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“Valentina”, il nuovo singolo di Voza

Venerdì 22 aprile fuori su tutte le principali piattaforme il nuovo singolo di Voza, “Valentina”. Il brano realizzato dal produttore e cantautore salernitano, artista del roster 455 MGMT, vede la luce circa due anni fa in piena pandemia.  

“Valentina” è un invito all’intimità, alla riscoperta dell’amore per noi stessi, un inno alla condivisione, non solo corporea, che va oltre la carnalità del sesso. 

Il brano affronta con leggerezza, ma mai con superficialità, il tema della distanza, del distacco, evocando un desiderio di presenza, viscerale e trascendente, che si innesta in una realtà, come quella del recente passato, che sicuramente ci ha insegnato, senza possibilità d’errore, il peso della lontananza, dell’assenza, del distacco emotivo. 

Le parole scritte da Voza, confezionate in un 6/8 dal retrogusto classico, quasi vintage, ma con evidenti elementi di originalità, accompagnano l’ascoltatore all’interno del suo universo, fatto di emozioni, di nostalgia, intriso di leggerezza. 

Senza un destinatario specifico, il titolo si ispira ad un episodio curioso. Voza, in piena pandemia, durante uno scambio di messaggi con una ragazza, ricevette la proposta di intitolare un brano con il suo nome, Valentina appunto. 

“Sono ormai cinque anni che aspetto di lanciare le mie canzoni nelle braccia e nel cuore delle persone, – dichiara Voza –  e adesso sta accadendo. Sento come una spinta dentro di me, come un bambino che freme dalla voglia di giocare. Valentina, non è solo il primo brano pubblicato, è anche il primo a dare una direzione concreta al mio nuovo percorso artistico. Scritto per gioco ma anche per necessità, ha poi acquisito forza e identità che non mi aspettavo. Ascoltarla e cantarla oggi mi rende leggero, mi fa sorridere, ma soprattutto, mi ricorda quanto sia importante, spesso, non prendersi troppo sul serio. Smettiamola di pretendere da noi più di quello di cui abbiamo davvero bisogno.”

Voza inizia molto giovane. Da sempre appassionato della realtà musicale inglese, compone indifferentemente sia in italiano che in inglese. Influenzato sia da sonorità internazionali che antiche, dà inizio nel 2013 al suo percorso di musicista, e appena sedicenne, suona come batterista nella J&J Blue Band, esperienza che durerà tre anni. La voglia di ampliare il proprio bagaglio di esperienze lo spinge nel 2017 a diventare assistente, per un mese, presso lo studio Candy Bomber Studio di Ingo Krauss, a Berlino. Nel febbraio dello stesso anno, si esibisce al “Festival Internazionale del Cinema di Berlino” durante le premiazioni del Teddy Award con Bettina Koster, artista con la quale ha collaborato per la realizzazione del brano “Kolonel Silvertop”. 

Nel 2018 partecipa al tour di Erin K, momento che sancisce l’inizio della collaborazione tra Voza e l’artista inglese. 

Nel 2019 suona in 23 date italiane con Martino Adriani durante il suo tour “E’ in arrivo la tempesta” alla batteria, pianoforte e voce. Dopo un tour di date in molti città di Italia, il 26 aprile partecipa alla trasmissione radiofonica di Rai Radio 1 Music Club, sempre con Martino Adriani, e il 2 giugno si esibisce a Marina di Camerota in apertura del concerto di Motta, in occasione del Meeting del Mare. 

Nel medesimo anno è in Tour con Erin K al cajon e voce. Si esibisce in buona parte della Sicilia, ma anche a Berlino, Francoforte, Londra e Stoccarda. 

Nel 2020 è ancora in tour con Erin K, suonando a Londra e partecipando alla trasmissione radiofonica “Resonance 104.4 FM”. Nello stesso anno, nonostante il freno imposto dalla pandemia, Voza si conferma attivo e pronto a vivere ogni esperienza come una grande opportunità. Oltre a tenere vive le sue collaborazioni, Voza insieme con la 455MGMT è ad oggi focalizzato rispetto alle sue produzioni artistiche, con l’obiettivo di espandere la sua personale sensibilità artistica e di manifestare a gran voce il suo coraggio di musicista.

 

 

VIVARIUM IL NUOVO SINGOLO DI VERONICA

VIVARIUM è il nuovo singolo della cantautrice campana Veronica (Veronica Di Nocera), disponibile dal 22 aprile 2022, in occasione della “Giornata Mondiale della Terra”. Il brano uscirà con l’etichetta CDF RECORDS e sarà distribuito da INGROOVES (UNIVERSAL MUSIC GROUP).

