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Scarpetta e cornicione. L’esperienza della “Quartieri Spagnoli” di Biga Pizzeria

Il ragù napoletano, quello classico che parte dal trito di sedano, carote e cipolle con costine, salsiccia e polpette, il tutto affogato nella salsa di pomodoro.

Resta sul fuoco per circa 12 ore prima di finire sulla pizza che prende il nome di “Quartieri Spagnoli” in onore non solo alla tradizione partenopea ma anche  per l’aggiunta di un salume spagnolo, pregiato. 

Stiamo parlando della Cecina de Leòn, un salume dal sapore unico e caratteristico, leggermente salato e poco fibroso proveniente dalla lavorazione e dall’essiccazione di carne di manzo invecchiato. Un prodotto da circa 45 € al chilo.

Il salume spagnolo, che gode del marchio I.G.P. , insieme alla mozzarella di bufala e al ragù napoletano, conclude la pizza Quartieri Spagnoli offerta da Biga Pizzeria.

La collaborazione con chef, esperti e professionisti per realizzare un prodotto unico.

“Quando ho iniziato nel 2014, avevo un intento ovvero creare un disco di pasta che accomunasse l’alta cucina anche alla pizza con una ricerca importante e fondamentale per i prodotti tipici e di qualità. La collaborazione con chef, esperti e professionisti per tirare fuori un prodotto unico, come nel caso della Quartieri Spagnoli grazie al supporto dell’amico Pasquale Trotta di InTavola. L’intento è quello di regalare una vera e propria esperienza”. Così parla Gianluca Di Donna, maestro pizzaiolo di Biga Pizzeria ad Eboli(SA), da poco insignito dell’attestato di Istruttore Pizzaiolo dall’Accademia Nazionale Pizza DOC.

E dice bene Gianluca, l’esperienza è importante e con la sua Quartieri Spagnoli la regala sul serio.

“La carne del ragù non la troviamo sulla pizza, bensì al lato, come se fosse una portata a sè.”

La scarpetta è con il cornicione.

E credetemi se vi dico che scatterà in voi la voglia automatica di scarpetta, quella nel sugo, quella col pane che fate la domenica. Solo che qui potete farlo con il cornicione.

“Alla faccia di chi non mangia il cornicione” – dice Gianluca – “ abbiamo creato uno stimolo in più per gustarlo. Ci fai la scarpetta appunto ed il sapore e i ricordi esplodono”.

Confermiamo quello che Gianluca dichiara, l’esperienza è assicurata.

Anche se a dire il vero il suo cornicione lo mangereste comunque.

“Il mio cornicione non è gommoso, non è mollicoso, è semplicemente soffiato”

Un impasto che parte dalla biga e una lavorazione ci circa 48 ore.

Merito del suo impasto che, da come dice il nome stesso ( Biga ), parte da un pre-impasto, la biga appunto, lavorato per almeno 16/24 ore ed ultimato per altre 24  circa per renderlo pronto alla pizza.

Un composto quindi che va alle 36 alle 48 ore di lavorazione e di lievitazione con una idratazione del 75%.

“Alcuni miei colleghi vanno oltre il 75%, ma credo che tutto dipenda dal tipo di prodotto che hai in mente. Devi trovare il tuo equilibrio ed io con una farina di tipo 0 arricchita di germe di grano e quella percentuale di idratazione ho identificato il mio prodotto”.

Una pizza gourmet? Gianluca preferisce chiamarla “napoletana contemporanea”.

Si parte dalla “scioglievolezza” della classica ruota di carro che si fa a Napoli, un impasto morbido che arriva piano piano al cornicione dove inizia invece la fragranza strizzando quindi un occhio anche al Cilento per la sua friabilità.

“Non mi piace allinearmi alle mode, e forse gourmet attualmente lo è. Ma se una pizza altamente digeribile e con prodotti di eccellenza la si vuole definire con questo aggettivo, fate pure. Anche se preferirò sempre il termine contemporanea”.

PIZZA DOC:  impasto altamente digeribile, attenzione maniacale agli ingredienti per il topping e con un’idea ben precisa in mente.

“Per me una vera pizza DOC è la margherita, la mia preferita. Ma per definirla tale l’attenzione ai prodotti è fondamentale con un impasto eccellente, l’utilizzo del fior di latte – preferibilmente quello dei Monti Lattari – e un pomodoro San Marzano dell’Agro.”

Gianluca però ci fa una ulteriore riflessione in merito, su cui siamo assolutamente d’accordo.

“La pizza DOC non è per forza la mia pizza o quella di altri. Tutto dipende da quale risultato vuoi ottenere e ti deve essere ben chiaro in mente. Il gusto è soggettivo, a chi piace morbida, a chi croccante, alta, bassa. L’importante è avere in mente un’idea e realizzarla. Qui nasce la tua Pizza DOC.”

Il vero valore aggiunto è l’esperienza.

