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Phenomena, l’imprenditoria femminile campana a Pescara

Anna Maria Cascone

Phenomena, ben 22 le aziende campane selezionate per il primo e unico salone italiano dedicato esclusivamente alle imprenditrici del Sud in tre settori d’eccellenza del Made in Italy: design, fashion e food.

Abbinato al premio omonimo, il trade show tutto al femminile è fissato per i giorni 9, 10 e 11 luglio all’Aurum di Pescara, il gioiello Liberty del capoluogo abruzzese sul mare Adriatico, che diventerà la vetrina internazionale per la produzione di 67 aziende a guida femminile.

Delle 22 campane, è significativa la presenza nel settore della moda con 11 brand, seguito dal food, con 7 aziende e dal design con 4 imprenditrici di Napoli e Salerno.

Ideato e organizzato da IFTA (Independent Fashion Talent Association), con il sostegno di ICE-Agenzia per la promozione all’estero e l’internazionalizzazione 

delle imprese italiane nell’ambito del Piano Export Sud – PES 2, di Regione Abruzzo, Agenzia di Sviluppo, della Camera di Commercio Chieti – Pescara e del Comune di Pescara, Phenomena accenderà i riflettori sul women’s empowerment del Sud, dove vivono e lavorano imprenditrici che con responsabilità e tenacia mantengono saldo il timone anche nei momenti di difficoltà, investendo in valore e competenza.

Nella location scelta per la prima edizione di Phenomena verranno allestite due aree espositive nelle sale D’Annunzio e Flaiano, dove si svolgeranno gli incontri di business matching tra le aziende e i compratori internazionali coinvolti da Ice-Agenzia di Roma e delle sue 78 sedi nel mondo.

La Sala d’Annunzio ospiterà in totale 20 marchi fashion, con una preview delle collezioni donna demi-couture e di accessori hand made per la primavera-estate 2022, insieme alle 11 aziende della sezione design (oggettistica e gioielli), mentre la Sala Flaiano sarà dedicata esclusivamente alle 36 aziende dell’agroalimentare.

Venerdi 9 luglio dalle 18,00 alle 23,00 il salone aprirà le porte ai visitatori.

Francesca Caldarelli

Sul palco dell’Aurum di Pescara saliranno: Francesca Caldarelli, pescarese, imprenditrice pioniera della ristorazione 3.0; Nicoletta Cosentino, siciliana, fondatrice dell’Associazione Cuoche Combattenti; Matilde D’Errico, lucana, scrittrice e autrice tv del programma “Amore Criminale” di Rai 3; Maria Lombardi, siciliana, scrittrice e giornalista per “Il Messaggero”; Maria Giovanna Paone, napoletana, amministratore delegato e vicepresidente del gruppo Ciro Paone, titolari del brand “Kiton”.

Altri tre premi saranno attribuiti a tre imprenditrici, una per settore, votate dai 50 compratori internazionali presenti nel salone.

La conduzione della serata sarà a cura di Tiziana Panella, un nome importante del giornalismo televisivo italiano, protagonista del programma di approfondimento quotidiano Tagadà su La7 . Una donna di successo, dunque, anche lei figlia del Sud.

«Abbiamo voluto accendere le luci sull’imprenditoria femminile del nostro Mezzogiorno», spiega Michela Zio, vicepresidente esecutivo di IFTA e ideatrice di Phenomena, «convinti che ci sia tanto da scoprire e che i prodotti esposti, dal food ai gioielli, dalle ceramiche alle collezioni moda della primavera – estate 2022, possano suscitare l’interesse del mercato internazionale».

«In questa manifestazione ci sono tre ingredienti importanti della nuova strategia promozionale di ICE Agenzia, ossia Pmi, Mezzogiorno e imprenditoria femminile» afferma Carlo Ferro, presidente di ICE Agenzia. «Il tessuto produttivo del nostro Paese riconosce già l’imprenditoria femminile come un fattore di progresso e di modernità, come una ricchezza che si combina con gli altri aspetti di eccellenza del Made in Italy. E vogliamo promuoverlo, unitamente al potenziale del tessuto produttivo del Mezzogiorno e delle PMI del nostro Paese, perché sono convinto che la parità di genere sia uno dei valori di sostenibilità che stanno sempre più emergendo come scelta di consumo presso le nuove generazioni».

Un evento unico che mette al centro la donna ed il rilancio dell’imprenditoria del sud Italia.

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Memento live giovedì 8 luglio da “Cinquanta – Spirito Italiano”

Giovedì 8 luglio torna la musica live da “Cinquanta – Spirito Italiano”, in via Trento a Pagani (SA).

Dopo il djset di Redlicious, che ha aperto ufficialmente la programmazione di luglio, ospite del cocktail bar all’italiana sarà Memento, uno degli artisti più interessanti del panorama musicale nazionale, con il supporto di BUH Concerti e BTL Prod.

Classe 2002, Andrea cresce con i Led Zeppelin e i Pink Floyd nelle orecchie. Si iscrive all’indirizzo musicale, dove a 11 anni inizia gli studi di chitarra: qui fiorisce il suo amore per la musica che continua a coltivare nel tempo, dalla cameretta ai primi progetti di ensemble.

Parallelamente agli studi di chitarra classica e acustica, Andrea frequenta i centri sociali tra Milano e Monza suonando in diversi progetti.

