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Giffoni Film Festival: “Il Festival più necessario” si fa in quattro.

Oggi l’annuncio ufficiale di Claudio Gubitosi, direttore del Giffoni Opportunity, che non rinuncia a portare avanti il “Festival più necessario”. Da 50 anni promotore di cultura, emancipazione ed integrazione, oltre che luogo di creatività e speranza per tantissimi ragazzi di tanti Paesi nel Mondo, non molla e manda un messaggio di ripresa forte e chiaro.  Sia proprio Giffoni occasione universale per ripartire dopo questa emergenza da pandemia, oltre che incredibile  strumento per riattivare e riabilitare i nostri cuori e i nostri animi.

L’emergenza vissuta impone ed imporrà nuove misure e nuovi protocolli, oltre che la riformulazione di alcuni aspetti.  Ecco perché quest’anno il Giffoni Film Festival si dividerà in quattro momenti diversi, modulati in base al target di età dei jurors, ai quali, ancora di più, sarà garantito il massimo della sicurezza. La prima fase si svolgerà a Giffoni Valle Piana dal 18 al 22 agostola seconda dal 25 al 29 agostola terza tra settembre e novembre e la quarta dal 26 al 30 dicembre.

«Non ho mai pensato, per un solo secondo, che questa edizione non si facesse – spiega Gubitosi – Mi sono sempre chiesto, invece, come fare per non distruggere l’unicità di Giffoni, dove lo stare insieme è proprio l’emblema del festival. Iniziare daccapo, come se mi trovassi all’improvviso in una macchina del tempo, per farmi trasportare nel Giffoni degli anni ’70, pur con tutte le modernità di questo tempo.

Claudio Gubitosi, direttore del Giffoni Opportunity

Giffoni non l’ho mai visto come un evento, un festival, un paese, ma sempre e ancora di più oggi come una persona fisica, vera.  Che come tale vive di tappe, storie, stati d’animo, amicizie, relazioni, successi, emozioni, paure. Allora mi sono fatto in quattro per il mio compagno di viaggio e lui adesso si fa in quattro per il suo pubblico.»

Si parte il 18 fino al 20 agosto con i Generator +16, +18 e i masterclassers Impact. I film in concorso nella sezione Generator +16 approfondiranno le diverse tematiche legate al mondo dell’adolescenza, mentre Generator +18 affronterà il rapporto tra generazioni diverse. Masterclass Impact  affronterà invece le sfide della contemporaneità e dell’innovazione.

Dal 25-29 agosto 2020 la sezione Generator +13 formata da 305 jurors, divisi in due gruppi, affronteranno temi che trattano il passaggio verso l’età adulta.

Masterclass Cult, format ormai consolidato e diretto da Manlio Castagna, mira invece all’approfondimento con maestri del cinema, della letteratura, dell’arte. Digital filmmaking, fotografia, sceneggiatura basic e seriale sono i lab proposti e realizzati con la collaborazione di professionisti di grande calibro ed esperti. 1100 giovani facenti parte di hub italiani e internazionali prenderanno virtualmente parte alla seconda tranche del festival.

La terza fase invece si svilupperà tra settembre, ottobre e novembre e sarà riservata alle Università italiane, agli hub europei alle nuove masterclass, al tour in Italia per il cinquantennale, alla produzione del film sui 50 anni di Giffoni, ai progetti di innovazione.

Dicembre (26-30 dicembre) sarà infine l’occasione per riunire i più piccoli (Elements +6 e +10) e le loro famiglie.  Ai bambini dai sei ai nove anni verrà proposta una selezione di lungometraggi e cortometraggi, incentrati prevalentemente sul fantasy, mentre per gli Elements +10 i film selezionati mostreranno cosa accomuna i ragazzi di tutti i Paesi del Mondo.

I jurors italiani che parteciperanno fisicamente sono esclusivamente campani. A loro si uniranno, con collegamenti quotidiani, ben 51 hub, 34 in Italia e 17 internazionali. A loro il compito di visionare e votare i film in concorso in streaming dalla loro città.

Per quel che riguarda gli ospiti e i talent, il Festival ha annunciato solo parte dei nomi che quest’anno saranno di scena nella Multimedia Valley. Saltano all’occhio l’attore Raoul Bova e il regista Sergio Castellitto; oltre che la giovanissima e talentuosa attrice Benedetta Porcaroli, protagonista della serie Tv Baby ed Erri De Lucada poco intervistato dallo staff di Booonzo – , da tempo uno dei volti più importanti del prestigioso mondo editoriale italiano.

Queste sono in parte le novità della 50esima edizione del Giffoni Film Festival, primo Festival Internazionale a dichiarare la ripartenza. Quindi siamo, mai come in questo momento, desiderosi di vivere e di assistere dal vivo a quello che da mezzo secolo possiamo definire la realizzazione di un grande ed immenso sogno.

