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Polignano a Mare, Perse Visioni: tre giorni di cinema, arte e cultura

Continua la mia personale rassegna dei Festival che hanno deciso in questa suggestiva situazione post covid di non chiudere i battenti.  È di nuovo una realtà meridionale a fare breccia nel mio cuore. Si tratta di PerSe Visioni – Art Factory, realtà della magnifica Polignano a Mare, in Puglia.

Anche quest’anno infatti, in direzione ostinata e contraria, l’Associazione di Promozione Sociale Bachi di Setola presenta la  XIII edizione del Festival artistico-musicale PerSe Visioni – Art Factory, dal 18 al 20 agosto 2020, a Polignano a Mare (Bari). Il Palazzo San Giuseppe, nel cuore del suggestivo borgo antico, e gli spazi esterni della Fondazione Pino Pascali, museo di arte contemporanea situato all’interno di un edificio storico, ospiteranno l’evento che si articolerà in tre serate.

La prima serata, che avrà luogo martedì 18 agosto, aprirà la XIII edizione di PerSe Visioni presso il Palazzo San Giuseppe, nel centro storico di Polignano a Mare, con la presentazione delle performance finali del corso di composizione coreografica e produzione ideato e organizzato da CorpiSmossi e condotto dalla coreografa e performer Lisa Masellis.

Mercoledì 19 agosto, prevede invece un doppio appuntamento: alle ore 20.45, negli spazi esterni della Fondazione Pino Pascali, sarà possibile assistere ad alcuni interventi performativi di danza contemporanea e teatro-danza. A seguire sarà proiettato il film Se c’è un aldilà sono fottuto. Vita e cinema di Claudio Caligari, regia di Simone Isola e Fausto Trombetta. Il film, candidato al David di Donatello per il miglior documentario, è stato presentato alla 76ª edizione della Biennale di Venezia nell’ambito del Premio Venezia Classici per il miglior documentario sul cinema. Al termine della proiezione, si terrà un incontro con il regista e produttore Simone Isola, probabilmente il vero colpo grosso di questa edizione.

Chiuderà giovedì 20 il concerto di musica alternative /psychedelic, ricca di sonorità e afro, dell’ensemble milanese Al Doum & The Faryds.

Tre giorni di assoluta cultura democratica ed emancipata che seleziona contesti artistici per offrirli all’esclusivo pubblico di Polignano a Mare. Ma sull’esclusività del progetto e del valore dell’arte per questo tipo di manifestazioni ne ho voluto parlare direttamente con Giuseppe Modugno, docente di Filosofia e storico membro dell’Associazione.

Come nasce e a che scopo nasce l’Associazione Bachi da Setola e attraverso quale idea avete sviluppato la manifestazione “Perse Visioni”?

Bachi da setola è un’associazione nata circa 15 anni fa da un gruppo di ragazzi che, condividendo la passione per l’arte e la cultura, hanno deciso di investire il proprio tempo per creare e diffondere cultura e valorizzare il proprio territorio.

PerSe ViSioni è il progetto più importante dell’associazione. È giunto ormai alla XIII edizione attraverso un filo conduttore che è quello di narrare, attraverso vari canali espressivi quali il cinema, la musica e la danza, il rapporto tra l’uomo e l’ambiente che lo circonda.

 

L’attore Elio Germano “dice che la normalità nel cinema diventa quella dell’omogeneizzato”. Credi che i Festival come il vostro possano contribuire ad educare la comunità ad un tipo di cinema o cultura emancipata? Sentite una responsabilità a riguardo?

 Sì, c’è un forte senso di responsabilità che anima la nostra proposta. Offrire un’alternativa all'”omogeneizzato” diventando promotori di prodotti, che altrimenti fanno fatica ad essere fruiti dal pubblico, è una sorta di missione; richiede sacrificio, ricerca, passione e comporta un forte rischio di non essere compresi. Tuttavia, le soddisfazioni possono essere altrettanto grandi.

L’anno scorso, per esempio, abbiamo proiettato Selfie di Agostino Ferrente e avuto il piacere di dialogare con il regista davanti ad un pubblico che ha molto apprezzato il film. Quando abbiamo saputo che Selfie aveva vinto il David come miglior  documentario siamo stati contentissimi e orgogliosi della scelta fatta; ci abbiamo visto lungo e siamo stati premiati.  