Il capitolo “Memento” si apre circa due anni fa, il brano “Non Mi Manchi” testimonia il cambiamento in atto.
Non ti conosco” – traccia pubblicata a giugno 2020 all’interno dell’album “HANA-MI” – segna l’ingresso di Memento nel roster di Asian Fake.

Ma la musica live da “Cinquanta” non finisce con il live di giovedì 8 luglio, continua per tutto il mese di luglio.

Giovedì 15 luglio sarà il momento dei Dr.Jazz and dirty bucks swing band, il giovedì successivo sarà il momento del djset di Nando Tedesco con Antoà delle Coma Berinices, domenica 25 luglio sarà il turno degli Studio Murena mentre giovedì 29 lu-glio chiuderanno la rassegna mensile “Banda Maje” con Tonico 70.

Una programmazione live potente ed esaltante per un cocktail bar poliedrico, dove poter trascorrere tutte le fasi della giornata, dalla colazione al dopo cena con un servizio professionale in un ambiente casual, informale.

Ma soprattutto è un progetto giovane pensato da giovani.

L’obiettivo è quello di rendere innovativo e moderno il concetto del “bar all’italiana”, uno degli stili più esaltati al mondo.
Filosofia del progetto è dare spazio, fiducia e soprattutto un futuro in questo territorio a tanti ragazzi che si sono formati lontano dalle proprie radici. Sono diversi, infat-ti, i cervelli di ritorno protagonisti.

Un progetto ambizioso che si è sviluppato proprio durante una crisi epocale come quella legata all’ emergenza Covid-19.

Credere nelle potenzialità del proprio territorio d’origine, nonostante una profonda crisi economica generale, è la vera scommessa. Per vincerla, i due giovani titolari si sono affidati ad uno staff con un’età media di circa 30 anni.

Scoprire Cinquanta, quindi, è stringere la mano a un nuovo amico, nel tuo quartiere dei ricordi. Può portarti lontano raccontando le sue storie ma rimane legato alle tradizioni della sua terra.

È la tua certezza, in ogni momento.

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Vardø, dopo la tempesta: il femminismo del XVII secolo

Vardø, dopo la tempesta” di Kiran Millwood Hargrave riprende un fatto storico realmente accaduto nel 1617 per creare un intreccio narrativo che appassiona, fa riflettere, ma anche commuovere.

La storia narrata, infatti, è quella di un gruppo di donne norvegesi private dei loro uomini per colpa di una tempesta che li travolse mentre erano a pesca in mare aperto. Di questi ultimi, tornarono sulla battigia solo i corpi privi di vita.

Le donne del villaggio, quindi, restando sole per quasi un anno, impararono a sopravvivere ricoprendo, per necessità, tutte le mansioni che all’epoca potevano esercitare solo gli uomini.

Fu proprio questa autonomia femminile a non essere vista di buon occhio dal regime, il quale instaurò i processi di stregoneria, il primo grande processo fu nel 1621 ma negli anni ne seguirono altri fino al 1663, che vide le abitanti di Vardø accusate di essere, con l’aiuto del Diavolo, responsabili della tempesta che uccise tutti i loro uomini.

«Divampa in cerchio attorno ai piedi delle donne, come in una danza, e Kristen comincia ad agitarsi e scuotere la testa mentre il fumo comincia a sommergerle a ondate, sospinto dal vento. Adesso Ursa non riesce a distogliere lo sguardo, e la folla attorno a lei è quasi silenziosa. Fru Olufsdatter non si è mossa, sempre afflosciata sulla corda, e persino quando i suoi capelli cominciano a prendere fuoco non dà segno di vita. Ursa si augura che sia incosciente, magari già morta, i polmoni ormai pieni di fumo.

Invece Kristen sembra risvegliarsi sempre di più. Ha la bocca aperta e forse geme, la voce inghiottita dal vento e dal crepitare del fuoco. Le fiamme lambiscono la piattaforma e lei alza prima un piede, poi l’altro».

Il romanzo, scritto con uno stile aulico e poetico, prende quindi spunto dalla grande caccia alle streghe avvenuta nel XVII secolo nella cittadina baltica, regalando al lettore non solo una tragica pagina storica, ma anche una storia di amore e di amicizia.

Tra le pagine del libro, inoltre, è possibile individuare un femminismo ben strutturato e motivato, tema assolutamente non scontato e difficile da trattare, che Hargrave riesce a bilanciare attraverso la descrizione della brutalità di femminicidi inumani e ingiustificati.

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Claudio Pisano firma la regia de “La banda della Uno Bianca”

Claudio Pisano firma la docuserie evento “La banda della Uno Bianca” per “History Channel”

Giovedì 24 e venerdì 25 giugno alle 21.50 andrà in onda in prima visione e in esclusiva su History Channel (canale 407 di Sky) la docuserie La banda della Uno Bianca”, con la regia di Claudio Pisano.

La docuserie è il racconto delle vicende che hanno insanguinato l’Emilia-Romagna e le Marche dal 1987 al 1994 con un punto di vista unico, quello dei poliziotti che hanno arrestato i fratelli Savi: Luciano Baglioni e Pietro Costanza, che per la prima volta hanno rilasciato una lunga intervista.

Nato a Scordia, in provincia di Catania, nel 2002 Claudio Pisano si trasferisce a Roma dove studia presso il DAMS dell’università Roma Tre. Si forma lavorando in montaggio al fianco di registi come Paolo Virzì, Fausto Brizzi, Gabriele Salvatores e Luca Manfredi.