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Chef Salvatore Avallone : “Tornare al ristorante è possibile. Riparte il mio Cetaria”

“Posso richiamarti tra 10 minuti?”

Si apre cosi la telefonata con Salvatore Avallone, chef e proprietario del “Ristorante Cetaria” a Baronissi, in provincia di Salerno, tra i consigliati della Guida Michelin.

L’ho beccato con le mani in pasta. Letteralmente.

“Perdonami Luca, stavo rigirando l’impasto del pane”

Una cucina tradizionale quella di Salvatore, creativa quanto basta, che parte dal territorio strizzando l’occhio alla cucina internazionale, risultato delle sue esperienze all’estero.

Il ristorante Cetaria ha riaperto per la prima i battenti sabato 23 maggio, dopo i difficili mesi di emergenza Covid-19. Periodo che Salvatore e la sua azienda non hanno vissuto con grosse difficoltà.

“Parliamoci chiaro, è ovvio che un colpo alle economie generali c’è stato, ma fortunatamente avendo avuto sempre sotto controllo la gestione dei costi non ho avuto insolvenze sia nei confronti dei fornitori che dei dipendenti”.

” La cassa integrazione per i miei dipendenti non è mai arrivata e questo mi fa rabbia “

“Una cosa però mi fa rabbia” – specifica Salvatore – “la mancata cassa integrazione per i miei dipendenti che non è mai arrivata. Ovviamente è un problema che le istituzioni hanno sottovalutato. In ogni caso ho anticipato economicamente tutto il possibile perché pensare ai miei collaboratori, alla mia brigata che non percepiva stipendi non mi dava affatto tranquillità. Quindi ho preferito fare di tasca mia”. 

“Lo stato doveva intervenire prima ed attrezzarsi per incentivi più veloci”

Un gesto che fa onore allo chef e imprenditore, che di sicuro si è distinto rispetto a tanti altri che, nella sua stessa condizione, non hanno contribuito alla stessa maniera. 

“Anche perché nel frattempo le bollette e le utenze sono arrivate comunque. Lo stato da questo punto di vista doveva intervenire da subito ed attrezzarsi per incentivi più veloci”.

Non si è scoraggiato minimamente lo chef che piuttosto ha sfruttato il periodo per mettere a nuovo il suo locale, per dare maggior comfort ai suoi clienti, adattandosi per quanto necessario anche a tutte le direttive richieste dal nuovo decreto.

“Ho adottato tutte le direttive ma è cambiato ben poco rispetto a come gestivo prima il mio ristorante”

Cetaria gode di una elegante location all’interno di un locale del ‘700. Sette postazioni con un totale di 16/18 sedute.

“Il distanziamento sociale richiesto tra le sedute io l’ho sempre avuto, anche prima della pandemia. Ma questo l’ho fatto per una scelta progettuale e per dare una determinata linea al mio ristorante, così come tutte le altre direttive da quelle igieniche alla richiesta di informazioni sui clienti, sui loro nominativi ed eventuali esigenze particolari ”.

Certo siamo sicuri nessuno abbia mai dovuto cucinare indossando la mascherina.

“Ecco, quella forse è la direttiva più fastidiosa. Sia chiaro, è giusto utilizzarla e rispetteremo l’ordinanza finché dovremo. Provate però a tenere sù la mascherina e lavorare per almeno 8 ore consecutive in un ambiente con il calore dei fuochi, i vapori, i fumi. E’ dura, ma semplicemente perché manca l’aria”

Come dargli torto, d’altronde è la sensazione che proviamo tutti i giorni ormai salendo semplicemente le scale di casa. Vivere il quotidiano può essere complicato con i nuovi sistemi, figuriamoci a gestire una attività. 

Quantità infinite di guanti monouso da smaltire ogni giorno

Pensate all’utilizzo dei guanti monouso. Un ristorante come Cetaria si avvicina ad ogni singolo tavolo almeno dieci volte considerando le varie portate, i cambi di posate e di piatti. 

La direttiva vuole che, ad ogni contatto, i collaboratori in sala debbano cambiare guanti. Facciamo un conto veloce, considerando due risorse in sala che sono anche sommelier come nel caso di Salvatore. Se per dieci volte ci si avvicina al tavolo per un totale di 7 postazioni, parliamo quindi di 70 cambi di guanti minimo. Volendo considerare entrambe le mani, parliamo di 140 guanti consumati e da smaltire ogni servizio.

“Puoi capire che è assurdo” – afferma Salvatore. 

Tra l’altro con l’Associazione Italiana Ambasciatori del Gusto di cui faccio parte, tra le varie proposte avevano suggerito di sostituire i guanti con del gel igienizzante. L’opzione non è stata presa in considerazione quindi per ora tocca adeguarsi e produrre rifiuti in maniera importante.”