 

Parlaci un po’ dell’edizione di quest’anno. Non voglio un riassunto, ma quello che ritieni opportuno comunicarci.

Anche l’edizione di quest’anno ci sta già premiando nonostante debba ancora effettuarsi; ricordo che l’evento si svolge a Polignano a Mare il 18, 19 e 20 agosto. Circa due settimane fa abbiamo potuto rendere pubblica la scelta cinematografica ovvero il film di Simone Isola Se c’è un aldilà sono fottuto. Vita e cinema di Claudio Caligari. Nel giro di una settimana abbiamo dovuto dichiarare l’evento sold out per il numero impressionante di prenotazioni che abbiamo ricevuto. Scegliere di proiettare un film poco o per niente distribuito, che parla di un regista che ha fatto della libertà di raccontare la realtà più credo e del rifiuto del compromesso il suo credo artistico, e vedersi piovere addosso tutte queste richieste di prenotazione è il miglior feedback che potevamo chiedere o sperare. È il segno del fatto che stiamo facendo bene il nostro lavoro.  

Inoltre, ci terrei a specificare un altro aspetto peculiare dell’edizione di quest’anno dovuta alla situazione di pandemia che stiamo vivendo. Questa è un’edizione di resistenza, di tenacia. I contributi pubblici e gli sponsor privati sono più che dimezzati. L’incertezza per lo svolgimento delle manifestazioni pubbliche si è schiarita solo pochi giorni fa. Chi organizza eventi sa che certe condizioni sviliscono e inficiano la volontà e il risultato finale; per reazione non ci siamo mai arresi, ci tenevamo a non saltare un anno, a non perdere la continuità e alla fine abbiamo avuto ragione.

 

Rinnovandovi il mio personale invito alla manifestazione “Perse Visioni”, voglio citare quello che potremmo definire da sempre  il più grande stimatore delle magnificenze di questa generosa ed incredibile terra:“È evidente che il Dio degli Ebrei non ha conosciuto l’Apulia, altrimenti non avrebbe dato al suo popolo la Palestina come Terra Promessa”. (Federico II)

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Coma Berenices il 2 agosto live a Piccola Ospitalità

Domenica 2 agosto, per “i Concertini di Piccola Ospitalità”, in via Madonna D’Avigliano a Campagna (Sa), le Coma Berenices formazione del panorama musicale napoletano, si esibiranno in un live al tramonto (start ore 19.00) che suggellerà grande intimità nel fantastico giardino della residenza di montagna oltre che un ritorno alla “normalità”, ai live e alle attitudini che fanno bene all’animo.

Quello delle Coma Berenices è un gradito ritorno nel suggestivo scenario di Piccola Ospitalità. Già ospiti nel 2016, ad oggi Antonella Bianco e Daniela Capalbo si esibiranno insieme con il poliedrico batterista Andrea De Fazio ( Nu Guinea, Fitness Forever). L’intero assetto, con l’aggiunta del clarinettista Gabriele Cernagora, ha sviluppato l’album, dal titolo Archetype, in uscita ad Aprile 2020 per La Lumaca Dischi, e anticipato dal videoclip del primo singolo estratto “Arché”, regia di Berenice Film.

L’album Archetype è un traguardo essenziale: si ispira all’idea di archetipo come forma primitiva e originale, modello trascendente di tutte le cose sensibili cui inconsciamente – attraverso la musica – è possibile ricondurre percezioni della realtà del tutto particolari. Archetype è un omaggio al potere della musica, in grado di valorizzare al contempo la molteplicità e le diverse sfumature della contemporaneità, iscrivendole a una cornice universale priva di barriere. Sei brani ripercorrono gli ultimi due anni vissuti insieme, tra musica, concerti e viaggi.

Un’occasione da non perdere per vivere da vicino (ma non troppo) l’ultimo lavoro della band, il quale nome è ispirato ad una piccola costellazione visibile nelle notti primaverili o estive quando il cielo non è inquinato. E dove se non a Piccola Ospitalità a Campagna (Sa), che storicamente è stata residenza e luogo di accoglienza intima per straordinari artisti dello scenario emergente italiano e di indimenticabili live, tra tutti Cabeki (Le luci della centrale elettrica), Alessio Bondì e Morgan con la i.