La chiacchiera con Gianluca avviene mangiando la sua Quartieri Spagnoli accompagnata da un vino rosè.

“Fa parte sempre dell’esperienza. Il concetto di pizza e birra semplice deve essere superato. Una pizza che ha tutto questo lavoro, tutta questa attenzione alle farine, agli ingredienti, non può non avere la stessa attenzione per la bevanda abbinata. Che sia una birra artigianale, che sia un calice di vino, una bollicina o perché no un drink, l’importante è dare un senso a tutto”.

Un ulteriore elemento che contribuisce a vivere una vera e propria esperienza, ormai elemento fondamentale di chi come Gianluca ha scelto di trasformare la sua passione in professione. Quello che stiamo continuando a fare noi mentre parliamo: sorseggiare vino rosè e fare scarpette con il cornicione.

Sono sicuro sia questo uno dei tanti motivi per cui tanti studi dicono che la pizza rende felici, ovviamente che sia una vera pizza, una Pizza DOC.

 

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Green chemistry ed i biocarburanti del futuro

A Londra si cercano fondi di caffè per far muovere i mezzi pubbliciGreen chemistry e combustibili alternativi: una spugna in ceramica trasforma materiali di scarto in biocarburanti.

Questa sorta di spugna è il prodotto del lavoro che alcuni ricercatori sparsi tra Cina, Australia e Regno Unito hanno presentato sulle di Nature Catalysis. Un passo in più, spiegano, verso la green chemistry, grazie all’uso della catalisi. E che potrebbe rivoluzionare la produzione dei biocarburanti da prodotti di scarto, come rifiuti agricoli o olio da cucina.

Come si legge dalle pagine di la Repubblica, la spugna di ceramica sviluppata è un catalizzatore multifunzionale, nel quale la successione dei pori, di diversa grandezza, scandisce l’ordine delle reazioni.

Qualcosa che consente di eseguire reazioni multiple in sequenza, simulando quello che avviene all’interno delle cellule. Ma assicurando una adeguata separazione fisica per le diverse fasi di trasformazione, snellendo e velocizzando i processi, eliminando il bisogno di purificazione dei prodotti intermedi.

A basso costo e senza aver bisogno di prodotti di partenza particolarmente purificati, consentendo di trasformare prodotti di scarto in prodotti riutilizzabili con grande efficienza, scommettono i loro ideatori.

Partendo da olio utilizzato in cucina o da prodotti agricoli di scarto per arrivare a biodiesel, per esempio. Senza necessità di purificare particolarmente i materiali di partenza. Idealmente direttamente sul campo, o quasi.

Al momento i ricercatori sono al lavoro per produrre grandi quantità di questo nuovo catalizzatore, nella speranza spiegano, di mettere a punto anche tecniche di produzione mediante stampa in 3D.

L’idea, in prospettiva, è quella di creare una sorta di piccoli reattori, utilizzabili per scopi diversi. A partire da materiali diversi, scarti agricoli come microplastiche.

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Facebook Dating: the game is on

Ebbene sì, dopo Tinder, Badoo, Lovoo, arriva Dating.

Cosa lo rende diverso dalle restanti app di incontri?

Semplice. Innanzitutto non è un’applicazione, ma una sezione di Facebook, questo vuol dire che è accessibile solo da lì, per giunta unicamente dallo smartphone.

Ha davvero una marcia in più, in genere quando si parla di questo mondo, le cose vanno sommariamente così: si compila una scheda anagrafica, si aggiungono gli interessi personali e/o una piccola presentazione, e l’algoritmo del sito a cui ci si registra mostra di seguito una serie di persone con cui si ha in comune qualcosa.

Per passare da un profilo all’altro, bisogna dare un feedback positivo o negativo all’utente proposto. Più o meno come quando tra i banchi di scuola si usava il famoso bigliettino con scritto “vuoi fidanzarti con me?” seguito dalle caselle “sì” e “no”. Ovviamente in questo caso, al “sì” non partono baci e abbracci nell’immediato, però se vi è una corrispondenza si può iniziare a parlare con chi si ha di fronte.

Con Dating si stravolge la gestione della privacy. Se prima si era esposti a tutti, ora si ha un pubblico leggermente limitato, a partire da chi è presente nella propria lista degli amici, che non saprà mai dell’utilizzo del nuovo servizio e non sarà mai suggerito come probabile partner.

Ma gli adepti di Zuckerberg ne sanno una più del divolo e hanno pensato anche a chi non ha il coraggio di dichiararsi, con la funzione “passioni segrete”, si ha la possibilità di pescare fino a 9 “crush” tra la gente con cui già abitualmente chattiamo. IL gioco poi non cambia, con un “no” si va avanti, ma con due “sì”, si avanza di livello. Che inizi la corsa al “match” perfetto allora, e non dimenticate di svelare i vostri progressi attraverso le stories!