Dal 2012 comincia a lavorare come regista e raggiunge la notorietà realizzando il programma Rai “Sconosciuti”, in veste di autore e regista. Negli anni successivi realizza vari programmi tv per le più importanti emittenti televisive, tra i quali “Alta infedeltà” (Real Time, 2015-2018), “Coppie in attesa” (Rai2, 2015 e 2016), “Nuovi eroi” e “Amore in quarantena” (Rai1, 2020).

È del 2020 la serie “La dottoressa Giordy” (Tim Vision), mentre tra il 2018 e il 2019 realizza “Sara e Marti, la nostra storia” per Disney Channel, la serie teen “Love dilemma” per Real Time e la docufiction “Treccani, il volto delle parole” per Rai3.

In ambito documentaristico ha realizzato soprattutto prodotti d’inchiesta, come: “Il condannato – Cronache di un sequestro” (Rai3, 2018), “Emanuela Orlandi, il caso è aperto” (Nove, 2019), “Scomparsa – Il caso Ragusa” e “Suicidio apparente – Il caso Mario Biondo” (Nove, 2021). Per History Channel ha invece realizzato nel 2019 anche “La strage di piazza Fontana”.

La banda della Uno Bianca” è una produzione Stand By Me per A+E Networks Italia. Prodotto da Simona Ercolani, a cura di Lorenzo De Alexandris, il documentario è diretto da Claudio Pisano, mentre l’autore è Simone PassarellaFabrizio Forner è produttore esecutivo.

La docuserie è il racconto di una lotta tragica ed epica tra “guardie e ladri”.

In questa guerra tra bene e male, tra delinquenti e poliziotti, il punto di vista del racconto è quello delle persone che sono state colpite direttamente e personalmente nella vicenda. Come per esempio Luciano Baglioni e Pietro Costanza, i due poliziotti coinvolti nel primo dei 24 omicidi della banda, che incredibilmente sette anni dopo saranno capaci di catturare gli esponenti della banda, scoprendo una triste realtà: il male si travestiva da bene, i cattivi erano in realtà loro colleghi poliziotti, i tre fratelli Savi (Alberto, Roberto e Fabio, l’unico che non faceva parte delle forze dell’ordine).

C’è anche il punto di vista di Eva Mikula, la fidanzata di Fabio Savi: era presente al momento della cattura di Fabio e le sue dichiarazioni risultarono decisive per la condanna dei tre fratelli.

Nelle due puntate ci saranno inoltre le testimonianze di Daniele Paci, il magistrato che ha fatto arrestare la banda, Giampiero Moscato, allora cronista giudiziario dell’ANSA, del fotografo Pasquale Bove, di Giuseppe Chicchi, ex Sindaco di Rimini e di alcune vittime: la mamma di Otello Stefanini (uno dei tre Carabinieri uccisi nella strage di trent’anni fa al quartiere Pilastro di Bologna), il figlio di Graziano Mirri (benzinaio di Cesena ucciso dai Savi) e Francesca Gengotti (sopravvissuta alla rapina della Coop di Rimini Celle, che all’epoca aveva appena 9 anni).

Attraverso interviste, audio inediti, documenti processuali e video di repertorio, si compone il ritratto di una delle bande criminali più spietate in Italia.

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IFTAWARDS 2021: il contest per giovani stilisti in programma il 24 giugno

È fissata per il 23 e 24 giugno 2021 la quinta edizione di Italian Fashion Talent Awards (Iftawards) il contest organizzato da IFTA (Independent Fashion Talent Association) che avrà il suo nuovo head quarter nella Stazione Marittima Zaha Hadid di Salerno. 

Iftawards accenderà i riflettori su 29 collezioni in gara realizzate da giovani designer provenienti dalle principali accademie, licei artistici e istituti professionali italiani. Tra questi, spicca la presenza di 14 ragazzi campani, allievi dell’Università Vanvitelli di Caserta, dell’Accademia delle Belle Arti e dello IUAD di Napoli.  

Presentato da Jo Squillo, storico volto e voce della moda in Italia, sarà Emilio Bonadio, vincitore di Iftawards 2019, a dare il via alla passerella in programma la sera del 24 giugno, presentando Starlore, la collezione prodotta con il sostegno di IFTA dal gruppo Camac di Giorgio Tosi. Le successive 29 collezioni saliranno in pedana per rivelare Energia, il grande Item dell’edizione 2021, attraverso il quale i concorrenti esprimeranno la loro visione green. 

Al vincitore verrà offerta la possibilità di produrre la capsule collection presentata in finale, un tutorial per la creazione del marchio e la chance di sfilare nell’edizione 2022.

«I preparativi incombono e il conto alla rovescia è già iniziato – dichiara Roberto Jannelli, presidente IFTA – ma siamo più che pronti ad accogliere i trenta giovani designer in arrivo a Salerno da diverse regioni italiane. Non abbiamo dimenticato la complessità dell’anno appena trascorso, ma proprio per questo la nostra tenacia, unita all’entusiasmo dei nostri finalisti, porterà a Salerno una sferzata di quell’energia di cui tutti sentiamo il bisogno». 