 

Per tutte le info e come partecipare è possibile consultare l’evento su fb.

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Colapesce e Dimartino cantano “Olindo e Rosa”

Colapesce e Dimartino: fuori i primi due singoli estratti da “I ...
Colapesce e Dimartino

Olindo e Rosa” è una canzone del progetto firmato dai cantautori siciliani Colapesce e Dimartino, usciti con l’album “I Mortali” contemporaneamente alla fine del lockdown.

Il pezzo poteva chiamarsi Romeo e Giulietta, Adamo ed Eva, oppure Orfeo ed Euridice, Johnny Depp e Amber Heard, Schicchi e Cicciolina, o “Piccoli cugini che giocano al dottore”.

Invece la coppia condannata per la strage di Erba si è presa il titolo per parlare di un amore impossibile, forte come tutte le grandi passioni e legato al male, esattamente come i racconti che affrontano senza pregiudizi la sfibrante e incontrollabile potenza delle relazioni.

Il brano è meraviglioso, supera i confini del pop, sublima le parole e scivola via, completando la cattura dell’ascoltatore e della sua empatia, lasciandolo lì a chiedersi perché.

Perché proprio quei due, mostri, assassini efferati nascosti dietro la porta accanto.

Rosa e Olindo, sette nuovi indizi «Il processo può riaprirsi ...
Rosa Bazzi e Olindo Romano

E allora? Forse gli assassini non provano amore? E il male non alberga ugualmente nei cuori migliori? E il peccato?

Di tutte le storie e le controversie da liberare come mosche sul miele, questa è gustosa al punto da volgersi subito al veleno.

Ma qui noi privilegiati spettatori siamo in carcere, anche se non abbiamo fatto niente, tra mura e colpa che si avvinghiano al legame e alla violenza, anche se c’è un processo che sembra in via di revisione, anche se c’è sangue e morte dappertutto.

Sono molto addolorato per la sofferenza e il dolore causato, per i delitti e la legge degli uomini. È per questo che ribadisco il diritto al sentimento.

Se pure fosse disdicevole pensare all’amore tra due assassini, presi del tutto uno dall’altro, siamo uomini nel territorio del diavolo.

È il luogo familiare dove prosperano le storie, i romanzi e i film, le novelle e le canzoni, ballate di morte dei peggiori assassini e degli artisti migliori.

Colapesce e Dimartino, appunto.

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Antenne 5G, il Decreto Semplificazioni blocca i sindaci

Antenne e rete 5G, pericolose o no? Prove di laboratorio e fatti ...Antenne 5G impossibili da frenare.

Con il DL Semplificazioni, i primi cittadini dovranno attenersi alle direttive statali.

Se le infrastrutture rispetteranno i limiti di emissione dei campi elettromagnetici ed i piani urbanistici, non potrà essere vietata la loro installazione.

Come riportato dal Corriere della Sera, sono state bloccate le ordinanze o i provvedimenti da parte dei sindaci che vogliono vietare l’installazione delle antenne 5G sul proprio territorio.

La misura è contenuta all’interno del DL Semplificazioni, all’articolo 38 intitolato “Misure di semplificazione per reti e servizi di comunicazioni elettroniche”.

Nello specifico, modifica l’articolo 8 della legge 22 febbraio 2001, n. 36, comma 6, è stabilito con chiarezza dei limiti ai regolamenti comunali. Questo il testo:

«I comuni possono adottare un regolamento per assicurare il corretto insediamento urbanistico e territoriale degli impianti e minimizzare l’esposizione della popolazione ai campi elettromagnetici con riferimento a siti sensibili individuati in modo specifico, con esclusione della possibilità di introdurre limitazioni alla localizzazione in aree generalizzate del territorio di stazioni radio base per reti di comunicazioni elettroniche di qualsiasi tipologia e, in ogni caso, di incidere, anche in via indiretta o mediante provvedimenti contingibili e urgenti, sui limiti di esposizione a campi elettrici, magnetici ed elettromagnetici, sui valori di attenzione e sugli obiettivi di qualità, riservati allo Stato ai sensi dell’articolo 4».

Nessun sindaco, quindi, potrà mettersi di traverso all’installazione delle antenne 5G, già duramente contestate nei mesi scorsi e, nei casi più gravi ed incomprensibili, addirittura abbattute dai cittadini.