Dopo il successo di ACUSTICO, incentrato sull’autismo, il nuovo progetto musicale vede la cantautrice impegnata a confrontarsi con l’importante ed attuale tema del cambiamento climatico. “Vivarium”, infatti, vuole essere una lente di ingrandimento capace di mettere a fuoco non solo le catastrofi ambientali, ma anche quelle umane.

https://www.youtube.com/watch?v=PxWUSy4n1S0 

“C’è qualcosa che non va dentro questo Vivarium” cita un verso del brano di Veronica, che ha costruito il testo a partire dalla figura di un alieno che, costretto ad effettuare un atterraggio di emergenza, si trova catapultato nel 2020. Ciò che vede è un mondo dominato da catastrofi, sia ambientali che umane, all’interno delle quali gli uomini si muovono senza mai fermarsi, anche solo per un istante, a riflettere sulle ripercussioni delle loro azioni.

Come afferma la stessa Veronica – «Ho scelto di chiamare il mio brano “Vivarium” perché, soprattutto negli ultimi anni, la Terra si sta trasformando sempre di più in una fragile e usurata teca di vetro, dove tutti noi viviamo inconsapevoli di come anche un solo cambiamento nell’ecosistema potrebbe causare una reazione a catena irreversibile. Così, questo nostro continuo ignorare ci ha spinto a perdere consapevolezza di quanto ci circonda, arrivando a danneggiare la Terra e, quindi, noi stessi. Il nostro agire, infatti, ha fatto scaturire un meccanismo che ci sta distruggendo anche dal punto di vista morale ed è necessario aprire gli occhi per prendere consapevolezza, il prima possibile, delle conseguenze che già stiamo subendo, prima tra tutte la guerra, triste fotografia della totale perdita di lucidità alla quale stiamo assistendo».

“Vivarium” si presenta come un brano dalle sfumature elettroniche, ispirate a Moby, e da suoni che creano una sospensione spazio-temporale, riproducendo la sensazione di una corsa contro il tempo.

Paul Gilbert, Andrea Braido e Matteo Mancuso fra gli ospiti di GuitarSciò, festival internazionale della chitarra, questa estate a Battipaglia (SA)

Prima edizione per GuitarSciò, festival della chitarra organizzato dall’associazione di promozione sociale MIUSIC (Volutamente Miusic per italianizzare la pronuncia inglese, marcandone le origini) con la direzione artistica di Ciro Manna che si terrà questa estate a Battipaglia, a pochi chilometri da Salerno e ad un passo dal Parco Nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni.

Il nome GuitarSciò nasce da un gioco di parole, dall’assonanza che il termine inglese “show” ha con la voce espressiva “ sciò”, espressione scaramantica utilizzata per allontanare il malocchio.

Nato con l’intento di ospitare alcuni fra i principale protagonisti nazionali ed internazionali di questo meraviglioso strumento, GuitarSciò nasce dal desiderio di riportare la musica suonata sui palchi, dopo il lunghissimo periodo di stop dovuto all’emergenza covid.

«Il festival nasce dal desiderio di vivere un “mondo migliore”. Ciò che si vuole realizzare è riaccendere un “faro” sulla musica suonata dal vivo, sull’importanza che essa ha rappresentato e rappresenta tutt’oggi, sulla disciplina che sottintende, sull’emozione che solo essa può trasferire durante lo spettacolo».

Tanti i protagonisti che calcheranno il palco del festival, che sarà presentato da Peppe Fiori e Kali di Rocker TV, fra i quali Paul Gilbert & Band, Andrea Braido Rock Quartet, Matteo Mancuso Trio, Ciro Manna Trio feat. Walter Ricci, Bermuda Acoustic Trio e Pierangelo Mugavero Fingerstyle.

NON SOLO LIVE

Ma GuitarSciò non sarà soltanto concerti.

Attraverso i 30 stand espositivi sarà infatti possibile entrare in contatto con le maestranze del mondo della seicorde, incontrando liutai, produttori di amplificatori, produttori di effetti a pedale, produttori di plettri, ecc.

All’interno dell’area evento saranno disponibili, inoltre, zone di ristoro (food & beverage), una zona backstage e non mancherà una rappresentanza della mozzarella di Battipaglia, a cura di uno dei caseifici più rinomati della zona.

CRONOPROGRAMMA

Apertura cancelli: ore 18:00

Ore 18:30: start workshop presso Stand Amplificatori

Ore 19:00: start workshop presso Stand Chitarra di Liuteria

Ore 19:30: start workshop presso Stand Effetti a Pedale

Ore 20:00: start workshop presso Stand Chitarre Acustiche

Ore 20:45: apertura concerti

Chiusura Concerti: ore 24:00

Camilla Fascina e Luglio ci mostrano la vita

Cos’è la vita? Cosa vuol dire vivere? 

Tu che leggi sai rispondere? 

Mentre ci rifletto su anch’io, ascolto il nuovo EP di Camilla Fascina composto insieme a Emanuele Berlaffa (aka Luglio), che si intitola proprio “life”. Vita. 

Così nelle mie cuffie ruotano tenendosi per mano quattro brani molto delicati, chill. Bastano voce e chitarra a riempire il cuore. Non c’è più spazio per nulla.  

“One day you understand: even if you change everything, you don’t change.”