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Aut Aut: il nuovo progetto di Jacopo Ferrazza ed Andrea Biondi

AUT AUT è  un progetto che unisce Andrea Biondi vibrafono + live electronics e Jacopo Ferrazza contrabbasso + live electronics.

Il progetto scaturisce da affinità elettive maturate inconsapevolmente nell’arco di oltre 10 anni di amicizia e di musica condivise. AUT AUT vuole essere un punto di vista trasversale sul significato di fare musica nel terzo millennio. Una personale ricerca sulla sottile linea della storia che ci rende “figli” di Perotinus e “padri” delle “macchine virtuali”. Pone attenzione particolare al ’900 dal quale attinge con una lente d’ ingrandimento, destrutturando ulteriormente quello che Ligety e Bartok maneggiavano, intorno al più ampio concetto di tonalità, utilizzando improvvisazione ed elettricità come elementi strutturali e significanti.

Due singoli, “Tia Mak” e “Groovy”, sono solo il primo passo di quello che si prospetta essere un lungo percorso artistico. Anticipano, infatti,  l’uscita dell’album ufficiale prevista per settembre.

Imbattermi in Jacopo Ferrazza, contrabbassista ed artista che nonostante  la sua giovane età vanta importanti collaborazioni ed esperienze sia in Italia ma anche all’estero, significa ragionare con una complessa personalità artistica, che tramite misure e dinamiche avanguardistiche e contemporanee, si rende interprete del groviglio di meccanismi che governa il suo tempo.

Lo faccio!

 

 

 

Cosa vi ha spinto, insieme con Andrea Biondi, a realizzare e a mettere in moto il progetto Aut Aut? Per Kierkegaard esprimeva il dualismo tra una vita di tipo etica e un’altra di tipo estetica, cosa diventa invece in questo progetto?

 

Il progetto Aut Aut nasce dopo dieci anni di collaborazione tra me e Andrea ma soprattutto dopo anni di profonda amicizia e lunghe conversazioni.

La curiosità e la voglia di sentirsi liberi dalle sovrastrutture acquisite con gli anni ci hanno portato a pensare ad Aut Aut. Questo termine rappresenta a pieno il senso di ciò che abbiamo in mente e racchiude in se le direzioni che vogliamo intraprendere. Aut Aut non è un termine che predilige o esclude una via per un’altra ma è qualcosa che fa convivere più direzioni parallelamente, anche se apparentemente diverse tra loro. Incarna ciò che io e Andrea siamo, musicisti di formazione classica e jazzistica che portano dentro di loro la curiosità per molte altre forme di linguaggio e di espressione. Questo dualismo si specchia anche nella scelta timbrica e sonora del progetto che viaggia tra due binari diversi come il suono acustico e quello elettronico, apparentemente inconciliabili.

 

In “Tia Mak”, voci, sonorità e immagini che a mio avviso  evocano uno stato di angoscia e di disagio. Un disequilibrio vissuto dall’uomo contemporaneo costretto ad affrontare la società delle contraddizioni. Qual è l’obiettivo di questo brano e perché la scelta dell’intervento di una voce che si alterna con suoni e musica?

 

Tia Mak rappresenta esattamente questo stato di squilibrio e di estraneamento rispetto al mondo circostante. Incarna l’uomo che si trova incredulo di fronte al materialismo che lo circonda ed è impotente davanti alla mancanza di umanità della suo società. La scelta di inserire il canto con un continuo crescendo di pathos è per rappresentare quest’uomo, con la sua voce, che da essere inerme piano piano si ribella e urla contro ciò che non lo rappresenta più. Possiamo immaginare quindi questa figura, rappresentata dalla voce, che cresce a dismisura assecondando la sua rabbia, in mezzo al marasma di suoni che la circondano. C’è anche un parallelismo tra la dimensione intima (parte iniziale) e lo spazio esteriore, descritta dalla continua aggiunta di suoni e materiale sonoro.

 

Nella tua carriera ci sono tante esperienze in giro per il mondo. Anche, alla luce delle proteste in Piazza Duomo degli operatori della Musica, a tuo avviso l’Italia è un Paese per musicisti ed artisti? Qual è il senso di disagio (qualora ci fosse) che prova un contrabbassista contemporaneo?

 

L’italia dovrebbe essere un paese per musicisti ed artisti. L’Italia deve esserlo. Per dare dignità alla sua storia unica nel mondo ma soprattutto per dare dignità agli infinità di talenti che la popolano e che meriterebbero maggiori possibilità. Abbiamo visto in queste ore però come il mondo dello spettacolo e dell’arte venga paragonato a movida, bar e ad altri settori, tutt’altro che artistici. Forse è arrivato il momento di farci sentire, non solo dai balconi ma scendendo in piazza. Non è più ammissibile che nel 2020 un artista non venga riconosciuto dal proprio stato per cui paga le tasse. In Italia ci sono milioni di operatori nel settore spettacolo, molti più di altri settori più blasonati o di cui si parla, ed è ora che venga riconosciuto loro ciò che gli spetta. Il mio disagio non è relativo alla mia figura di contrabbassista ma è proprio del mio essere artista, persona e essere umano.