Come nelle precedenti tornate, sono previsti due riconoscimenti speciali: il Premio Innovazione “Build your future”, con un assegno di studio da spendere in formazione messo in palio da Luigi Snichelotto, licenziatario Mc Donald’s per la Campania e la Basilicata, e un Premio “Media” assegnato dai giornalisti presenti.

Di grande risalto la giuria dell’edizione 2021 che schiera nove super-professionisti della moda internazionale, con  Livia Gregoretti, owner di Livia Gregoretti Showroom di Milano, in qualità di presidente, insieme a:  Deanna Ferretti Veroni, fondatrice di Modateca Deanna; Francesca Romana Secca, designer relation manager Showcase di Altaroma; Gianluca Capannolo, stilista; Giorgio Tosi, imprenditore titolare di Camac e Spazio 38; Laura Lusuardi, fashion coordinator Max Mara; Simonetta Gianfelici, fashion consultant e talent scout del contest  Who is on next?; Stefano Roncato, direttore di MFFashion e MFF Magazine; il giornalista Lorenzo Crea, direttore di Retenews24, membro del MODEC  (Tavolo Moda Regione Campania).

Mercoledì 23 giugno, dopo l’incontro con la giuria, i finalisti potranno partecipare a un career meet organizzato in collaborazione con l’APL salernitana Pform Group che, attraverso i suoi head hunter, metterà in atto la mappatura delle competenze e la valutazione dei curricula, creando opportunità di inserimento lavorativo ai migliori candidati.

Gabriele Bojano ed i suoi “favolosi ’60”

Gabriele Bojano torna in edicola, e non per il suo lavoro “quotidiano”, ma per il suo nuovo libro “I favolosi ’60“.

Il clima di festa che gli ha tolto la pandemia gliel’ha regalato il nuovo libro appena arrivato in libreria e che sarà presentato per la prima volta in presenza, martedì 22 giugno, alle ore 18.45, nella corte interna del Convitto Nazionale di Salerno, nell’ambito di Salerno Letteratura.

Animatore della serata il più frizzante e imprevedibile degli speaker radiofonici, Pippo Pelo.

Il giornalista Gabriele Bojano con “I favolosi 60”, edito da Linea Edizioni, mette assieme sessanta sessantenni “troppo giovani per tirare i remi in barca e troppo vecchi per tirare la barca a remi”.

Si tratta di un’antologia, o se preferite di un vero e proprio assembramento, di persone e personaggi, noti, poco noti o del tutto sconosciuti, che hanno in comune l’aver compiuto nel 2020, come l’autore, 60 anni e di non averli potuti festeggiare.

Un espediente per raccontare e raccontarsi, un esperimento di narrazione autobiografica non autocelebrativa inserita in un contesto più ampio, dato dalle interconnessioni e interazioni con i “favolosi 60”.

“L’idea mi è venuta a ridosso del mio 60esimo compleanno, ho pensato a tutti quei coetanei impossibilitati come me a festeggiare, causa pandemia, e allora ho cominciato a cercarli, uno ad uno, e a trovare in ciascuno di loro qualcosa che potesse accomunarli a me” ha spiegato Gabriele Bojano.

Ne è venuto fuori un memoir molto insolito e ammiccante che Antonio Polito, editorialista del Corriere della Sera, nella prefazione ha definito, “un piccolo colpo di genio”.

Dai personaggi nazionali del mondo della cultura, spettacolo e sport come Fiorello, Panariello, Antonio Banderas e persino Diego Armando Maradona a quelli più meramente locali, da Tino Iannuzzi a Paolo Vuilleumier, ogni capitolo è un caleidoscopio di umanità, con cui l’autore si è rapportato, direttamente o indirettamente, sia per motivi personali che professionali.

Il libro si rivela pertanto un insieme di quadri umani raccontati, come dice Polito, “con la virtù della leggerezza, e con metodo maieutico”.

Gabriele Bojano, nato a Salerno, è giornalista professionista dal 1994. Ha collaborato a Il Giornale di Napoli, Roma, Il Mezzogiorno, Il Mattino, Il Giornale, Libero, agenzia Agi, Ansa, Radiocorriere Tv.

Bojano ha lavorato come addetto stampa al Giffoni Film Festival, Premio Charlot, teatro Verdi. Dal 2003 è caposervizio al Corriere del Mezzogiorno.

Oltre a “I favolosi ’60”, l’autore ha scritto anche i libri “Penna all’arrabbiata”, edito da “Siman”, e “Come eliminare i giornalisti (senza finire in prima pagina)”  per “Mursia”.

E’ stato premiato alla carriera dall’Associazione Giornalisti salernitani ed ha ricevuto il Premio Ucsi 2002, l’Orchidea d’Argento, il premio Ritratti di Territorio ed il premio Giuseppe Ripa.

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Arcana – La leggenda del Ponte dei Diavoli

“Arcana – La leggenda del Ponte dei Diavoli” del regista Alfonso Della Rocca sarà presentato venerdì 18 giugno alle 20.00 a Salerno.

Presso la chiesa di Santa Margerita, nel quartiere di Pastena, ci sarà la presentazione ufficiale del docufilm con la presenza del celebre attore Massimo Bonetti.

Il lavoro documentaristico racconta le misteriose storie che orbitano attorno all’acquedotto medievale della città di Salerno, conosciuto ai più come “ponte dei diavoli”, costruito nel IX secolo per portare acqua dalle colline circostanti fino al Monastero di San Benedetto.