Convenite con me che ad occhio ci rendiamo conto della quantità di guanti che potrebbero consumare tutti i ristoranti d’Italia. L’impatto ambientale è catastrofico. 

“Il problema grosso è lo smaltimento” ci fa notare lo chef. “Con il calendario della raccolta differenziata nel rispetto delle normative HCCP e sanitarie in corso – i presidi come guanti e mascherine vanno nell’indifferenziata – la raccolta avviene una volta a settimana. Sembra folle ma è così. Da questo punto di vista c’è una lacuna da riempire”.

Conveniamo con Salvatore sulla mancata valutazione a 360° nella gestione emergenza da parte degli organi competenti. E gli esempi che vi ho fatto prima riguardano solo un servizio, vale a dire o pranzo o cena. 

“Sicuramente rispetteremo tutte le direttive, ma per ora ho deciso per ora di aprire solo a cena cosi da poter essere prima di tutto solo in cucina ed evitare contatti ed assembramenti”.

Il ritorno dei clienti a Cetaria non ha creato difficoltà

Ciò che più preoccupa a tutti i ristoratori è la percezione che avrà il cliente nel rispettare le nuove direttive.

“Parlando del mio locale, le distanze le ho sempre tenuto come dicevo per scelta e linea. I clienti che sono venuti in questi giorni sono soprattutto clienti già fidelizzati che non hanno avuto nessuna difficoltà ad attenersi ad alcuni accorgimenti. Certo ogni tanto le ragazze in sala hanno dovuto ricordare di tenere la mascherina fino a sedersi e prima di alzarsi, ma credo sia solo una abitudine che impareremo ad avere.”

E’ andata bene la riapertura di Cetaria, gestita in modo impeccabile quasi da far dimenticare ai clienti le restrizioni da pandemia.

Salvatore ci hai fatto emozionare stasera – è quello che mi ha detto sabato una coppia di miei clienti che finalmente dopo una chiusura forzata in casa sono tornati a vivere le esperienze culinarie che regaliamo”

Ci crediamo, anche perché i piatti in carta sono favolosi e variegati, ampliando da poco l’offerta anche ad un menu di terra.

“Nasciamo come ristorante di pesce, ma la scelta di inserire altre proposte sta portando ottime soddisfazioni. Oramai su dieci piatti che escono, cinque sono di mare e cinque sono di terra.”

Salvatore Avallone tra i migliori dieci Chef emergenti secondo Gennaro Esposito

C’è però un piatto che lo chef non potrà mai eliminare dal menu ed è quello che gli ha fatto guadagnare nel 2018 la selezione tra i migliori dieci chef emergenti con il benestare del noto chef Gennaro Esposito per l’evento Festa a Vico.

“ E’ un piatto storico del ristorante: la parmigiana di baccalà.” 

Dell’azienda Giraldo, il baccalà viene panato in pane pano e fritto per pochi secondi, il tempo di dare una cosistenza croccante all’esterno. Servito con una vellutata di pomodoro San Marzano e una spuma di latte di bufala e parmigiano al sifone. 

E’ qui che vediamo la concretizzazione del concept di cucina di Salvatore Avallone, replicare i gusti della tradizione, in questo caso della parmigiana classica, rivisitando le consistenze, sostituendo la parte vegetale con il baccalà, la mozzarella con il latte di bufala e il parmigiano che diventa spuma.

Il concept della cucina di Salvatore Avallone

“E’ un piatto a cui sono particolarmente affezionato soprattutto perché ci lavoro da tempo ed i miei clienti lo apprezzano da sempre”

A sentirlo parlare non viene fame, ma voglia di vivere un’esperienza gustativa che sa di unicità.

Come quando descrive il suo dolce preferito, che troviamo in carta tutto l’anno.

Crema al mascarpone, crumble al cacao e sale maldon, sciroppo al caffè amaro e spugna al caffè. Insieme creano un tiramisù che all’occhio sembrerà tutt’altro.

Una chiacchiera interessante quella con Salvatore, che ci tiene a mandare un messaggio, anzi due.

“Bisogna alzare l’asticella” è il primo. “Non parlo di impazzire per diventare chef stellati e e ristoranti di lusso. Dobbiamo rieducarci alle regole. Un locale che faceva 4/500 coperti con un bagno per intenderci, come può mantenere uno standard igienico decente? E’ impossibile. Aumentare l’asticella vuol dire puntare ad aumentare lo standard di qualità in generale. E questo puoi farlo solo se ami e rispetti davvero il tuo lavoro, mettendoci sacrificio ma soprattuto il cuore” .

“Alzare l’asticella degli standard di qualità è fondamentale”

Aumentare gli standard di qualità è fondamentale a prescindere dal momento di emergenza aggiungerei. E che ben venga se tante attività che non riescono a rispettare alcune delle norme igienico sanitarie rischiano la chiusura. Lungi da me augurare il male ad imprenditori e lavoratori, ma il rispetto per i vostri clienti viene prima di tutto.