Change è il primo. Come si intuisce dal titolo è un tributo al cambiamento. In particolare parla del grande vuoto e del salto che dobbiamo affrontare quando ci troviamo dinanzi a esso.  Il testo e la voce pulita e melodiosa della Fascina persuadono e ti invogliano a fare quel salto.

“Open your eyes one day you said to me…”

La tracklist continua con I’m life, un racconto molto intimo che cela un messaggio motivazionale. Un uomo e una donna si rendono conto di essere delle risorse a tutti gli effetti, in quanto creatori e creature viventi. Se al contrario dei protagonisti della storia gli occhi li chiudi, ti ritrovi nella sala di un cinema, alla proiezione di un film in realtà aumentata. Non sei più spettatore o spettatrice. Sei parte integrante del cast: vivi la trama. Ah la magia della semplicità!

“Look at any difference: we’re just like moon and sun. Everyone connects it but we’re pullying apart.”

Nel clou dell’ep appare It’s your face. Il volto della persona amata che nei desideri più reconditi sa di casa. È sognata verità. La melancolia vince tutto.

“Wherever you are the kiss of the sun can touch your face.”

Il progetto si chiude con In my dream, che concettualmente è un po’ il continuum di It’s your face. I sentimenti verso l’amato sono talmente forti da non poter essere più contenuti e sfociano in lettere d’amore. 

Cambiare. 

Presa di coscienza del proprio io. 

Sognare. 

Amare.

Quattro i punti chiave affrontati in Life. 

Non so dire se rispondono alle mie domande, ma posso affermare che è davvero molto bello ascoltare frammenti del vissuto di qualcuno, entrarci e sentirsene in qualche modo parte. Anche questo può essere considerato un proprio frammento di vita. Anche questo può essere un punto chiave atto a definirla. Almeno credo. 

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FUCIBO: Pasta con farina di insetti per un futuro ecosostenibile.

FUCIBO
Una nuova storia tutta italiana che punta ad un futuro ecosostenibile.

Nutristi di insetti in maniera alternativa è possibile grazie a Fucibo.

Pasta, crackers e chips pronti a sbarcare nel mercato italiano.

Italia, patria di spaghetti, pizza, lasagne e tagliatelle. Patria di pastori e agricoltori dalla tradizione millenaria. Quella tradizione in cui la cucina con i suoi piatti tipici è ben radicata e cosi complicata da scalfire.

Patria di quella dieta mediterranea con tanta dose di frutta, verdura e pesce regala, a quanto si dice, longevità oltre la media. Trovandoci qui, la domanda è sincera e diretta. Può il popolo italiano accettare un nuovo concetto di alimentazione? Può la nonna di tutti noi concepire di preparare la sua pasta fresca in una nuova forma?

Può la grande cucina italiana far entrare nelle sue abitudini un alimento diffuso già nel mondo ma di sicuro non nelle sue corde? Stiamo parlando degli INSETTI.

La maggior parte delle riflessioni fatte in materia di “insetti da mangiare” parte dal principio che

tra qualche anno sulla terra saremo più di 9 miliardi di persone e le risorse cosi come le conosciamo saranno sempre più scarse. Dunque l’alternativa possibile con tanto di rispetto di valori nutrizionali adeguati, è proprio in quegli esserini che a tanti stanno simpatici ma a molti fanno davvero rabbrividire.

Ad oggi secondo la FAO (Food and Agriculture Organization of the United Nations) già circa 2 miliardi di persone fanno uso di insetti per fini alimentari con oltre 1900 specie commestibili.

Coleotteri, bruchi, api, vespe, formiche, cavallette, locuste, grilli, cicale, cicalino, cocciniglie, cimici, termiti, libellule, mosche sono solo alcuni.

Un alimento ad alta efficienza di conversione nutrizionale (es. 100 gr di temiti africane contengono 610 calorie e 38 di proteine, l’equivalente del consumare pollo o altre carni ) ricco di fibre alimentari, a basso contenuto di grassi, fornisce minerali essenziali come potassio, sodio, zinco, fosforo, rame, manganese e ferro, hanno un notevole apporto vitaminico come vitamine A, B2, B3, B5, B6, B7, B9, C, D, E e K.

Inoltre sembra essere considerato l’alimento ecosostenibile per eccellenza. Basti pensare alla bassissima quantità d’acqua necessaria ad allevarli od ancora agli spazi decisamente più ridotti per finire poi ad una bassissima emissione di gas serra dall’anidride carbonica al metano fino ad arrivare al potassio di azoto per non parlare dell’ammoniaca presente in letame e urine ( per farvi un esempio veloce senza tirare numeri e percentuali in mezzo, basti pensare che attualmente gli allevamenti di bovini inquinano più delle auto). Quelle “flatulenze” che invece con gli insetti si andrebbero ad abbattere drasticamente.

La lista dei benefici di allevare e consumare insetti è ancora davvero lunga, ma già questi bastano e avanzano per delle riflessioni in merito.

Di sicuro queste riflessioni le ha fatte FUCIBO, azienda tutta made in Italy che ha come core business la produzione alimenti a base di farina di insetti.