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Viccio: il tradizionale prodotto cilentano diventa gourmet grazie a Geppino

Nel cuore degli Alburni in provincia di Salerno, nascosto tra le colline c’è Bellosguardo, un paesino di circa 700 anime che prende il nome dal suo fantastico panorama sul Parco Nazionale del Cilento e del Vallo di Diano.

Lì il tempo si è fermato. Se volete vivere delle giornate di pace e serenità, lontani dal caos quotidiano, vi consiglio di visitarlo.

Il vino – aglianico e fiano, l’olio extravergine di oliva, la sfogliatella di Bellosguardo allieteranno il vostro soggiorno.

Alla Tenuta di Nonno Luigi trovate Geppino, giovane chef che ha deciso di ritornare o meglio fermarsi nella propria terra di origine per fare imprenditoria. 

“I miei genitori vivevano a Salerno, ma io ho sempre vissuto a Bellosguardo con i miei nonni. Da loro ho imparato tutto, in particolare da mia nonna. Ha sempre cucinato per me e mi ha insegnato i segreti della cucina e della tradizione. Poi col passare del tempo a causa di una malattia,  dall’età di 13/14 anni ho iniziato io a cucinare per lei.”

Ecco  come nasce per Geppino la passione per la cucina.

“Ho portato avanti gli studi universitari alla facoltà di scienze giuridiche ma nel frattempo studiavo per prendere il diploma di alberghiero. È stato faticoso ma così ho iniziato a rafforzare le mie conoscenze in cucina.”

Inutile sottolinearlo, ma per raggiungere grandi traguardi bisogna fare tanti sacrifici. 

E Geppino ne ha fatti, tra i tanti quelli di stabilirsi a Bellosgaurdo e trasformare la casa dei nonni in un luogo di cucina contadina con rispetto maniacale della tradizione. Nasce così la Tenuta di Nonno Luigi dove tradizione e innovazione si incontrano grazie alla fantasia dello chef che mai dimentica gli insegnamenti dei suoi cari. Da qui la rivalutazione di piatti storici come il fusillo, lo “scazzatiello” di Bellosguardo.

“La mia cucina rappresenta quello che sono” – dice Geppino. “ La cucina povera con cui sono cresciuto unita alle innovazioni che continuo a studiare”.

Un forte segnale, nonostante la sua giovane età, a chi come lui ha un sogno e vuole raggiungerlo a tutti i costi.

“Il mio primo piatto fu uno spaghetto al pomodoro, ma credimi, era immangiabile. Ma ero convinto di quello che volevo fare, ne ho preparati di infiniti, prima di arrivare a realizzare il mio primo “cavallo di battaglia”, passami il termine. Spaghetto aglio, olio e peperoncino con fonduta di caciocavallo podolico.”

È questo il potere esplosivo della semplicità. “L’equilibrio giusto tra nutrimento e gusto” citava un vecchio spot televisivo, che contraddistingue anche tutta la cucina cilentana che prende le sue unicità dal sapore incredibile dei prodotti di questa terra.

Il Cilento sinonimo di eccellenza

“Mi sento Cilentano, anche se in molte abitudini siamo lucani” confessa Geppino. “Siamo nel cuore degli Alburni, tra il  Monte Cervati, il Monte Panormo, il Monte Pruno. Ma se devo identificarmi geograficamente mi definisco del Cilento. Vieni riconosciuto immediatamente. È un “brand” che esiste ed è forte non solo in Italia ma anche all’estero. Me ne sono reso conto nelle mie esperienze a Roma, Milano ma anche fuori confine a Madrin, Berlino. Se dici Cilento soprattutto nel mondo food, dai delle certezze.”

Le stesse certezze che Geppino ha anche nei suoi fornitori quotidiani della Tenuta Nonno Luigi.

“ Per me la ricerca del prodotto è fondamentale, questo mi tiene attivo quotidianamente sempre alla scoperta di nuovi legami tra antico e moderno, che rappresenta poi il concept del mio locale. 

Ho creato una rete di produttori locali da cui tutt’ora mi servo oltre che per la qualità eccellente dei prodotti, anche per il sostegno che voglio dare alla mia terra a cui devo tutto. Dai contadini storici ai giovani che intraprendono nuove attività . Li porto e li porterò sempre con me.”

