Come ogni fine settimana, torna anche oggi la nostra rubrica “Covid prima degli esami” che lascia spazio e modo ai maturandi 2020 di esprimere opinioni e sensazioni rispetto alla questione maturità in pandemia.

Le ultime notizie sull’Esame di Stato riguardano la disposizione della ministra dell’istruzione Lucia Azzolina sulla composizione della commissione di esame, che prevede sei commissari interni e un presidente esterno.

L’obiettivo, come afferma la ministra, è quello di avere comunque una valutazione equa dei ragazzi da parte dei loro stessi professori, che ben conoscono il loro percorso di studi, e garantire, in questo modo, un esame di Stato vero e serio ma che al contempo tenga conto anche della difficile situazione ancora in atto.

Nel frattempo noi lasciamo la parola ad una giovane maturanda, Rita D’Amato, che frequenta l’ultimo anno all’Istituto Enzo Ferrari di Battipaglia.

 “Fine agosto 2019, tutto è cominciato da lì.  Cosa? I mille pensieri, le aspettative e i progetti per l’anno scolastico che a breve sarebbe iniziato. L’ultimo anno, quello tanto atteso da tutti i maturandi 2020.

Metà settembre è giunto in un batter d’occhio, il fantastico ‘primo ultimo giorno di scuola’, e con esso tutte le paure, le ansie, le preoccupazioni rispetto a quel famoso e tanto atteso esame di  maturità, di cui fino a quel momento avevamo udito soltanto un’eco in lontananza.

Certo si sa, noi adolescenti abbiamo modi diversi di affrontare le responsabilità e ognuno prende l’ultimo anno con gli atteggiamenti più affini al proprio carattere: chi con menefreghismo, chi con impegno, chi con ansia.

Personalmente, già dal quarto anno mi ero prefissata di non diventare facile preda dell’ansia, di non avere paura dell’esame ma di affrontarlo a testa alta e con la giusta serietà, mostrando a tutti ciò che avevo imparato in questi anni. Cinque anni pieni, carichi di eventi e di emozioni, belle e meno belle come i momenti no, i cali di voti, la paura di non riuscire ad impegnarmi abbastanza. Tutti fattori presenti nella mia vita da studentessa ma che ho sempre cercato di  superare con determinazione, rialzandomi  e valorizzando al meglio la mia persona.

I mesi sono volati. Abbiamo festeggiato tutti il Natale e la maggior parte di noi aspettava solo il ritorno a scuola a gennaio: ancora pochi mesi e poi finalmente maturi, con ognuno di noi che avrebbe intrapreso la propria strada.

Così siamo arrivati a quel famoso 4 marzo e certo non potevo immaginare che quello fosse l’ultimo giorno della mia vita fra i banchi di scuola. Se lo avessi saputo prima, magari sarei rimasta ad ascoltare un po’ più a lungo le campanelle di quel giorno. Sarei rimasta a guardare un po’ di più i ragazzi del primo e secondo anno che si affrettavano ad entrare o invece quelli del triennio, che cercavano di finire l’ultima sigaretta prima che si chiudesse il cancello.

Quando è arrivato l‘avviso della chiusura della scuola per una settimana, inizialmente non l’ho presa proprio male: una settimana a casa senza scuola a chi non piacerebbe ? Ma una, appunto.

Poi il governo ha annunciato la proroga delle chiusure degli enti scolastici, e da lì è cominciata l’avventura dell’ormai famosa “didattica a distanza”: video-lezioni e piattaforme digitali. Tutto è cambiato. Tutto, tranne i nostri dubbi; quelli no, si sono  soltanto amplificati.

È ormai tanto che noi studenti stiamo utilizziamo questa tipologia di studio, che all’inizio non mi dispiaceva. Abbiamo orari stabiliti con tutti i professori, con cui ci teniamo in contatto giornalmente, che ci mandano materiale da studiare e da approfondire, avendo così l’intera giornata occupata. Ma proprio in momenti come questi,  si prende coscienza del valore delle azioni che quotidianamente svolgiamo, anche in maniera meccanica, come ad esempio: alzarci la mattina e correre alla fermata per non perdere l’autobus; il buongiorno dei miei compagni di classe; il valore di un sorriso complice prima di un compito in classe; il confrontarsi e il discutere con i professori; il valore di ricevere un voto, una valutazione; il valore di  sedersi ai banchi fra i quali siamo cresciuti.

Questa pandemia ci ha privato della possibilità di vivere gli ultimi mesi da adolescenti accanto ai compagni di classe; ci ha tolto la possibilità di guardare negli occhi i nostri professori, che ci hanno formato e aiutato; ha cancellato la paura degli esami scritti e l’ansia tipica di chi ha timore di aver dimenticato tutto prima dell’orale.

Rita D’Amato – V A ENO Istituto “Enzo Ferrari” Battipaglia (Sa)

Ma una cosa posso affermare: non smetterò di studiare, come sempre. Anche se non ci sarà un colloquio dal vivo, frontale, da parte mia l’esame non sarà solo un atto formale e lo affronterò anche con il doppio dell’impegno previsto. Non mi accontenterò di un  ‘60 politico’ poiché in questi 5 anni ho messo testa e cuore, trascorso intere giornate su quei libri, ho impiegato ore ed ore nello studio e non mi accontenterò di un voto unico che non vada a valorizzare il singolo ma semplicemente la fine del percorso, che non è mai uguale per tutti. Lo farò per me, per i sacrifici dei miei genitori e per il rispetto nei confronti dei professori che mi hanno formata.

Dopo il 2020 nulla sarà più uguale, forse neppure gli studenti. Comunque vada il percorso di ognuno di noi credo che la ‘maturità’ come parola abbia finalmente assunto il suo peso allegorico: tutti i nati negli anni 2001/2002 ,come me, hanno avuto la possibilità di accrescere il loro bagaglio personale ed emotivo grazie a questo tragico evento, che, suo malgrado, ci ha aiutato  a crescere e a fortificarci.

Probabilmente questo è l’unico ringraziamento da fare al Covid-19. Per il resto, un grosso in bocca al lupo a tutti i maturandi 2020 ed in bocca al lupo anche me.

Ad maiora !”

Rita D’Amato – Istituto “Enzo Ferrari” – V A ENO – Battipaglia