Pasta, Crackers e Chips pronti ad arrivare nel mercato italiano e a sfidare il gusto della tradizione radicata in buona parte del bel paese.

Li abbiamo intervistati per capirne di più.
“L’idea nasce circa 7 anni fa, quando abbiamo avviato il progetto Entomofago, il primo magazine internazionale specializzato sugli insetti commestibili e le altre proteine alternative. Il secondo step del nostro progetto è stato aprire 21bites, il primo marketplace online per prodotti a base di insetti made-in-Eu.

Terzo stadio è stata l’apertura della società italiana che si occupa di produrre alimenti made-in-italy a base di insetti commestibili”.

A rispondere alle nostre domande c’è Lorenzo Pezzato, uno tra i quattro soci e fondatori di Fucibo con sede a Vicenza e a Londra.

Un percorso arrivato dopo alcune esperienze, ci dice Lorenzo, e soprattutto grazie alla curiosità.

I primi insetti europei che abbiamo assaggiato, al netto delle esperienze nei mercatini per turisti in Vietnam, Cina, etc. sono stati i grilli interi speziati. Le prime impressioni sono state strane dal punto di vista solo ed esclusivamente psicologico. Per quanto riguarda il gusto invece siamo andati oltre le aspettative. Ti spiego: gli insetti essiccati hanno davvero un gusto molto tenue che viene ulteriormente diluito dagli aromi, perciò si avvicinano molto agli snack tradizionali. Insomma sono buonissimi”.

Se stavate pensando di assaggiare fantastici e “scrocchiarelli” spiedini di grillo aromatizzato probabilmente è arrivato il momento.

Di certo però sulle tavole tutte tricolore è difficile abituarsi da subito a metterli al fianco di spiedini di salsiccia e peperoni.

Dunque come si fa? Ed è qui che FUCIBO ha la giusta intuizione. Utilizzare la farina di insetti per produrre pasta, chips e salatini decisamente più vicini alle nostre abitudini.

“Ci riforniamo di farine di insetti autorizzate dalla Commissione Europea per trasformarli in prodotti finali. Attualmente in Italia non ci sono produttori di insetti e farine che siano autorizzati. La nostra materia prima certificata è acquistata in Francia e lavorata in italia.”

Ad oggi in Italia, per essere chiari, anche se esistono allevatori di insetti, come sottolineato non sono autorizzati alla produzione di “human food”.

Ed allora qual è l’insetto con il quale viene fuori la farina utilizzata da Fucibo?

“Al momento utilizziamo il Tenebrio Molitor ( Camola della farina) che per diventare prodotto finale segue lo stesso processo di trasformazione in farina dei cereali ovvero essiccazione e successiva macinazione”.

Tenebrio Molitor ( Camola della farina)

Insomma la Camola della farina. Siate sinceri ed ammettetelo. Almeno una volta nella vita vi è capitato di trovarle nella vostra dispensa a gironzolare. “Gli insetti hanno bisogno di pochissimo spazio e pochissima acqua, emettono pochissimi gas serra, hanno un ciclo di vita rapido durante il quale raggiungono livelli percentuali altissimi di proteine sul peso corporeo, il loro letame è un ottimo fertilizzante e possono essere perfettamente inserti nei meccanismi di economica circolare per aggiungervi valore”.

Dunque Lorenzo rafforza le premesse di cui prima che posizionano in maniera prepotente l’insetto come l’alimento proteico ecosostenibile per eccellenza.

Ma sempre dalle premesse fatte in precedenza, sappiamo bene che la tradizione italiana è ben radicata sulle sue concezioni. Dunque la domanda che ci sorge spontanea è capire se il mercato Italia è pronto ad accogliere nella sua dieta un nuovo alimento a base di insetti.

“Certo che si” – afferma Lorenzo – “ Lo dicono i sondaggi e lo confermano le vendite. Ovvio parliamo ancora di un mercato di nicchia e di sicuro una parte della popolazione – per vari motivi – non li consumerà mai. Il nostro lavoro per ora è realizzare prodotti di alta qualità destinati alle persone che sono già interessate. Il consumo di massa arriverà anche grazie al fatto che i nostri prodotti presto si troveranno anche nei negozi e nei supermercati, e non solo online. Naturalmente crediamo fortemente che il sigillo made-in-italy sarà traino delle nostre vendite all’estero”.

Pasta, crackers e chips sembrano essere i primi prodotti ideali per avvicinare anche i più scettici all’alimento.

“Se è vero che la farina di insetti si integra agli ingredienti tradizionali utilizzati, è anche vero che ha delle caratteristiche organolettiche che impongono molto studio e molta sperimentazione prima di arrivare ad una ricetta valida e stabile.”

Il lavoro di sperimentazione di Fucibo dura già da qualche anno ma è da pochissimi mesi ( anno 2021 ) che sono arrivate le prime autorizzazioni a commercializzare prodotti di questo tipo. Altre ancora ne arriveranno presto.