Grazie Salvatore perché con Cetaria mantieni alta l’asticella del gusto, trasformando ogni assaggio in pura emozione, ogni pranzo e cena in un’esperienza che lascia il segno.

“Non abbiate paura. Tornare a frequentare i ristoranti è possibile”

“Non fatevi scoraggiare da terrorismo psicologico che fa crescere in noi solo paura. Andate al ristorante. Non ci sono rischi se rispettiamo tutte le direttive. Non abbiate timore.  Ritornate a frequentare i vostri ristoranti preferiti.”

E non possiamo che concordare con il messaggio di Salvatore, quindi che lo diciamo a gran voce:

ANDIAMO AL RISTORANTE.

Anche perché Cetaria ha una nuova sorpresa e un nuovo spazio da far vivere ai suoi clienti. Un aperitivo all’aperto è d’obbligo dopo tutto questo tempo di chiusura.

Iniziate a versare il vino, arrivo subito.

 

L’antica pizza cilentana è PAT della Regione Campania

Cristian Santomauro e l’ammaccata, l’antica pizza cilentana

L’antica pizza cilentana è stata riconosciuta come Prodotto agroalimentare tradizionale dalla Regione Campania grazie alla passione di Cristian Santomauro.

L’antica pizza cilentana è conosciuta anche come “l’ammaccata“, dal verbo “ammaccare” che significa schiacciare, ovvero la modalità in cui si stende l’impasto.

Il percorso per il riconoscimento di prodotto tipico della tradizione culinaria campania parte da Piano Vetrale, piccolo centro del comune di Orria nell’entroterra cilentano, cittadina famosa per i suoi murales.

Cristian Santomauro ha ereditato l’arte dell’antica pizza cilentana da sua nonna, la signora Teresina. L’ammaccata veniva preparata e utilizzata per testare il forno durante la preparazione del pane. L’impasto, infatti, è lo stesso per fare il pane: lievito madre e semola di grano duro mescolata con la farina di grano tenero.

Il giovane pizzaiolo cilentano, da anni impegnato nella valorizzazione di questo prodotto, utilizza grano saragolla per il 30% e un mix di grano tenero, ovvero risciola e carosella, per il restante 70%. La lavorazione è fatta a mano, con le dita delle mani.

“Se avessi potuto, avrei fatto riconoscere anche nonna Teresina. Molte tradizioni si sono perse. Adesso l’ammaccata vivrà per sempre – dice Cristian Santomauro su Il Mattino – Non rischiamo più di perdere un mondo di sapori che raccontano il Cilento meglio di una pagina di storia”.

Le ammaccate sono fondamentalmente tre: la prima con pomodoro cotto, origano e cacioricotta di capra; la seconda con aglio, olio, origano e alici; la terza con erbe spontanee, olive, alici e formaggio.

L’approvazione PAT (Prodotto Antico Tradizionale) da parte della Regione Campania è una notizia clamorosa per questa storica pizza fatta in casa. Il prestigioso riconoscimento coinvolge anche i prodotti utilizzati, i contenitori, i materiali, i tempi, le cotture e tutto quel mondo fatto di tradizioni secolari.

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“Il silenzio non è punk”. Il Covid-19 di Atg illustrato da Desidus

Il silenzio non è punk” è la nuova raccolta di versi scritti da Alfonso Tramontano Guerritore e illustrata da Mauro Casalino della startup “Desidus web’n’games“.

Il silenzio non è punk, raccolta interamente gratuita e consultabile sul web, è il diario di bordo del lockdown. Un excursus tra i giorni della quarantena con le date di giorni sempre uguali che scandiscono il lento scorrere del tempo all’interno delle mura di casa.

Non a caso l’opera è dedicata al silenzio irreale delle città ed ai “ragazzi immortali”.

È un viaggio dentro sè stessi, uno dei tanti che Tramontano Guerritore è riuscito a tirar fuori attraverso l’inchiostro.

La sintesi grafica di questo lungo viaggio durato 2 mesi, con alti e bassi ovviamente legati anche all’evolversi dell’emergenza Coronavirus, è stata realizzata dalle mani di Mauro Casalino.

Alfonso Tramontano Guerritore, già autore di diversi testi teatrali per la compagnia teatrale “Il Grimaldello” e del corto “Tonino”, è uno dei collaboratori di Booonzo.it e lo scorso dicembre ha pubblicato la sua prima raccolta di versi Gli stati dell’acqua con la casa editrice “LietoColle”.

Alfonso, però, è anche una delle firme più interessanti del panorama giornalistico salernitano, e non solo. Il suo acronimo “ATG” sul quotidiano “La città di Salerno” accompagna da anni le vicende giudiziarie dell’Agro nocerino sarnese e del vesuviano.

