Alessandro Antonelli e Pietro Orlando protagonisti in “Selfie”

Selfie” risponde a tante domande.

Chi conosce la storia di Davide Bifolco, ucciso per errore a Rione Traiano, periferia di Napoli, da un carabiniere nel corso di un inseguimento? Chi ha notizie della vita quotidiana di quel quartiere, della storia di Davide, dei suoi amici?

Chi si interessa delle infinite periferie del mondo dove non c’è niente, solo asfalto o terreno, rifiuti e vuoto, nel migliore dei casi? Chi ha i soldi? Chi ha una pistola? Chi comanda?

Chi ha bisogno d’amore?

Rispondere a queste domande e altre è il motivo di essere di “Selfie”, film e opera d’arte

Agostino Ferrente, regista

catalogata come “documentario” agli ultimi David di Donatello, per la regia di Agostino Ferrente, autore e sperimentatore, in questo caso capace di restituire un contorno all’invisibile.

Ciò che non si vede è il tema di questo lavoro, girato con un cellulare consegnato a due ragazzi del Rione Traiano, capaci di raccontare sul filo di poesia e realtà tutto ciò  che mai potremo sentire di un luogo, sulla nostra pelle, con le sue storie.

La riflessione è semplice: riprendersi da soli con un cellulare porta fuori ciò che siamo e ciò che ci circonda. Dallo sfondo ai dettagli di un volto.

In questo caso, ogni cosa è necessaria, dalla vicenda di Davide Bifolco fino alle storie d’amore, al lavoro inesistente ai fantasmi, passando per Giacomo Leopardi.

Tutto è parte del racconto.

La nota triste riguarda i premi, proprio i David 2020, dove “Selfie” ha vinto nella categoria miglior documentario.

Ebbene, tra tante chiacchiere più o meno necessarie, Ferrente non è stato invitato a parlare, nella sequenza di collegamenti a distanza. Non ha potuto ringraziare il mondo e le storie di Rione Traiano, non ha potuto ricordare Davide Bifolco né i protagonisti del suo lavoro, Alessandro Antonelli e Pietro Orlando. Non ha potuto richiamare l’attenzione per chi attenzione non ne ha. Voleva farlo. Perché è un dolore, questo film.

È un grido che spezza il cuore risalendo da una giornata al mare. È un racconto di cinema che parla di vita, e dice eccoci, siamo qui, abbiamo qualcosa da dire, ascoltate, guardate qua.

Da qui non si esce

se mi vedo dietro a fianco

sullo schermo, ho una poesia a memoria

dov’è la siepe e tutto quello che vorrei

Benvenuti malcapitati felici qui

è morto un amico mio

sparato alle spalle da una guardia

così si chiamano i carabinieri

così salutano i bambini

se qualcuno li richiama

agitano il braccio con una pistola

poi da grandi appena

possono stringono un’arma vera

Uno di loro spara in aria

è un verso la rivoluzione

c’è qualsiasi cosa l’infinito

appena fuori dietro

un muro

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