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Mitreo Film Festival 2020 dedicato alla “giovinezza”

Mitreo Film Festival 2020: fari puntati su scrittura e cinema d’autore con Alessio Forgione e Gaetano Daniele ed il ricordo di Giancarlo Siani e Massimo Troisi.

La rassegna cinematografica della presidente Paola Mattucci Ventriglia ritorna a ravvivare le strade ed i luoghi di Santa Maria Capua Vetere a partire da domenica 18 fino a sabato 31 ottobre.

Due settimane ricche di eventi, incontri con sceneggiatori, scrittori e produttori cinematografici che i concluderanno con la cerimonia di premiazione per i giovani film-makers italiani che si sono iscritti al concorso.

Con il supporto del Ministero dei Beni Culturali – Direzione Musei Campania, della Regione Campania, del Coordinamento Festival Cinematografici Campani, del Museo Archeologico Antica Capua / Mitreo Anfiteatro Campano e del comune di Santa Maria Capua Vetere, i primi premi di questa 20esima edizione del Mitreo Film Festival hanno rispecchiato in pieno il tema del festival, “la giovinezza”.

“La giovinezza è felice perché ha la capacità di vedere la bellezza. Chiunque sia in grado di mantenere la capacità di vedere la bellezza non diventerà mai vecchio” di Franz Kafka è lo spirito con cui Paola Mattucci, presidente e creatrice della rassegna, ha affrontato la ventesima edizione del Mitreo Film Festival.

Un progetto che in tutti questi anni ha ospitato personaggi del calibro di Mariano Rigillo, Wilma Labate, Vincenzo Salemme, Catherine Spaak, Claudio Santamaria e Pupi Avati e lanciato nuovi importanti registi come Edoardo De Angelis.

“Ho voluto come esergo della manifestazione un aforisma di Franz Kafka. Perchè la parola chiave è “mantenere” e io l’ho fatta mia in questi 20 anni, pur prestando fede ad essa nel corso di tutta la mia vita”.

A causa delle nuove disposizioni governative e regionali per fronteggiare l’emergenza Covid-19, la consegna dei premi si è potuta celebrare solo virtualmente con la presidente Paola Mattucci ed il co-direttore artistico Francesco Della Calce a presentare gli incontri alla Mondadori Bookstore di piazza San Pietro a Santa Maria Capua Vetere.

Paola Mattucci, Paolo Siani e Francesco Della Calce

Il premio “Fotogrammi per Riflettere” è stato consegnato all’onorevole Paolo Siani in sostituzione del compianto Giancarlo, il giornalista napoletano ucciso nel settembre del 1985 a seguito delle sue inchieste sulle connessioni tra politica e camorra in particolare a Torre Annunziata.

Un momento toccante, commovente, che ha dato il là ad una piacevole discussione con la presenza, sempre digitale, del Prefetto di Caserta Raffaele Ruberto e del sindaco di Torre Annunziata Vincenzo Ascione.

Anche gli altri due premi “Fotogrammi per Riflettere” assegnati ieri sono strettamente legati alla storia di Giancarlo Siani, sia dal punto di vista giornalistico che personale.

Premiato, infatti, lo scrittore Paolo Miggiano, autore del libro “NA K14314 le strade della Méhari di Giancarlo Siani” edito da “Alessandro Polidoro Editore”.

Altro premio, invece, è stato assegnato a Desirée Klain ideatrice di “Imbavagliati”, festival internazionale di giornalismo civile, che si tiene ogni anno a Napoli, che vuole dare la possibilità ai giornalisti, che operano in nazioni dove la censura dittatoriale impedisce la libera espressione o dove il contesto sociale li pone in costante pericolo di vita.

Nei giorni scorsi, invece, grande successo per l’incontro virtuale con lo scrittore Paolo Piccirillo ed il produttore Gaetano Daniele, rispettivamente sceneggiatore e produttore delle serie tv Rai “Mare Fuori”.

Tanti applausi per l’incontro tenutosi nei giorni scorsi con lo scrittore Alessio Forgione e per le masterclass di sceneggiatura con Lucilla Mininno, Roberto Moliterni, Adriano Valerio ed Alfonso Tramontano Guerritore.

Belli anche gli incontri con gli scrittori Ludovica Beneventano e Ferdinando Maddaloni e la presentazione del libro “Funke” di “Nomadistad Editore” della scrittrice Maria Abbate

Prossimo appuntamento di spessore, prima della settimana di set cinematografico e della premiazione finale prevista per sabato 31 ottobre, sarà quello di sabato 24 ottobre quando si ricorderà il grande Massimo Troisi con la presentazione della mostra “Troisi Poeta Massimo”, in arrivo a Napoli a cura dell’Istituto Luce/Cinecittà, con Gabriella Macchiarulo e Marco Dionisi dell’Archivio Storico Istituto Luce e Stefano Veneruso, regista e autore.