Mauro Casalino, invece, è uno dei tanti giovani nerd che ha trasformato la propria passione per l’universo digitale in una professione. Assieme ad altri suoi amici, tutti under 30, già 2 anni fa ha fondato la “Desidus web’n’games”, un crew che trasforma pensieri ed idee in grafiche 3D, videogiochi, siti web, rendering, etc…

Un’opera multimediale il cui contenuto artistico e letterario a cui chiunque può attingere liberamente, al di fuori di qualsiasi intento commerciale.

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#5 delle 10 cose che vale la pena ascoltare questa settimana

Questa non è una classifica! 10 cose che potremmo esserci persi in questi giorni. Qualcosa su cui valga la pena soffermarsi. Brani usciti di recente che non compaiono tra i “suggeriti per te”. Questa è la quinta playlist delle 10 cose che vale la pena ascoltare questa settimana.

#1 Son Little – 3rd eye weeping

3rd eye weeping rende solo l’idea del lavoro realizzato in solo 8 giorni da Son Little con Aloha. 8 giorni per realizzare comunque un disco intenso, in cui nessun accento sembra lasciato a caso.

Soul, funk e buone vibrazioni: tanto sarebbe bastato a prendere dieci tracce a caso di quest’album e riempire la playlist delle 10 cose che vale la pena ascoltare questa settimana.

#2 Moses Boyd feat. Poppy Ajudha – Shades of You

Moses Boyd incarna il concetto di jazz più di qualsiasi altro virtuoso dello strumento abbia mai fatto. Il jazz non è virtuosismo, ma fusione di stili che hanno il solo scopo quello di trasformare la musica in sensazione. L’andamento di Boyd con la voce eterea della cantante dei South London (Poppy Ajuhda), synth luminosi e testi che sfiorano l’autoanalisi fanno di Shades Of You un esempio pratico di come il jazz dovrebbe essere.

#3 Little Dragon – Where You Belong

Where You Belong è un brano R&B convenzionale che segna un cambiamento nella produzione dei Little Dragon. Cambiamento neanche troppo velato dal titolo del disco New Me, Same Us. Un disco che ci dimostra che si possano avere toni morbidi R&B anche se vieni dalla Svezia.

#4 Laura Marling – Held Down

Questo brano è nella bozza della playlist delle 10 cose che vale la pena ascoltare questa settimana da due settimane. E forse è proprio una peculiarità di Laura Marling quella di raccontare storie con le quali, prima o poi, bisogna far i conti.

Held Down non è complicata nell’ascolto, tutt’altro. Ha solo bisogno di entrare nelle tue cose, ambientarsi e venir fuori una volta assimilata.

#5 Jenny O. – Even If I Tried

Even If I Tried è il quarto singolo pubblicato da Jenny O. dall’annuncio del suo album New Truth. Un brano solare, grintoso che racconta come sia bastato provarci ad eliminare le persone tossiche per migliorare la propria esistenza.

#6 Yves Tumor – Gospel For A New Century

Un artista eclettico, dai suoni low-fi a cadenze soul, decide di realizzare un disco rock sperimentale. Heaven to a Tortured Mind è una delle migliori produzioni di quest’anno. E anche in questo caso, bisogna soffermarsi su tutto il lavoro di Yves Tumor.

#7 Ephemerals – Coral

Coral è una miscela soul-jazz molto attraente. Tutto il lavoro in quest’album degli Ephemerals ruota attorno all’identità di genere, suggerendo una maggiore apertura mentale già dal titolo The Third Eye. Un disco molto complesso nella ricerca di sonorità che possano esprimere diversi stati d’animo.

#8 Japan, Man – Stop Staring

Japan, Man ha 15 anni, viene dal Libano e pone l’asticella un po’ troppo oltre per i suoi coetani nel raccongtare il dramma adolescenziale del sentirsi bloccati in un luogo che non si sente proprio fino in fondo come nell’ EP I Like To Wait.

#9 Mk.gee – Isn’t It So Convenient

A Museum Of Contradiction è un’autoproduzione domestica di Mk.gee. E non si sente. Un altro monito al fatto che non ci sia bisogno di grandi produzioni per suonare in maniera valida un disco.

#10 KeiyaA – |! Gits! Weary!

Forever, Ya Girl è un debut album ma non sembra. KeiyaA è una produttrice esperta, che decide di realizzare un album forse anche diverso rispetto alle sonorità più classiche del genere.

Realizzare per sé qualcosa che per troppo tempo sei riuscita a mettere su per gli altri non è una cosa semplice. C’è il rischio di aver dimenticato come esprimere te stessa e le tue sensazioni. Anche solo per il fascino di questa sfida, Forever, Ya Girl merita di essere ascoltato nel suo complesso.

 

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Da Madrina Gay Pride a Liberato: chi è Rosa Rubino

Penso al regista Ferzan Ozpetek e la fatidica scena in Napoli Velata della Figliata dei Femminielli. Ma soprattutto penso  come l’arte e la cultura contemporanea  stiano contribuendo a muso duro a fare luce su certi pregiudizi,  ferita aperta di una società ancora in parte gretta e poco emancipata.

