!!”                                                                                                                                                                      

Marialuigia Iuglio, VD  Liceo Classico “E. Perito”, Eboli (Sa)