Dopo la premiazione della sceneggiatura vincitrice del concorso, dal 25 al 28 ottobre Santa Maria Capua Vetere diventerà un autentico set a cielo aperto per la realizzazione del cortometraggio.

“Il tema della “giovinezza” pensato dalla presidente Paola Mattucci mi ha spinto a mettere in piedi una rassegna intensa e rivolta alla gente, in un momento di forzata distanza fisica – ha tenuto a precisare il co-direttore artistico Francesco Della Calce – La gioventù sta tutta nell’immagine della Cardinale che ho voluto sulla locandina, tratta dal capolavoro di Fellini “8 e mezzo”, che fa da ideale trade d’union con la mostra che ci affiancherà sul “Giovane Federico” al Museo Archeologico dell’Antica Capua in collaborazione con la direttrice Ida Gennarelli”.

Tutti gli eventi della rassegna che si svolgeranno alla Mondadori Bookstore, al Museo Archeologio e al Teatro Garibaldi si svolgeranno con ingresso limitato secondo le attuali disposizioni vigenti e saranno comunque tutti in diretta streaming su Facebook e sul sito www.mitreofilmfestival.it.

Una rassegna importante tesa a rilanciare nuovamente la città di Santa Maria Capua Vetere e l’intero territorio casertano nel panorama cinematografico e culturale nazionale.

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La Colatura di Alici di Cetara diventa DOP. Ecco come viene preparata.

La Colatura di alici di Cetara finalmente riconosciuta dalla UE come DOP.

È la 308esima specialità alimentare ad ottenere il riconoscimento di Denominazione Origine Protetta attribuita a quegli alimenti le cui peculiari caratteristiche qualitative dipendono essenzialmente o esclusivamente dal territorio in cui sono stati prodotti.

Parliamo di Cetara in questo caso, in provincia di Salerno, comune abitato da poco più di 2000 anime già Patrimonio dell’Umanità in quanto parte della fantastica Costiera Amalfitana.

Già apprezzata dal mondo intero, dovremo però aspettare il 2021 per poter assaporare la Colatura di alici a marchio DOP. 

La nuova produzione è partita ma, come spiega Lucia Di Mauro, Presidente dell’Associazione per la valorizzazione della Colatura di Alici di Cetara in una intervista a Il Sole 24 ore, occorrono nove mesi minimo di maturazione delle alici nei terzini e botti di legno.

Come nasce la colatura di alici

Ha la consistenza di una salsa liquida, semi trasparente e dal colore ambrato, venuta fuori dalla maturazione delle alici in acqua e sale, pescate rigorosamente nei pressi della costiera amalfitana nel periodo che va dal 25 marzo al 22 luglio. 

Già prodotta dagli antichi romani, denominata garum, fu poi ulteriormente raffinata nel Medioevo da gruppi monastici della Costiera ricavata dal liquido della pressione delle alici sotto sale.

Appena pescate le alici, vengono private di testa ed interiora e messe quindi in contenitori per almeno 24 ore in abbondante sale marino. 

Trasferite poi nei famosi terzigni ( piccole botti di castagno o rovere, alternati da strati di sale e ricoperte da un disco di legno su cui si poggiano dei pesi scalati pian piano col passare del tempo.

Con la maturazione delle alici sotto pressione, fuoriesce un liquido in superficie che diventa la base della colatura, successivamente versato in contenitori di vetro ed esposti al sole per farne evaporare l’acqua.

Un liquido quindi estremamente concentrato che dopo quattro o cinque mesi viene riversato nelle botti con le alici per regalare un sapore ancora più intenso ed infine filtrato attraverso un telo di lino.

Un procedimento lungo che regala uno dei prodotti più famosi della campania, pronto all’uso solo ad inizio dicembre.

Poche gocce bastano per regalare un sapore unico

Assoluto è uno dei suoi utilizzi in cucina, per condire spaghetti e linguine rigorosamente cotte senza sale data la forte sapidità della colatura. Ne bastano davvero poche gocce. 

Una spolverata di prezzemolo e un pizzico di peperoncino ed ecco che esplode il sorprendente sapore della semplicità di un prodotto che poi cosi semplice non è.

Diffuso il suo utilizzo anche nelle cucine stellate, è considerata vero oro colato.

Per tradizione, storia, lunga preparazione, ingranditi e provenienza geografica, il marchio DOP per la Colatura di Alici di Cetara è davvero un premio meritato.

Dal 2021 siate pronti a controllare la presenza del marchio quando la acquisterete.

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foto: Colatura di Alici di Cetara DOP _ Pagina FB

 

Castagne e Marroni, il vero profumo dell’autunno.