Rosa Rubino nel video del brano di Liberato, “Me staje appennen amò”

È quello che fa Liberato, il fenomeno dell’occulto in assoluto, in un video di un brano del 2018, Me staje appennen amò. Nell’intro, Rosa Rubino, attivista transgender napoletana, si confessa, parla dei suoi trascorsi e di quando considerava il suo futuro poco felice: «Non mi sono dovuta mai nascondere, poi cosa dovrei nascondere? Voglio essere una persona libera. Oggi le cose sono cambiate. Il futuro non è più nero».

Nel brano, Liberato parla di un amore sempre più conforme alla dinamiche attuali. Un amore che non ha paura di dichiararsi trans, gay o etero. Un messaggio che va diretto alle nuove generazioni,  esprimendo a gran voce un incredibile senso di libertà sentimentale.

Quando chiedo a Rosa, perché il regista Francesco Lettieri abbia scelto proprio lei per quella scena, mi dice senza nascondermi un certo orgoglio: «Probabilmente perché sono il simbolo di una rivoluzione. Oltre al fatto che sono una donna matura ed un mio messaggio sarebbe stato più credibile. Volevamo  dare speranza a tutti coloro che si sentono abbattuti e in difficoltà. Non solo nell’ambito della sessualità ma in generale».

Così si definisce più volte Rosa, durante la nostra intervista telefonica, la donna delle rivoluzioni. Colei che nonostante gli errori, gli sbagli, le difficoltà e i pregiudizi non ha avuto paura di resettare e ricominciare. «A partire dai 52 anni, ho ritenuto opportuno cambiare rotta. Ho conseguito il diploma e ho trovato un lavoro che mi rendesse felice. Non ho avuto trascorsi facili, non avendo grosse alternative,  fino a quando non ho capito che la mia vita potesse essere anche altro. Iniziai con un semplice potenziamento della lingua italiana, mi sono di nuovo affascinata alla scuola. Una rivoluzione umana e professionale, visto che io ero condannata alla morte sociale, ad essere una persona invisibile. È scattata in me una rivoluzione, che non sapevo dove mi portasse, ma sapevo che era la strada giusta».

Nasce nel centro di Napoli, a Porta Capuana, Salvatore Rubino ad oggi Rosa. «Quando finii la terza media, mio padre mi chiese cosa sarei voluta diventare. All’epoca si usava la stenodattilografia, ed ero affascinata da queste signorine che scrivevano a macchina. Mio padre mi disse che “non se ne parlava proprio”, e voleva che facessi l’elettrotecnico o niente. E allora io dissi: “niente”. Cosa è successo? Dopo 40 anni mi ritrovo ad essere una segretaria, quello che era il mio sogno». Racconta così il casus belli della sua transizione, Rosa Rubino, uno dei volti più in voga dell’attivismo Lgbt partenopeo.

Rosa Rubino nel video del brano degli … A Toys Orchestra, “Candies & Flowers”

Di scena nel video di Liberato e in Candies & Flowers degli A Toys Orchestra, Rosa Rubino è diventata icona transgender.

A 50 anni dai Moti di Stonewall, considerato il momento che segnò la nascita dei movimenti di liberazione gay, è scelta come Madrina dell’Onda Pride di Sorrento: «Per il cinquantesimo di Stonewall tutti i pride volevano una madrina transessuale, per portare una rivoluzione all’interno del pride. E chi se non io che sono stato simbolo di tutte queste rivoluzioni?!».

Lei che sin da principio, voleva a tutti costi conquistare la sua sessualità. «Volevo essere quanto più donna è possibile. Mi è costato un po’ con i pregiudizi dell’epoca e la mia famiglia. Ma sono riuscita ad arrivare ad oggi».

Rosa Rubino insieme con il sindaco di Napoli Luigi De Magistris e l’attuale presidente di Arcigay Napoli, Daniela Lourdes Falanga

Crede nella sua investitura sociale, nell’attivismo e a non perdere di vista chi è più debole e ha bisogno di essere spronato. Ha fiducia nei suoi amici, nell’Arcigay e in chi, come l’attivista Antonello Sannino,  l’ha coinvolta in questa splendida battaglia.

È molto felice del suo lavoro di segretaria presso la Cooperativa sociale Dedalus, che l’ha assunta a tempo indeterminato donandole la possibilità di riscattarsi socialmente. E ha sposato in pieno la mission di questa stessa cooperativa che ogni giorno si adopera nel campo delle problematiche connesse all’esclusione sociale delle fasce deboli, dell’economia del territorio e dello sviluppo locale.