È sarà proprio la struttura architettonica di via Arce a fare da palcoscenico al prestigioso lavoro del regista salernitano Alfonso Della Rocca che, con immagini d’epoca e con testimonianze di esperti storici, narrerà i racconti che rendono, ancora oggi, magico e oscuro quel luogo.

La prima leggenda, infatti, riporta che la struttura sia stata eretta in una sola notte dal noto mago e alchimista salernitano Barliario, che sfruttò l’aiuto dei demoni per realizzare l’arco. Non a caso fino a non molti anni fa, gran parte della popolazione riteneva fosse pericoloso passare da quelle parti dopo il calare del sole.

Un’altra storia, invece, vuole che proprio sotto il Ponte dei Diavoli sia nata la Scuola Medica Salernitana. La leggenda narra che, in una notte di tempesta, quattro uomini si ritrovarono sotto quegli archi per ripararsi dalla pioggia: l’arabo Adela, il greco Ponto, l’ebreo Elino e il latino Salernum. I quattro erano medici e da quell’incontro fortuito ebbe inizio l’epopea della famosa Scuola Medica di Salerno.

La presentazione di “Arcana – La leggenda del ponte dei diavoli”, prodotto da ARproduction in collaborazione con Ass. Cinematografia del Cilento, sarà arricchita anche dal convegno, moderato dalla giornalista Ilaria Cuomo, che vedrà la partecipazione di: Mimmo De Maio, Vicesindaco del comune di Salerno; Gianni Pagliazzi, produttore del docufilm; Massimo Bonetti, attore; Enrico Baccarini, giornalista; Don Sabatino Naddeo, parroco della chiesa di Santa Margherita; Rosa Fiorillo, docente della facoltà di Archeologia Medievale presso l’Università degli Studi di Salerno.

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Natura Humana vince “Io ci credo” di “In Cibum Lab”

Il progetto Natura Humana promosso da Luciana Cipriani, una donna del Sud che ha realizzato e commercializzato un estratto nutraceutico ricavato dalla carruba, si aggiudica la seconda edizione della call “Io ci credo”, il contest promosso dall’incubatore foodtech “In Cibum Lab”.

La startup pugliese realizza e commercializza un prodotto ricco di antiossidanti, di vitamine e minerali, privo di glutine, mantenendo bassa la curva glicemica.

“Attraverso “In Cibum Lab” ci siamo resi conto che c’è una grandissima energia che nasce proprio dalle Startup, dalla volontà di creare nuove opportunità” ha tenuto a precisare Giuseppe Melara, presidente e ad di FMTS Group.

Il progetto vincitore di Natura Humana grazie ad un Grant Award finanziato da Demetra Holding, la holding di partecipazione sostenuta da FMTS Group, avrà diritto ad accedere gratuitamente al percorso di accelerazione promosso da “In Cibum Lab”, il primo acceleratore del Mezzogiorno interamente dedicato al foodtech.

Il primo premio classificato è stato inoltre sostenuto da Petra Molino Quaglia che negli anni ha fatto dell’innovazione una propensione naturale affermando il suo impegno a tutela della filiera. In linea con questa filosofia, Natura Humana si è distinta per una visione contemporanea e aperta ai continui cambiamenti del settore food e per l’approccio innovativo nella costruzione dell’idea progettuale.

La premiazione è stata anticipata dalla round table “Il food verso il futuro tra nuove visioni e prospettive” che ha visto la partecipazione di: Giuseppe Melara, presidente e AD FMTS Group; Valeria Fascione, assessore con delega alla Ricerca, Innovazione e Startup della Regione Campania; Tommaso D’Onofrio, ceo Demetra Holding e start up mentor; Dominga Cotarella, Famiglia Cotarella e co-founder Intrecci; Cristina Bowerman, chef 1 Stella Michelin del ristorante Hostaria di Roma; Federica Tortora, specialista per l’innovazione Intesa Sanpaolo.

“Il capitale umano è per noi leva di sviluppo. Per noi Regione Campania il percorso di promuovere l’innovazione sul territorio, partendo dalla valorizzazione del capitale umano, è una scommessa che abbiamo affrontato, su cui abbiamo investito tante energie già da diversi anni – ha affermato Valeria Fascione, assessore alle startup della Regione Campania – Di fatto la visione era proprio quella di fare della Campania un Hub internazionale per la trasformazione digitale, abbiamo investito sui nostri ragazzi, perchè in questa economia della conoscenza il capitale umano è la materia prima. In questo modo non solo diamo risorse ai ragazzi, ma anche alle imprese che poi possono beneficiare di questi talenti”.

Sono state circa 60 le candidature che sono pervenute da tutta Italia per la call “Io ci credo”, rivolta a tutti gli innovatori interessati a sviluppare soluzioni di prodotto e di processo legate al mondo del cibo.

Le startup selezionate potranno consolidare il proprio modello di business e affinare e i propri obiettivi di crescita attraverso la definizione di strategie di go-to-market, internazionalizzazione, piani per lo scale-up industriale e lo sviluppo di prodotti.