Diciamoci la verità, il vero profumo dell’autunno è quello delle castagne. Arrostite, semmai sulla brace, da mangiare calde una dietro l’altra scottando dita e tingendo di nero le mani. Ed è così che diventano caldarroste.

Il momento perfetto si concretizza con un calice di vino e un camino acceso. Di quelle esperienze che ti mette in pace col mondo intero e forse pure un po’ con te stesso.

Castagne di Montella IGP, Marrone del Mugello IGP, Marrone di Caprese Michelangelo, Marrone di Castel del Rio sono solo alcune delle varianti di un frutto che ha origini secolari, andando spesso a compensare la carenza di grano per la realizzazione di farina, tanto da guadagnarsi il nome di “albero del pane”.

Castagna e Marrone, la differenza.

In molti li accomunano erroneamente, anche se in realtà sono semplicemente parenti.

La castagna è il frutto che nasce in condizioni selvatiche per intenderci, nei boschi, sola e abbandonata.

Il marrone viene fuori nel tempo, frutto della necessità da parte dell’uomo di gestirne la coltivazione e di innesti su innesti su innesti che hanno portato a cambiarne le caratteristiche.

Senza farvi impazzire nelle differenze già alla loro nascita, dove nelle castagne il riccio contiene circa 7/8 frutti mentre nei marroni massimo 3, per farvi comprendere in maniera immediata la forte differenza tra i due basterà provare a sbucciarne una anche dopo averla arrostita. 

La pellicola che la riveste andrà via in un attimo se si tratta di marrone, sarà invece incastrata in ogni meandro del frutto e complicata da portar via se si tratta invece di castagna.

Nella forma e nel colore la castagna si presenterà più piccola, leggermente schiacciata e dal colore bruno intenso. Il marrone invece lo troverete grosso, tondo, pieno e dal colore leggermente più chiaro.

Non ultimo il gusto che vede la castagna forse leggermente meno saporita ma viene favorita a creme e farine a differenza del marrone che, grazie alle caratteristiche più zuccherine e croccanti viene preferito soprattutto per pasticceria. Pronti per un marron glacé?

Castagne e Marroni nelle ricette italiane.

Ma come ogni rubrica del giovedì che si rispetti, facciamo un giro per l’Italia alla scoperta di alcune ricette tipiche regionali che vedono come protagonista il frutto autunnale.

In Umbria potrebbero servirvi come dolce la Cassata di Castagne. Un mix di purea di castagne unite allo zucchero vanigliato, cacao, Rhum, rigorosamente mescolati con un cucchiaio di legno che finisce in uno stampino guarnito con panna, crema, ciliegie e frammenti di cioccolato, per finire in frigo a rassodare per almeno 4 ore. Da provare con il Vin Santo.

La fa più semplice il Piemonte che le propone al burro

Le castagne finiscono in casseruola con sale, zucchero e ricoperte d’acqua facendole bollire per almeno mezz’ora in modo che l’acqua si asciughi del tutto. 

Da servire con riccioli di burro. Dolce o antipasto? 

Le idee più chiare le hanno in Trentino-Alto Adige dove finiscono lessate nel latte caldo e passate al setaccio.

Montate in una ciotola ampia il burro e i tuorli, poi la pura di castagne e per ultimo lo zucchero, alla fine gli albumi, il tutto rigorosamente in questo ordine. 

Il composto finisce in forno, spolverato poi da zucchero a velo e in tavola ancora caldo.

In Toscana qualcuno ha azzardato e tirato fuori una torta rustica.  Saltati gli spinaci e lessate le patate, diventano tutt’uno con le uova, il formaggio grattugiato, sale, pepe e un filo d’olio. La pasta sfoglia avvolgerà il tutto prima di finire in forno.

E voi? quale ricetta dolce o salata conoscete con le castagne?

Io nel frattempo accendo il camino e verso del vino, che arrostite regalano sempre grandi soddisfazioni.

Stagionalità 

OTTOBRE – NOVEMBRE – DICEMBRE

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Too good to go: l’app che non spreca il cibo

Too good to go, per chi non lo sapesse, è un’ app che permette ai commercianti di non buttare il cibo invenduto della giornata. Gli avanzi rimasti, infatti, vengono riutilizzati per creare delle cosiddette magic box a prezzi ridotti che gli utenti possono prenotare e poi ritirare presso il punto vendita di riferimento. In pratica, prende un concetto antico, come il dare un valore a ciò che non è solo possibilità ma anche premio dato dal sacrificio, e lo reinventa in una maniera così geniale che già immagino le mamme, le nonne e le baby-sitter del futuro invogliare i bambini a mangiare a suon di: “se mangi adesso, stasera faccio scegliere a te la magic box”!

Altro che aeroplanini, uno per mamma, due per papà e cinesini che dalla loro madrepatria si disperano perchè sentono che hai lasciato un chicco di riso nel piatto.