Porta le sue origini sempre con sé Geppino. Esce spesso dalle mura della sua cucina. 

“Una delle esperienze più belle e formative di sicuro è stata Berlino al Fruit Logistic con l’azienda Altamura. Ero ancora più giovane, alle prime armi, abituato a cucinare per massimo 30 persone mi sono ritrovato a dover preparare portate per più di 200 ospiti.”

Ricorda con piacere anche la sua scommessa al Portaventura a Roccadaspide. Progetti su progetti che stanno portando il giovane chef cilentano al raggiungimento dei suoi sogni. 

Nasce cosi la Vicceria.

“Stavo lavorando a questo progetto, con Fabio Altamura e Fabrizio Todisco dell’azienda Altamura, da qualche tempo. Lo scopo è sempre lo stesso, rivalutare la tradizione della mia terra”.

Nasce – o sarebbe meglio dire ritorna – il “viccio” un misto tra focaccia, pizza e pane utilizzato negli anni passati come test per capire se il forno era a temperatura per la cottura.

“È il primo pane. Si mangiava caldo, vicino al forno. Lo mangiavano tutti, adulti e bambini. Abbiamo deciso di riproporlo non solo per la sua storia e particolarità ma che perché può essere considerato una valida alternativa al tanto cibo spazzatura che troviamo ad esempio nelle stazioni, negli aeroporti.

Insomma promuovere una alimentazione sana, corretta … e cilentana”

Come darti torto caro Geppino. Il tuo viccio lo abbiamo assaggiato sia al tuo locale che a casa. Si, perché la particolarità del progetto Vicceria è proprio quello di mandare in giro per il mondo la tradizione.

Il viccio diventa gourmet e va in giro per il mondo

“Abbiamo creato un vero e proprio box da poter spedire. Oltre al viccio ci si trova all’interno tutti gli ingredienti per farcirlo con tanto di indicazioni. Se ne possono scegliere vari a seconda dei propri gusti ma soprattutto a seconda delle stagioni.”

È un vero viaggio culinario nel cilento il viccio di Geppino, preparato come da tradizione con lievito madre e l’utilizzo di ingredienti che se pur lo rendono gourmet rispettano sempre il gusto del territorio. 

Vi consiglio di ordinarlo e di mangiarlo appena vi arriva. In alternativa se riuscite a non divorarlo potrete conservarlo per una settimana semmai passandolo leggermente in forno prima di farcirlo. 

E se proprio volete assaggiarlo fatto direttamente da Geppino, potete andarlo a trovare alla Tenuta Nonno Luigi oppure seguire il suo mini tour VICCERIA POP-UP in giro per molte location campane in questa estate. Seguite i suoi canali per scoprire le tappe.

Possiamo considerare Geppino un giovane imprenditore che con passione, sacrificio e caparbia sta realizzando i suoi progetti nonostante la sua avventura sia nata in un paesino del Cilento che per molti invece è diventato un limite.

“ La cosa più facile è dire che vivi in un posto complicato, che qui non c’è nessuno, che altrove si avrebbero maggiori opportunità, quindi decidere di partire e andare via. 

Se questo da una parte può essere vero, dall’altra se sei convinto, ci credi, sudi, lotti, combatti, non c’è limite che tenga.

Spesso incontro tanti giovani che hanno deciso di rimanere qui, nella propria terra. Tra le cose che mi dicono c’è: tu per noi sei un esempio. 

E questa è sicuramente la più grande delle soddisfazioni.

Grazie a chi mi è affianco da sempre come parenti ed amici, grazie a Francesco Monaco mio braccio destro.

Devo molto alla mia terra e non finirò mai di ringraziare tutta la comunità di Bellosguardo per il sostegno unico che continua a darmi”.

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Dal 17 luglio fuori “Dyscho Dark”, il progetto da solista di Max Martulli

Avevamo già parlato di lui con The Dark Side of The Show, il documentario che racconta il dietro le quinte della musica, in uscita il prossimo autunno. Max Martulli, tour manager degli Afterhours oltre che di altri artisti italiani, torna a far parlare di sé con l’uscita del singolo di debutto del progetto MaxiMarte, “Dyscho Dark”.