“Qualsiasi cosa abbia deciso di fare nella mia vita l’ho fatto al massimo delle mie potenzialità, non perchè io volessi raggiungere degli obiettivi per gli altri, ma perchè volevo vedere io a che punto potessi arrivare. Talvolta non prendiamo una decisione perchè abbiamo paura di misurarci con noi stessi – ha affermato Cristina Bowerman, chef 1 Stella Michelin del ristorante Hostaria di Roma – Ad esempio io sono stata il primo ristorante ad essere premiato con una stella Michelin senza tovaglie e poi tutti le hanno levate, la prima a parlare di fermentazione in un convegno internazionale, la prima donna a parlare su un palco al convegno di Identità Golosa, sono la prima presidente donna di un’associazione di rappresentanti del Mondo della Ristorazione. Io mi guardo allo specchio e mi dico che ho fatto bene a prendere quel treno, mi sento soddisfatta, mi ha portato in una destinazione che mi piace”.

Nel corso della premiazione, sono stati anche altri i riconoscimenti che i partner dell’iniziativa hanno conferito ad altre startup, come:

  • Illycaffè che ha conferito il “Premio Sostenibilità” al progetto Spray Logic di Nicola Baldo, che ha l’obiettivo di sviluppare, produrre e commercializzare nuovi sensori ottici da utilizzare nell’ambito dell’agricoltura intelligente, ovvero la precision farming. I sensori permettono di identificare la forma del raccolto e si spruzzare i prodotti chimici solo dove sono necessari con maggiore efficienza e uno sguardo all’ambiente;
  • Electrolux Professional ha deciso di premiare con il “Premio Innovazione” il progetto sulla digital trasformation “Masterbiga”, promosso da Vincenzo Angelucci. Il progetto premiato è un’app a supporto della panificazione non industriale per la gestione di impasti senza l’uso di attrezzatura professionale;
  • Il Pastificio Felicetti ha premiato il progetto Typical eats, presentato da Chiara Vischi, con il “Premio Valorizzazione Territoriale” per la sua capacità di valorizzare il territorio e le relative specificità. TypicalEats è la prima piattaforma web che aiuta i turisti e gli amanti del buon cibo a scoprire quali sono i piatti tipici di ogni località e accedere alla classifica delle attività gastronomiche che preparano meglio tali piatti. Attraverso la piattaforma è quindi possibile in ogni luogo scegliere il piatto tipico e leggere le valutazioni degli utenti, scegliendo quindi il ristorante in modo indiretto.

Premi che permetteranno alle startup selezionate di avviare un percorso all’interno del mercato accompagnate e supportate da partner di spessore.

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IO SONO UN MONDO

Anteprima immagineLa luce naturale affiora, non sa quando nasce e muore. I passi premono sul terriccio e sulle foglie bagnate, lasciano continuamente segni sul percorso e nel silenzio.

Dai ricordi avanza un intervallo, i raggi mi sorgono alle spalle, piedi e ombre si muovono governati di trame.

I pensieri rispondono alla gravità. Ora fluttuano e il sonno non c’è più. Mentre cammino la trasformazione cancella i ricordi di come eravamo. Guardo una massa di nubi distinte una dall’altra, la pioggia notturna ha disperso le acque. Tornano nel nulla le Perseidi, oltre la linea del dolore dove ogni estate si fa deserto. Ora la riva ascolta i morti e le baldorie dei mesi di calca, le fughe di là del mare.

E lei sospira nella fine apparente. Lei chi, non ho risposta. Seguo le melodie e le crepe. Penso a un grembo, scendo dalle braccia, non è che una presenza.

Ci guardano i momenti e non c’è altro. Immagino un colpo o un precipizio, ho i segni addosso, al risveglio tutto è quasi vero. Non so dove ho già visto, dove ho provato un gusto uguale. Come le onde scorrono i fiotti di materia dentro il nulla. Circolazione. Ogni parte di sangue è uguale all’altra, non ha nome.

Sembro appartenere a questo ballo, in una sala familiare riconosco i pezzi. Una è la paura, quella la furia e ultima si mostra la regina. La tela mette insieme le persone, le avvicina lungo la pasta scivolosa. Cantano, da qualche parte, gli uomini sgolandosi al cielo perché una dea sia propizia e clemente. Risalendo vedo la marea che si rigonfia, un corpo di genti sulla costa fa un frastuono che si colma fino a quando c’è il silenzio.

Ballano.

Mi riposo nel mattino schierato. Più in alto ancora vedrei alternati cataclismi e pace, le eruzioni e la crosta, lo sterminio sembra una festa tutta intorno al vitello sulla pira. Vecchie foto di carta si animano nelle scintille. Abito sulla spianata che circonda il vulcano, dove si narra una esplosione leggendaria. Per ricordarla, una volta per anno in mezzo ai villaggi, fanno fuochi altissimi le cui faville ricadono al suolo, una per una, come parole dopo le pronunce. I colpi battono le pelli fino al giorno, fino a quando la notte è vinta.

Per scrivere un diario di ascolto servono settimane. Per distinguere le cose circondate dal buio, prima che scompaiano di nuovo. I sensi perduti. Che cosa vuol dire “Ira”.

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Come scegliere il vino quando non sei un sommelier. Parola a Mastewine.

Il vino e la scelta giusta.

Nelle mie golose avventure da food blogger “La Cucina del Presidente” oltre a cucinare, assaggiare e sperimentare cibi nuovi, amo anche raccontare storie.

E dalla storia, è risaputo, si impara – nel bene e nel male.
È il caso di quella che sto per raccontarvi.

Una necessità partita da una domanda, epica, che sono sicuro tutti almeno una volta nella vita si sono posti.

Come faccio a scegliere il vino giusto?