Comunque torniamo a noi. Qualcuno – credo, spero, o comunque io lo farei –  si chiederà perchè voglio parlare proprio di Roma e non della mia città, Battipaglia. Molto semplice, ho constatato che finora nessun negozio locale ha aderito a questa iniziativa. Ovviamente il mio non vuole assolutamente essere un giudizio negativo. Magari c’è chi adotta soluzioni diverse, chi per fortuna non sa cosa vuol dire la parola “avanzi” o semplicemente chi decide di testa sua cosa fare delle proprie rimanenze. Semplicemente mi piace il progetto e desidero che coinvolga altre persone anche solo nel prendere spunto nel fare qualcosa di simile, soprattutto dopo aver parlato dei numeri positivi che ha portato nella Capitale in un solo anno!

Partiamo dai 150’000 pasti salvati del modello romano. La popolazione battipagliese conta 50’000 abitanti circa.  Se la matematica non è un’opinione, sono quasi tre pasti ad abitante! Inoltre, se, per ipotesi, i battipagliesi dovessero mangiare davvero il contenuto delle magic box al posto di produrre nuovi alimenti, si potrebbe assistere ad un risparmio energetico di una portata inverosimilmente notevole. Per non parlare dell’impatto ambientale! Sapete quanta CO2 hanno risparmiato i nostri cari amici lupacchiotti in questo lasso di tempo? Ben 375 tonnellate. Neanche il Castelluccio, in tutta la sua imponenza, arriva ad un peso del genere, secondo me!

Beh che dire? Mi è capitato di tanto in tanto sentire l’epiteto “Roma ladrona”. Onestamente non so proprio a cosa si riferisca, ma posso immaginarlo in quanto effettivamente qui qualcosa di rubato c’è: la mia ammirazione. Tanto di cappello per chi si adatta al nuovo ma rimane sempre fedele a sè stesso.

 

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Gennaro Ferraro pubblica “It’s right”, il suo primo album jazz

Gennaro Ferraro,  giovane trombettista jazz originario di Pompei ma ormai salernitano d’adozione, ha lanciato lo scorso 1 ottobre “It’s right”, il suo primo disco da solista.

“Dopo anni di studi e registrazioni in giro per l’Italia con vari artisti, ho sentito dentro di me di essere finalmente pronto a lasciare una piccola traccia del mio essere, inteso come musicista” ha affermato il jazzista campano.

Il suo primo album ha forti influenze e contaminazioni blues, swing e bossanova. Un sound fresco ma al tempo stesso dalle radici ben salde nelle produzioni senza tempo di mostri sacri del jazz come Chet Baker e Miles Davis.

Nel primo album di Ferraro tanti gli artisti ed i musicisti di spessore presenti: Mario Nappi al pianoforte, Daniela de Mattia alla voce, Corrado Cirillo al contrabbasso e Luca Mignano alla batteria.

Il primo album da solista

It’ Right è un disco di circa 36 minuti con 6 brani di genere Jazzistico dove oltre ad omaggiare artisti come Freddie Hubbard, Miles Davis, Benny Golson, Nash&Weill, sono inseriti anche due composizioni inedite frutto della passione di Gennaro Ferraro. I brani del disco sono:

  1. Skydive di Freddie Hubbard, brano scelto come apertura del disco perché Hubbard è l’artista a cui più si è ispirato Ferraro negli ultimi anni di studio del Jazz;
  2. Lullaby, primo brano scritto da Ferraro in cui, pur essendo di media velocità in ¾, l’autore cerca di esprimere una personalissima ninna nanna, dedicata in primis alla dolce metà dell’autore, ovvero la cantante jazz Daniela de Mattia, ma anche a tutte quelle persone che trovano serenità “a casa”, al termine di una giornata intensa. Una piacevolezza condivisa speciale;
  3. Milestones di Miles Davis, un brano che accompagna Ferraro sin dai primi studi dello strumento. Un brano su cui si inserisce la voce di Daniela de Mattia durante l’esecuzione del tema per fondere i due timbri e dare un colore diverso al brano;
  4. I Remember Clifford di Benny Golson, scelto perché riesce a tirare fuori il personalissimo modo di Ferraro di interpretare il jazz;
  5. Theme for Daniela, altro brano composto da Gennaro Ferraro in beguine lenta, come fosse una ballata, dove padroneggia la melodia e il suono;
  6. Speak Low di Nash&Weill, brano scelto come chiusura perché, sia negli stacchi ritmici che melodici, dà proprio un punto a tutto il percorso di ascolto oltre ad essere stato ascoltato da Ferraro durante questo periodo di quarantena.

A supporto della produzione dell’album, oltre ai musicisti, ci sono anche: Vincenzo Siani della Trees music Studio per i mix ed i mastering; Eleonora Ferolla per le fotografie; Carla Biancorrosso per le grafiche.