La strada generale è quindi davvero chiara e pronta ad aprire sempre di più al consumo dell’alimento insetto.
“Il primo prodotto che stiamo commercializzando sul mercato italiano da pochissimi giorni sono le chips, per poi passare alla pasta e ai crackers fino ad arrivare a dei fantastici biscotti che presenteremo presto. Abbiamo già lavorato ad altri prodotti che lanceremo ma che ora non possiamo ancora svelare.”

Non insistiamo nello scoprirlo solo per il fatto che siamo pronti ad approcciarci all’assaggio e i prodotti già in commercio iniziano già a soddisfare la nostra curiosità.

La pasta ottenuta con le migliori semole e attente lavorazioni, biologica e ricca di proteine compete.
Le chips di mais estruso, cotte in forno ed aromatizzate alla pizza e al formaggio.

I crackers, deliziosi quadrati di sfoglia sottile prodotti con lievito madre e farine di grani derivati da antiche varietà 100% italiani macinati a pietra.

“Abbiamo già ricevuto l’interesse di pizzerie, pasticcerie, panifici, ristoranti, etc. Ora che ci sono le autorizzazioni europee, non ci vorrà molto perché questo ingrediente faccia il suo ingresso nella lista di quelli che già usiamo quotidianamente, di cento non per sostituirli ma per offrire un’opportunità in più”.

Ma come convincere i più scettici?

“Con una cosa davvero semplice: provateli, assaggiateli. Rimarrete piacevolmente sorpresi!”

Vi sarò sincero: a mia curiosità è davvero cresciuta.
Devo assolutamente assaggiarli. Mentre voi ci riflettete su un pochino, io li ordino. Voglio le mie chips di insetti ora!

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Read(y), cultura in pillole a Radio Kaos

Read(y), programma radiofonico di Radio Kaos,  nasce dall’esigenza dell’autore Michele Piramide di creare un incubatore culturale.
L’intento è cercare attraverso Radio Kaos di “somministrare pillole di poesia e stracci d’arte”.
Insieme al talent scout Stefano Tarquini , il programma, in onda ogni mercoledì dalle 17.00 alle 18.00, ha voglia di fare contro-cultura, aprendo il suo microfono a chi ha qualcosa da raccontare.Cerca di essere un punto di riferimento di vera cultura indipendente.
Nello studio sono passati prima gli aforismi del Marzioso e poi le struggenti parole, quelle che graffiano il cuore, di Ilaria Palomba, per finire poi nella poetica romanità di Pieravanti ( da Il muro del Canto ) e sconfinare poi nell’avanguardia con le Eterobasiche.
Fatevi dunque avanti!
READ(Y) è un open-mic, una lente di ingrandimento sull’’underground, una mano tesa se quello che hai dentro fa troppo male; è soprattutto un posto sicuro, “un isola che non c’e” scevra da giudizio ma affamata di sapere.

Simona Binni: da fumettista ad editor

Simona Binni è una delle autrici della casa editrice Tunué.

Nata a Roma nell’ottobre del 1975, Simona si laurea in Psicologia dello Sviluppo Evolutivo. Successivamente si diploma alla Scuola Romana del Fumetto.

Nel 2014 inizia la sua collaborazione con la  Tunué, per la quale pubblica, come autrice e disegnatrice per la collana Tipitondi, Amina e il vulcano, che le vale il premio come miglior esordiente al Romics 2015 e la candidatura come Miglior fumetto per ragazzi al premio Carlo Boscarato, al Treviso Comic Book Festival 2015.

Successivamente,  sempre per Tunué,  pubblica Dammi la mano.
Sempre nel 2016 esce il suo terzo titolo come autrice completa, Silverwood lake , ancora per Tunué, ma stavolta nella collana per adulti Prospero’s Books e nel 2017 La memoria delle tartarughe marine e Stagioni: quattro storie e mezzo per Emergency.

Dal 2019 è il coordinatore artistico della collana Ariel Tunué che affronta temi legati al femminile e alla parità di genere.

Ariel, che prende il suo nome dallo spirito shakespeariano dell’aria, privo di caratterizzazione sessuale, è l’occasione per autrici e autori di raccontare con le loro storie temi cari alle donne. 

Come spiega la stessa Simona non si tratta di una collana femminista un mezzo di riflessione aperto e onesto sul tema del femminile. 

Come nasce l’esperienza di Ariel?

La collana nasce da un’idea del direttore editoriale di Tunué, Massimiliano Clemente, che me ne ha affidato lo sviluppo. L”intenzione era quella di trattare temi cari alle donne. Lavorando al progetto ci siamo resi conto però che creare un filone di genere non sarebbe stato utile. Quindi ci siamo orientati su uno spazio che desse voce a un dialogo tra i generi sul tema del femminile. Sfida forse più difficile ma certamente innovativa. 

Qual è lo spirito profondo di questa esperienza?

Questa collana apre tante domande su cosa rappresenta il femminile. E la bellezza e la vera restituzione del senso profondo di questa ricerca arrivano dalle storie che mi vengono sottoposte e dal fatto che autrici e autori si mettano in gioco guardandosi dentro. Ovviamente questo coinvolgimento così intenso permette di scrutare nuovi orizzonti sia per la collana che per me stessa.