A pranzo o a cena fuori, a casa propria, a casa di amici, la scelta del vino rimane sempre una grande incognita, almeno per tutti coloro che come me espertissimi sommelier non sono.

È dunque il caso ti interpellare un professionista, uno che sappia spiegare in parole semplici, anche a quelli “ignoranti” come me, alcune indicazioni sul vino e tutto ciò che ci gira intorno.

Le dritte mi arrivano da Andrea Moscariello, in arte Masterwine – già il nome regala certe garanzie. Andrea, di Eboli in provincia di Salerno ,è sommelier e wine consultant che da poco ha ricevuto il titolo come “Miglior comunicatore del vino” e di “Sommelier e Giudice Internazionale” a Bucarest nel concorso Italian Wine Awards 2019. Ora, se avete voglia di imparare qualche segreto e trucco per scegliere il vino giusto ed alcuni tecnicismi per degustarlo nel modo corretto, allora prendetevi qualche minuti e concludere questa lettura. Fidatevi, alla fine vi sentirete decisamente meno ignoranti e probabilmente alla prossima cena sarete voi a scegliere.

Si. Potrete atteggiarvi ad “espertoni”, dunque non perdetevi questo concentrato di Masterwine.


Ci accoglie nella sua master room Andrea, dove nasce MASTERWINE, la sua associazione che si occupa di sensibilizzare alla degustazione del vino ma sopratutto di organizzare corsi e percorsi di avvicinamento alla degustazione. ( anche per chi come me ne sa davvero poco). Eventi, serate e degustazioni, un lavoro “on the road” come lo definisce lui.

“Spiegare il vino in termini tecnici sarebbe facile per noi esperti del settore, farlo capire a dei winelovers è più complesso. Il vino deve essere conosciuto ma soprattutto apprezzato in maniera semplice.”
Insomma, compreso chi è Andrea e cosa è Masterwine, tocca rispondere alla vera domanda di tutta questa storia.

Quando siamo al ristorante, quando vogliamo comprare del vino per andare a cena da amici, come lo scegliamo?

Ovviamente è una domanda che apre un mondo che sicuro non potrebbe essere spiegato nemmeno in una giornata intera di racconto. Ma come dicevo prima, proveremo a farci raccontare da Andrea alcuni trucchi, pillole od anche segreti.

“C’è da affidarsi sempre ad un sommelier, quando c’è la possibilità. Se invece siamo winelovers, diciamo “ignoranti”, bisogna capire il piatto che si ha di fronte o quello che si vorrà mangiare. Un trucchetto veloce, quando siete in difficoltà e non volete fare brutta figura: andate su un prosecco o su un francia corta. Meglio ancora il prosecco. La bollicina tende a pulire e dunque a resettare tutto il palato. Se non sapete come abbinare e siete lì nel dubbio il bianco ci sta bene, il rosato ci sta bene, o il rosso, andate su una bollicina extradry e non sbagliate mai”
Certo, ho dovuto chiedere ad Andrea cosa intendesse per extradry:
“Residuo zuccherino nella media” risponde lui.
Chiedo ancora approfondimenti.
“Non è nè amaro nè dolce, insomma un semi secco”.

Proviamo però ad andare nel dettaglio e facciamo un esempio. Se sto per mangiare una tagliatella bella corposa con salsiccia e fungo porcino e voglio scegliere un rosso?

Anche qui si aprirebbe un mondo, ma consiglio di andare su un Barolo. Un vino certo strutturato e persistente ma ovviamente molto molto elegante. Quindi tannini non troppo aggressivi”. E sempre per gli ignorantelli come me, chiedo sui tannini ovvero quando beviamo il vino e proviamo quella sensazione di astringenza e di secchezza lungo le pareti gengivali. “Dunque bisogna avere un vino morbido ma strutturato”

Mi appassiono agli esempi e ne propongo un altro, giocandomi un luogo comune. Ma è vero che il rosso va solo sulla carne e il bianco solo sul pesce?

“Assolutamente no. Anche il rosso va bene sul pesce, se saputo abbinare ovviamente. Il sommelier deve andare a braccetto con lo chef e scegliere il giusto vino in base a ciò che cucina. Se abbiamo un piatto a base di mare ad esempio in crosta di pane, di sicuro eviterò un aglianico ma potrò abbinare un gragnano, un lambrusco poiché ha sempre quella bollicina che rievoca la funzione del prosecco spiegata prima. Il rosso sul pesce deve essere sempre molto leggero”.

E restando negli esempi, se invece sto mangiando il mio risotto allo scoglio, una spigola al sale oppure ancora una grigliata di pesce?

“Lì conviene rimanere sul bianco, preferibilmente fresco. Ideali sono un Gewurztraminer, vino del Trentino, oppure restando in Campania, possiamo andare su un Fiano oppure un Greco.”

Ultimo esempio. Me lo gioco con l’aperitivo casalingo e la voglia di creare un clima di relax con i miei stuzzichini pronti da sgranocchiare, cosa abbino?