La formazione jazz

Gennaro Ferraro appena dodicenne inizia a frequentare il Conservatorio di Musica “G.Martucci” di Salerno, conseguendo il diploma di solfeggio con il maestro Tancredi e frequentando la classe di tromba con il docente Nello Salza. Dopo tre anni si trasferisce al Conservatorio di Benevento “Nicola Sala”, proseguendo gli studi, privatamente, con il maestro Nicola Coppola.

Durante questi anni di studi in conservatorio, si sono affiancate altre esperienze musicali perfino oltre oceano, con l’orchestra di fiati “Incontro Cuba-Pompei” della Scuola Cristiana ed altre orchestre di musica italiana, esibendomi a New York, Miami e l’anno seguente sulle coste della Spagna e del Canada.

Nel 2008 ha vinto il concorso “Premio per la musica” in qualità di trombettista solista.

Nel 2014 viene ammesso al Conservatorio Statale di Musica di Avellino “Domenico Cimarosa” al primo livello di tromba jazz. Ha partecipato ai seminari senesi de la “Fondazione Siena Jazz” sotto la guida del maestro Mariano Di Nunzio.

Il 9 luglio 2015, in formazione trio, ho aperto il concerto a Fabio Concato e Fabrizio Bosso al parco del teatro “Carlo Gesualdo” di Avellino. Nel settembre 2015 ha frequentato i seminari senesi “Kind of blue” de la “Fondazione Siena Jazz”, diventando la prima tromba e tromba solista de la “Young Jazz Orchestra Campana” .

Con la Big Band si è esibito in diversi concerti tra cui: l’opening act a Danilo Rea al Teatro Carlo Gesualdo di Avellino nel maggio 2016; nell’agosto 2017 l’apertura del concerto di Nino Buonocore, come trombettista del progetto “Manù”. Dal 2017 al 2018 partecipa al Marigliano in Jazz facendo parte della Marigliano in Jazz Big Band, fiore all’occhiello dell’intera manifestazione.

Nel 2018, ha fatto parte dell’orchestra “Santa Chiara” diretta dal maestro Renato Serio, in onda su Rai1 in occasione del “Concerto dell’Epifania”.

Nel novembre 2019, forte degli insegnamenti del maestro Carmine Santaniello, conclude gli studi al Conservatorio Statale di Musica di Avellino “Domenico Cimarosa”.

Attualmente è docente di tromba classica e jazz, solfeggio e teoria musicale, armonia, presso l’Associazione Culturale Musicale “Bflat” di Giffoni Valle Piana (SA).

Un disco jazz che farà sicuramente parlare di sé.

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Evening Dresses Show 2020, la grande moda a Salerno

Evening Dresses Show 2020, dal 10 al 12 ottobre Salerno diventa la capitale dell’evening wear.

Un’edizione a porte chiuse, ma impostata sulla comunicazione digitale quella di Evening Dresses Show (Edshow), il primo salone italiano dedicato alla moda per il cocktail e la sera, che ritorna dal 10 al 12 ottobre 2020 alla Stazione Marittima Zaha Hadid di Salerno per la seconda stagione consecutiva.

Organizzato da IFTAIndependent Fashion Talent Association, con la collaborazione e il sostegno di Ice – Agenzia per la promozione all’estero e l’internazionalizzazione delle imprese italiane –  Ministero degli Affari Esteri e la Cooperazione Internazionale di Regione Campania, comune e Camera di Commercio di Salerno, Edshow ha selezionato 40 brand nelle otto regioni del sud Italia.

Stilisti e artisti provenienti da Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sardegna e Sicilia nei tre giorni del salone avranno a disposizione una Digital-area nella quale poter farsi conoscere dai buyer collegati alle 78 sedi Ice nel mondo.

L’evento mira a consacrare Salerno come capitale della moda da sera, ma anche fashion hub per le migliori micro e piccole imprese del Sud Italia.

Come le 23 campane, la tranche più rappresentativa del salone, seguite dalla Puglia, con 7 aziende, dalla Sicilia con 4 e da Abruzzo, Basilicata, Calabria, Molise e Sardegna, con un’azienda per ciascuna Regione.

La Digital-area sarà allestita con set fotografici per servizi e interviste sulle singole aziende, le quali avranno anche la possibilità di partecipare alle sfilate, chiuse per il pubblico, in diretta streaming su canali dedicati.

La macro tendenza che dominerà il salone e che ha scandito le scelte della direzione artistica del salone, affidata alla giornalista e talent scout Michela Zio, è quell’ Estetica Mediterranea che sta influenzando e permeando la comunicazione e le collezioni stesse delle più blasonate griffe internazionali.

Sotto il segno della bellezza tutta italiana, il salone sarà diviso in due aree:

–   Mediterranean Couture dedicata a 24 collezioni femminili e maschili di abiti dalla forte impronta sartoriale, affiancate da proposte contemporary couture e da outfit di brand che lavorano sulla sostenibilità planet & people;

–   Evening Minds con una selezione di 15 tra accessori artigianali e outfit di ricerca per la sera e per il cocktail.

Un evento da non perdere.

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