 

Da fumettista ad editor: com’è raccontare storie da questi due diversi punti di vista?

Ogni fumettista quando racconta una storia ha sempre bisogno di un occhio esterno che ne segua l’evoluzione sotto diversi aspetti, poiché quando scriviamo corriamo il rischio di innamorarci troppo della nostra creatura e renderla poco universale. Il lavoro dell’editor favorisce una visione più larga che consente alla storia di arrivare a un pubblico più vasto. Questi principi valgono sia per i progetti che seguo come editor che per i miei libri. Pensavo che fossero due tipi di soddisfazione diversa, invece veder nascere un lavoro, che sia il mio o di altri, è sempre un grande privilegio. E anche uno stimolo a continuare la ricerca. 

Leggevo del tuo incontro con i ragazzi di una scuola media di Roma: quanto è importante il confronto diretto con i ragazzi e come questa generazione vive e affronta il rapporto con il maschile, il femminile e l’identità di genere?

Il confronto con le nuove generazioni è sempre bello e spiazzante. Ho avuto l’impressione che i giovani siano molto più avanti rispetto al passato, perché alcuni concetti sembrano già far parte del loro bagaglio emotivo e culturale. Ad ascoltarli c’è da imparare. Mentre vi sono generazioni che discutono di determinati concetti, i più giovani sono già proiettati sulla loro messa in pratica.

Leggevo anche dell’episodio di una mamma che ha restituito una copia di un libro acquistato per la figlia tredicenne, dopo aver scoperto che vi si raccontava una storia omosessuale: quanto lavoro c’è ancora da fare sugli adulti?

Bisogna ricordare che noi tutti scriviamo storie per tentare di aprire quanto più possibile il dialogo e dobbiamo continuare a perseguire questo scopo. Tenendo comunque la porta aperta anche a chi la pensa diversamente. Detto questo, il lavoro da fare è ancora molto, anche su noi stessi e su tutte quelle forme di pregiudizio che seppur inconsapevolmente spesso ci portiamo dentro.

Ci parli dell’ultima uscita per Ariel, Vento di libertà?

Vento di libertà è la prima opera come autore completo di Lelio Bonaccorso. E’ una storia coraggiosa che parla della determinazione di due donne, Dina e Clarenza, che combattono per la libertà. Ambientata durante i Vespri del 1282, racconta il risveglio delle coscienze dei siciliani che si ribellano agli oppressori. Ho trovato particolare e affascinante che il concetto di femminile fosse affidato dall’autore in primo luogo alla terra. Quella Sicilia che generosamente ha sempre saputo abbracciare popoli e culture. Oggi più che mai.

Ne La memoria delle tartarughe marine racconti una storia di forte attualità in cui il tema della fratellanza e delle radici si mescola a quello della migrazione e dell’immigrazione: quanta forza comunicativa ha il fumetto, in tutte le sue accezioni, nel raccontare temi così importanti e attuali e qual è il suo impatto sul pubblico? 

Il fumetto è un mezzo potentissimo perché unisce la forza delle immagini a quella delle parole, quando questi due elementi sono sapientemente calibrati. Inoltre, in questi ultimi anni, il fumetto finalmente non è più considerato un prodotto esclusivamente per bambini ma la dignità e la complessità delle sue storie lo hanno elevato a potente strumento narrativo capace di arrivare anche a un pubblico più esigente. Infine il formato libro oggi chiamato appunto Graphic Novel e la sua presenza sempre più massiccia in libreria, aggiungono bellezza e spessore al grande lavoro che da sempre c’è nel mondo del fumetto.

 

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Il fenomeno Chris Obehi giovedì 7 aprile live al “Cinquanta – Spirito Italiano”

Torna la musica live al “Cinquanta – Spirito Italiano”, in via Trento a Pagani (SA), con l’eccezionale live di Chris Obehi, con il supporto di BUH Concerti e la media partnership di Booonzo.it.

Chris Obehi, nome d’arte di Christopher Goddey, nasce in Nigeria nel 1998. Durante l’infanzia viene introdotto alla musica gospel dalla famiglia. Nel 2015 fugge dal suo Paese a causa delle persecuzioni religiose portate avanti da Boko Haram. Giunto prima in Libia, quindi a Lampedusa e infine a Palermo, dove stringe amicizie alle jamsession facendosi notare come bassista. Qui intraprende gli studi di contrabbasso al conservatorio Alessandro Scarlatti e apprende da autodidatta la chitarra. Nel frattempo matura grande interesse per la musica tradizionale siciliana, imparando le canzoni di Rosa Balistreri. Nell’inverno 2018 un video nel quale suona “Cutiludissi” raggiunge nell’arco di tre settimane quasi un milione di visualizzazioni. Nel 2019 realizza più di 100 concerti, attraversando tutta la Sicilia e poi in Sardegna e in Lombardia, suonando e raccontando la propria storia per locali, associazioni, club, manifestazioni e festival: il memoriale di Peppino Impastato (Cinisi), Mondo Sounds Festival (San Vito Lo Capo), Festi Valle (Agrigento) e Meeting Del Mare (Marina Di Camerota); partecipa al cast della prima dell’opera “Winter Journey” di Ludovico Einaudi al Teatro Massimo di Palermo. Nel dicembre 2019 vince la Targa Siae – Giovane Autore a “Musica contro le Mafie”. Nel gennaio 2020 vince il XIX Premio Rosa Balistreri e Alberto Favara. Il primo album di Chris Obehi si chiamerà “OBEHI”, che in lingua Esan significa “mani d’angelo”. Uscirà a Marzo2020 per 800A Records e sarà composto da canzoni in italiano, inglese, siciliano, Esan e Pidgin nigeriano.