“Ce ne sono sempre tanti. Consiglio di partire sempre con un bianco, bene uno Chardonnay. Oppure ancora se vogliamo rimanere sul locale, ideale è un Biancolella che ti permette di accompagnare l’aperitivo ma di continuare poi il tuttopasto. Continuiamo con un’altra domanda. Cambiare il vino in corso d’opera. Leggende narrano che sia necessario partire da gradazioni basse e salire sempre, dal punto di vista del gusto è vero? “Assolutamente no. La differenza la fa la cosiddetta PAI – Persistenza Aromatica Intensa meglio nota come Persistenza gustativa. Quando gustate il vino, contate per quanti secondi il suo gusto permane all’interno della vostra bocca. Questo vi farà capire innanzitutto la sua qualità e se riuscite ad abbinarlo ad un piatto strutturato. Insomma se ho un vino, per intenderci che ha una persistenza che dura 2 secondi, di sicuro non potrò abbinarlo ad una bistecca”.

Ma in tutto ciò, mi è venuta voglia di bere ovviamente. Chiedo dunque ad Andrea di provare a degustare un vino.

Mentre stiamo per aprirlo, parte però una nuova lezione: come aprire un vino nel modo corretto ovvero come un cameriere o sommelier dovrebbe servirlo.

Provo a riassumere: bottiglia rivolta sempre verso il cliente con etichetta che non deve mai roteare ma essere ben precisa.

Si procede poi all’apertura della capsula sotto il taglio del cercine ( per gli ignoranti come me aprire la parte sigillata sotto la sporgenza di vetro poco sotto la bocca della bottiglia). Taglio orario da un lato e anti orario dall’altro.

Poi si va di verme ( il cavatappi, quello affusolato per intenderci) e si tira via il sughero.
Qui avviene la parte importante: l’analisi olfattiva del sughero ovvero annusare se il vino sa di tappo.

“Se arrivano sentori forti di lievito, vuol dire che il vino è andato a male”

Appurata la sua qualità, si toglie il tappo dal cavatappi e si procede alla prima mescita.

Il famoso assaggio, quello che “sfido chiunque a mandarlo indietro perché non è buono”. So benissimo che tutti sognano di farlo almeno una volta nella vita.

Dunque come posso minimanete valutare questa possibilità?
Esame visivo, olfattivo e gustativo: se percepite un sentore di muffa e non percepisco dei sentori fruttati ( eccolo quel termine, lo stavamo aspettando ). Quando sentite il sommelier che dice, questo vino sa di mora, sa di ciliegia non perché all’interno del vino ci sono davvero i frutti ma perchè rievoca quel sentore. Se non accade nessuna emozione allora c’è qualcosa che non va. È tutta una questione di emozione, ma anche di temperatura di servizio che contribuisce a viverla. Il bianco a 10/12 gradi il rosso tra i 16 e i 18. Queste percentuali ci aiutano a valutare la qualità del vino.”

Es. se in estate vado a degustare un rosso sui 30 gradi allora di sicuro percepirò una spunta di aceto.

Detto ciò, appurato dopo il primo assaggio che il vino va bene, passiamo alla seconda mescita e alla degustazione.

Ah il vino che stiamo degustando è un Barolo ( Master Barolo di Andrea Moscariello, come immaginate prodotto direttamente dal nostro Masterwine).

Prima valutazione, esame visivo. Per valutarlo bisogna inclinare il calice su uno sfondo bianco, il vino prenderà una forma di un’unghia ed è li che vado ad indicizzare il vero colore. Altra valutazione è la consistenza, agitate il vino nel bicchiere, si formeranno degli archetti. Più saranno stretti e più rimangono, più il vino sarà consistente, ovvero alcolico.

Esame olfattivo. Prendiamo il calice, lo portiamo all’olfatto e lo stacchiamo, ripetiamo l’azione. Percepiremo come prima cosa la parte alcolica.

“Sentori fruttati, floreali e speziati”.
Si ma come li percepisci?
“Questo fa parte di allenamento. Quando andate dal fruttivendolo o erboristeria, prendete i prodotti e le spezie, portatele al naso ed immagazzinate i loro sentori. Cosi riuscirete a fare i paragoni con il vino.”

Se volete , vi consiglio di guardare il video sul mio canale La Cucina del Presidente. Le immagini aiutano sempre di più.
Mi viene da chiedere però anche un’altra cosa: quando il vino deve decantare?

“Ti rendi conto che deve decantare se ha un sapore chiuso oppure si sente quella famosa “puzzetta”. Se invece percepite subito sentori fruttati, floreali, speziati non ci sarà bisogno di decantare.”

Passiamo alla fase gustativa ( ovvero il primo sorso), provarlo. Se hai bisogno di riportarlo al gusto di nuovo, dunque il vino sarà sapido ed è questo il caso in cui sentiamo parlare di sapidità dai cari amici sommelier. Non puoi farne a meno, crea salivazione.

Nel caso di un sapore persistente, che dunque rimane in bocca, avrà invece poca sapidità e molta persistenza.
Ecco che è perfetto per dei piatti corposi, come una bistecca per capirci.

Un abbinamento definito tecnicamente per concordanza perchè l’abbinamento cibo vino lo si fa o per concordanza oppure per contrapposizione.

Una cosa è certa e l’abbiamo capita. Per poter degustare il vino nel modo giusto bisogna assaggiarne molti ed avere tanta tanta esperienza. E come per ogni percorso che si rispetti, c’è bisogno di chi ci dia le indicazioni giuste. E per questo esiste Andrea.

Ringraziamo Masterwine e lo salutiamo con un brindisi, pronti a seguire i suoi corsi. Al ristorante, alla domanda CHI SCEGLIE IL VINO, potrò finalmente alzare la mano.

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