Pensa che la nostra società abbia fatto passi da gigante in materia Lgbt. «La nostra società è migliorata in termini di pregiudizi. Immagina che io ho potuto avere il cambio anagrafico senza subire operazione. Ed oggi sono libera di non essere più Salvatore ma Rosa Rubino».

Di credo buddhista, (uno dei tanti cambiamenti del suo piano di rivoluzione), Rosa riserva grande fiducia nei confronti della vita, immaginando che il suo futuro non sia più nero e privo di alternative.

Vi lascio dunque al video di Liberato, e alle profonde parole di Rosa. Sempre di più interpreti di un messaggio universale che non ha paura di essere gridato il più forte possibile.

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“Uniti per il Sarno”. Un flash mob per il fiume Sarno

Nessuna descrizione della foto disponibile.Uniti per il Sarno – Se non ora, quando!” è il flash mob che si terrà sabato 23 maggio in tutti i comuni del bacino idrografico del fiume Sarno.

Pensato da “AquaMunda“, il flash mob vuole sensibilizzare e coinvolgere in future azioni collettive, i cittadini e le amministrazioni a favore del Sarno pulito.

L’iniziativa segue la scoperta di una nuova vita per il corso d’acqua che attraversa le province di Avellino, Salerno e Napoli.

Una consapevolezza acquisita soprattutto durante il lockdown, quando, anche a causa del blocco delle aziende del territorio, le acque del Sarno e dei suoi affluenti si erano mostrate straordinariamente limpide e trasparenti.

Dalle 19.30 di sabato, tutti i partecipanti al flash mob saranno in piazza, in numero limitato in rispetto delle norme vigenti per il distanziamento sociale.

I cittadini saranno in piedi e in silenzio per dieci minuti al’entrata del Palazzo di Città. Alla fine del silenzio, il capo- coro farà suonare una sveglia e alzerà un braccio per intonare insieme per tre volte: “UNITI PER IL SARNO – SE NON ORA QUANDO!”

La maglietta bianca indossata servirà a trasmettere la limpidezza del fiume che i cittadini richiedono alle istituzioni. La sveglia, invece, sta ad indicare che la cittadinanza si è finalmente svegliata. Il silenzio iniziale è quello con cui si attendono le risposte dagli organi preposti.

Il flash mob ci sarà ogni sabato, immaginando che possa essere fatta in contemporanea anche in altri comuni, con altre associazioni e comitati da tempo impegnati nella lotta per un Sarno pulito.

Un’attività creativa che si affiancherà alle battaglie politiche ed istituzionali portate avanti negli anni da comitati tipo “La fine della vergogna”, Legambiente, “Gente del Sarno”, “Fronte Civile – Stay Angri”, e tante altre realtà da Solofra (Av) fino a Castellammare di Stabia (Na).

Salvatore Lioniello riapre e digitalizza la ripresa post Covid

L'immagine può contenere: 2 persone, persone in piedi
Salvatore Lioniello ed il suo staff

Salvatore Lioniello giovedì 21 maggio riapre e digitalizza tutta la sua attività.

La prima novità della “Pizzeria da Lioniello” di Succivo, in provincia di Caserta, è il “Lioniello’s drive“.

“Dei 150 posti a sedere ora ne ho quasi la metà – ha affermato Lioniello – Per questo motivo, ho adattato la mia pizzeria al modello “McDrive”. Ricordavo le code ai vari McDonald’s e ho predisposto il locale in modo da poter soddisfare i clienti con tutti i ragazzi dello staff”.

Questa volta la digitalizzazione e l’innovazione, però, non porterà via posti di lavoro. I 24 dipendenti di Salvatore Lioniello, infatti, sono tutti riconfermati e impiegati nella nuove modalità di accoglienza dei clienti.

Lioniello's Pizza drive 🍕 🚘

⚠️!!!SIAMO TORNATI!! ⚠️Più creativi che mai 😍Amatissimi clienti da giovedi la #diversamentenapoletana si potrà gustare anche in macchina 🚗 Date il benvenuto al "Lioniello's drive"Il primo Pizza drive made in campania 🏅 COME FUNZIONA 👇🏻Una volta entrati con l’auto nel parcheggio potrete consultare il menu direttamente dal vostro cellulare 📲 inquadrando il Qr Codecon la fotocamera.Una volta scelto potrete effettuare l’ordine tramite l’apposito citofono.Dopo 5 minuti ritirate il vostro ordine al punto di consegna 😋Lo so questa volta abbiamo esagerato 🤭Ma lo abbiamo fatto per garantire massima sicurezza per i nostri clienti😍Buona visione a tutti 🎬 mi raccomando vi aspetto tutti ❤️#diversamentenapoletanaDi Salvatore Lioniello @Pizzeria Da LionielloCredits Max Russo Videografo

Pubblicato da Salvatore Lioniello su Martedì 19 maggio 2020

“Grazie a queste novità riesco a mantenere tutti i ragazzi che sono cresciuti assieme a me e al mio progetto – spiega Lioniello – Se tutto va bene fino a dicembre, potrei far recuperare ai ragazzi le mensilità perse con il lockdown, anche grazie all’arrivo della cassa integrazione”.