 

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Twilo: quando il piacere è universale e l’amore è tecnologico

Ormai si sa, i sex toys non sono più oggetti scandalosi, anzi, il mercato ha aumentato in modo costante l’offerta di prodotti adeguandosi, di fatto, alle grandi richieste da parte del pubblico che, soprattutto in tempi di lockdown, ha portato in Italia un incremento di interesse pari al +110%.

Esistono sul mercato giocattoli del sesso adatti a qualsiasi tipo di persona, in grado di stimolare determinate zone erogene – senza dimenticare l’aspetto mentale della questione – e di agevolare l’esplosione di piacere.

Certi prodotti sono ormai dei veri e propri capolavori di design, piccoli grandi oggetti artistici, proprio come quelli di Twilo, brand di devices innovativi creati per unire tecnologia e piacere, ideato – progettato e commercializzato da Netingerie S.r.l.

Il nuovo marchio, completamente made in Italy e ideato dall’imprenditrice Andreina Serena Romano, nasce dalla convinzione che il piacere sessuale sia parte integrante della salute generale e del benessere mentale. Lo scopo, infatti, è quello di chiudere definitivamente il divario del piacere, combattendo l’ineguaglianza tra i sessi anche fra le lenzuola, dove il sex-tech ricopre un ruolo chiave e diviene strumento d’ausilio contro la lotta agli storici pregiudizi sul sesso.

È indubbio che la tecnologia ricopra, anno dopo anno, un ruolo sempre più importante che permette di migliorare e personalizzare l’utilizzo del giocattolo erotico favorendo il piacere e le esigenze di tutte e di tutti.

Per questo Twilo, pur proponendo software e hardware di ultima generazione sempre più performanti, si focalizza principalmente su coloro che saranno i futuri consumatori, ovvero sui quei corpi che saranno in grado di dialogare con gli strumenti del piacere. Ed è proprio qui, che biologia ed ingegneria ricoprono un compito importante. Entrambe, infatti, sono intrinsecamente collegate ai termini di curiosità e voglia di sperimentare, caratteristiche che accomunano anche il mondo del sesso e che hanno permesso a Twilo di presentare sex-toys sempre più tecnologici e di design, sviluppati con forme e caratteristiche in grado di attivare nel modo più efficiente possibile i centri del piacere e soddisfare i bisogni sessuali degli uomini ma principalmente delle donne.

Non più falli realistici e vibratori classici, quindi, ma oggetti belli anche alla vista che presentano forme accattivanti. Dispositivi personali discreti che, attraverso sensori, circuiti e vibrazioni, permettono di vivere un’esperienza d’amore, da soli o in compagnia, in grado di regalare un’interazione o una risposta a chi li usa.

Tra i fiori all’occhiello di Twilo: Amorello, linea di preservativi pensati principalmente per essere acquistati dal gentil sesso e utilizzati dagli uomini; e TouchUp, copricapezzolo vibrante, ideato e brevettato da Netingerie, comodo anche da indossare sotto abiti trasparenti, vestiti leggeri e top.

Come nasce il progetto Twilo?

Qualche anno fa ho iniziato a studiare il mercato dei sex toys e ho pensato di proporre qualcosa di nuovo e di innovativo. Così ho immaginato Twilo, un brand giovane ed elegante fatto di prodotti discreti ed innovativi. Purtroppo, al tema sex toys si pensa sempre a prodotti esagerati che servono per pratiche chissà quanto complicate. La nostra missione, invece, è quella di creare giocattoli erotici utilizzabili da tutti ogni giorno e senza vergogna. La sessualità, d’altronde, fa parte della nostra vita ed è una cosa bellissima.

In cosa differiscono i devices twilo rispetto ad altri brand?

I nostri prodotti sono dei veri e propri gioielli: oggetti di design con forme eleganti e dimensioni adeguate. Queste caratteristiche danno la possibilità ai nostri clienti di poter portare ogni oggetto con sé: in borsa, al collo, nelle pochette e, perché no, anche nel taschino. Inoltre, il nostro reparto ricerca e sviluppo lavora costantemente, non solo sulla creazione di disegni nuovi e innovativi, ma anche nel settore tecnologico che permette di unire la bellezza all’utilità. I nostri sex toys, vantano diverse funzionalità: sono waterproof e silenziosi con differenti velocità e funzioni; hanno una predisposizione di utilizzo tramite devices e o in remoto attraverso telecomandi intuitivi. Inoltre, sussistono funzioni aggiuntive che permettono di creare una “community Twilo” per generare confronti e incontri personali. Insomma, è un progetto ampio e visionario capace di offrire il piacere nelle vite di tutti.

Twilo ha lanciato anche una collezione di gioielli

Esattamente. Abbiamo lanciato la prima collezione al mondo di “Jewel Toys”, gioielli disegnati per essere veri e propri strumenti di piacere. Collane con catene intercambiabili e proiettili che vibrano, bracciali con charmes vibranti, orecchini con palline pendenti e collane per smartphone. Tutti i prodotti, ovviamente, sono creati con materiali sostenibili, esclusivi e tecnologici.

I sex toys sono adatti sia per donne che per uomini?

Assolutamente, sì. I nostri prodotti sono perfetti e adatti a tutti e a tutte le esigenze. Ad esempio, esistono giochi erotici consigliati per chi è ai primi approcci così da favorire una migliore prima esperienza sulla conoscenza del proprio piacere e sulla stimolazione di aree erogene ancora sconosciute.

Cos’è per te il piacere?

Urlare, gioire, sorridere, non aver paura, lasciarsi andare. Secondo me, qualsiasi reazione del nostro corpo e del nostro cervello rappresentano il piacere. Troppo spesso, infatti, viene lasciato in disparte o nascosto poichè la nostra società ci ha insegnato che è qualcosa di cui vergognarsi se non addirittura un peccato. Basti pensare alle difficoltà che ci sono nell’educazione delle tematiche sessuali; eppure, chiunque sin da piccolo dovrebbe conoscere il proprio corpo e i propri organi, sapere cosa succede e perché il tutto cambia con il passare degli anni. Invece, troppo spesso i giovani devono studiare da autodidatti attraverso fredde ricerche sui computer o, addirittura, chiedendo informazioni e consigli agli amici, che sicuramente non potranno mai essere come gli esperti del settore. Questo comporta ignoranza nella prevenzione, problemi e disagi. L’obiettivo di Twilo è, infatti, anche scardinare il malsano tabù sul sesso. È necessario scoprire e scoprirsi. Non solo: provare, sospirare, credere e sentire.

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La parola fantasma di Cristina Campo

Una fotografia, un dagherrotipo o un calco da cui svanire. Un pensiero che si fa grafia e diventa il nulla imperdonabile sottraendosi alla realtà.

Questo era il testo del personaggio impalpabile e disseminato di Cristina Campo, autrice di peccato e raziocinio estremo, di fede nella beltà irraggiungibile che lascia un tracciato di letteratura, ferma dove non esiste il tempo.

«Ora rivoglio bianche tutte le mie lettere, inaudito il mio nome»

Non ha scritto quasi niente. Solo, soltanto una massa di risposte e indirizzi, annotazioni e racconti per definire l’indefinibile. La donna che amava i più bei volti irraggiungibili del mondo, Von Hoffmanstahl, Emily Dickinson a 17 anni e altri sconosciuti, la compagna di Elemir Zolla.

Voleva sparire a partire dal nome, Cristina Campo, che teneva insieme Gesù e i lager, al posto di Vittoria Guerrini, con una vita votata al sacrificio e al deserto.

I suoi libri sono i suoi epistolari, indegni di un corpus perché non compresi in un oggetto o in un discorso, ma composti di frammenti di parole e desideri a grappolo, sparsi per le coste inquiete della lettura.

È vero, leggerla lascia un senso di inquieta bellezza.

«Ma io non ho davvero che la poesia come preghiera, ma posso offrirla?»

L’alchimia e il mistero si sposano ad una concezione concreta della vita quotidiana, di amori tempestosi, sfrenati e condannati. Lei è una donna di casa che quando ha tempo scrive, che vuole filare la lana o le parole.

I fatti del mondo le appaiono malvagi di un male intollerabile, a cui tutto di noi deve opporsi per tendere ad un reale altro, annidato nell’ombra, con un metodo di distacco e indifferenza celesti. C’è in questo atteggiamento un segreto feroce che non si lascia prendere dal nulla del mondo.

La verità definitiva della parola poetica, intangibile e religiosa, risplende a distanza lasciandosi guardare in un territorio di amicizia, dove si muove la scrittura simile al tempo dell’infanzia, fragile, lontana.

«Si dovrebbe tornare alla unità d’intenti dell’infanzia, la totalità di scopo e di attenzione che rende il bambino invincibile signore del regno dei cieli»

Lettere, poesie e scritti – Cristina Campo (Belinda e il mostro, La tigre Assenza, Gli imperdonabili- Lettere a Mita- Adelphi)

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Questo scritto e altri si trovano su www.squagliasole.it a cura di Alfonso Tramontano Guerritore

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