Non sono escluse nemmeno nuove assunzioni. Salvatore Lioniello non è nuovo a questi gesti di solidarietà e comprensione nei confronti dei suoi ragazzi ma anche di chi si trova a vivere situazioni al limite.

Pochi giorni fa, infatti, Lioniello e Accademia Nazionale Pizza DOC hanno realizzato un corso per pizzaioli sul web il cui ricavato è andato interamente nelle casse dell’ARLI – Associazione Regionali Leucemie Infantili.

Oltre al “Lioniello’s Drive” altra novità sarà il menù consultabile tramite un QR Code, modalità che permetterà al cliente di scegliere la propria pizza senza avere nessun tipo di contatto con materiali passati tra le mani di chiunque.

Un progetto sviluppato anche in collaborazione con l’Accademia Nazionale Pizza DOC.

Lioniello dimostra così che la crisi scatenata dal Covid-19 può essere anche un’opportunità di crescita e non solo di depressione.

 

CALAMARATA NAPOLETANA | ricetta

Calamarata alla napoletana. Volete dare un tocco di particolarità alla classica preparazione campana?
Questo è il piatto che fa per voi. Accompagnata da una salsa di pane, pomodorini e menta e finita con una salsa verde di prezzemolo e acciughe.

𝗘𝗰𝗰𝗼 𝗰𝗼𝗺𝗲 𝗽𝗿𝗲𝗽𝗮𝗿𝗮𝗿𝗹𝗮
Ingredienti per 4 persone:
🔸300 gr di pasta calamarata
🔸800 gr di calamari
🔸300 gr di pomodorini
🔸1 mazzetto di prezzemolo
🔸1 acciuga sotr’olio
🔸50 gr di mollica di pane
🔸2 foglioline di menta
🔸3 foglie di basilico
🔸Olio extravergine d’oliva
🔸Sale
🔸Pepe
🔶
🔸Preparare prima di iniziare la salsa verde di prezzemolo. In un contenitore mettere le foglie di prezzemolo, una acciuga sott’olio e 3 cucchiai di olio d’oliva.
🔸Con un mixer ad immersione frullare il tutto fino ad ottenere un composto omogeneo
🔸Filtrare il composto con un setaccio aiutandosi con il cucchiaio
🔸Ottenuta la salsa, coprire con pellicola trasparente e mettere da parte
🔶
🔸In padella olio d’oliva e spicchio d’aglio.
🔸Inserire i pomodorini tagliati a metà e far cuocere per qualche minuto fino a farli ammorbidire
🔸Inserire i calamari tagliati ad anelli e far cuocere a fuoco lento con coperchio fino ad ottenere un sughetto sul fondo.
🔸Sfumare con un bicchiere di vino bianco
🔸Assaggiare i calamari per la cottura e aggiustate di sale e pepe
🔶
🔸Tirate via i pomodorini in cottura e metteteli in un contenitore
🔸Mettere insieme pomodorini, pane, menta, basilico e 2 cucchiai di olio e frullare con un mixer ad immersione
🔸Filtrare il composto con un setaccio aiutandosi con il cucchiaio
🔶
🔸Versare la pasta in acqua salata a bollore e far cuocere fino a metà cottura
🔸Scolare la pasta e versarla nella padella con i calamari e far ultimare la cottura risottando la pasta. Aggiungere l’acqua di cottura un po’ alla volta.
🔸Assaggiare per la cottura e quando sarà al dente, alzate la fiamma ed mescolate
🔶
🔸Impiattare la calamarata
🔸4/5 cucchiaini di salsa di pomodoro e pane precedentemente preparata (se troppo densa, aggiungete un goccio di acqua di cottura prima di versarla sulla pasta)
🔸Salsa verde di prezzemolo a piacere
Servire calda. 😋
Peperoncino se volete

Prepara la calamarata napoletana con un tocco di particolarità

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FIORI DI ZUCCA ALLA LIGURE | videoricetta

Conosci i fiori di zucca ripieni alla ligure?

Facendo un salto a nord ovest della nostra penisola, andiamo in Liguria.

Qui il fiore ripieno si fa cosi: patate, zucchine, fagiolini, uova e parmigiano.

Cotti poi al forno.

Gli ingredienti per circa 12 fiori:

🔸12 Fiori di zucca

🔸200 gr di patate

🔸100 gr di zucchine

🔸100 gr di fagiolini

🔸1 uovo

🔸10/15 foglie di basilico

🔸3 cucchiai di parmigiano

🔸Olio extravergine d’oliva

🔸Sale

🔸Pepe

Buona visione e buon appetito! Ci vediamo alla prossima regione!

Guarda il video dei fiori di zucca alla ligure ripieni

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