Il singolo precede e annuncia l’uscita di un disco strumentale electro-pop, una vera e propria soundtrack dalle tinte cupe, che ricorda i primissimi mash-up della House Music della fine degli anni ’80, dove si giocava e sperimentava con i vinili, le prime drum-machine e gli strumenti reali.

Uscita prevista di questo lavoro per la fine di  agosto/primi di settembre.

Quattordici canzoni, tre delle quali prodotte con il fratello beat-Maker Marco Martulli aka “2LLEE” ed  una (l’unica) cantata e suonata con un collettivo di amici musicisti.

Tutto l’album è stato realizzato durante il periodo di lockdown nazionale e le collaborazioni avvenute in file-sharing. Un vero e proprio documento musicale di un momento storico vissuto da tutto il mondo.

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“Pizza in Corsia”, pizze di solidarietà per bambini

“Pizza in Corsia”, l’Accademia Nazionale Pizza DOC torna per il secondo anno con i propri pizzaioli all’Ospedale “Santobono – Pausillipon” per far sorridere i bambini ricoverati

Mercoledì 22 luglio appuntamento con le pizze della solidarietà.

L’Accademia Nazionale Pizza DOC in collaborazione con l’ A.R.L.I – Associazione Regionale Leucemie Infantili Onlus, con il patrocinio della Regione Campania, daranno vita per il secondo anno consecutivo l’evento dal titolo “Pizza in Corsia”, un’intera giornata dedicata ai bambini ricoverati presso il nosocomio partenopeo.

L’appuntamento si svolgerà il reparto di Pediatria Oncologica del Pausilipon grazie alla collaborazione dei docenti del Team Accademia.

Dopo la bellissima esperienza del 2019 ed il webinar “ImpastiAMO in beneficenza”, l’Accademia continua a sostenere i bambini del “Santobono – Pausillipon” di Napoli.

L’obiettivo dell’Accademia è quello di riuscire a dar vita ad una casa accoglienza che possa ospitare gratuitamente le famiglie dei piccoli pazienti dell’ospedale napoletano durante il periodo di degenza.

Nelle corsie dell’ospedale sarà predisposto un laboratorio dove i bambini prepareranno pizze originali insieme ai pizzaioli. Una volta cotte e messe in tavola, le pizze potranno essere poi degustate dai presenti. Durante l’evento saranno donate pizze a tutti i bambini degenti e non dell’ospedale napoletano.

Tutti i partecipanti potranno degustare una pizza preparata dai pizzaioli del team Accademia Nazionale Pizza DOC. Saranno presenti Salvatore Lioniello, Raffaele Bonetta, Claudio Paduano, Vincenzo Fotia, Fabio Di Giovanni, Carlo Fiamma, Marco Iovane, Angelo Tramontano, Marco Di Pasquale, Antonio Fiorillo e tutto il team Accademia. Ci sarà anche uno spettacolo freestyle per regalare un “sorriso” ai bambini meno fortunati.

Alla fine dell’evento di solidarietà “Pizza in Corsia” ogni istruttore del Team Accademia donerà un proprio contributo in beneficenza per sostenere i progetti dell’A.R.L.I.

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“Vesuvio e Dintorni”, ritornano i percorsi di #RitrattidiTerritorio

Vesuvio e Dintorni” è il nuovo percorso culturale – enogastronomico ideato da Ritratti di Territorio assieme alla “Dimora Il Bagatto“.

 L’evento si svolgerà giovedì 16 luglio, a partire dalle 20.30, presso la struttura di via Termine Bianco a Pagani.

“Un’occasione per ripartire insieme, nel pieno rispetto delle regole e del distanziamento fisico e sociale, provando a dimenticare le dure prove a cui purtroppo ognuno di noi è stato sottoposto a causa della chiusura totale della nazione ” ha affermato Nunzia Gargano, ideatrice della kermesse culturale e enogastronomica che ogni settembre celebra le migliori eccellenze dell’intero territorio regionale.

Sedici i compagni di viaggio tra chef, produttori, maestri pasticcieri e ristoratori che parteciperanno a “Vesuvio e Dintorni”.

Tantissime le eccellenze del territorio protagoniste di “Vesuvio e dintorni”, come ad esempio il Caseificio Aurora di Sant’Egidio del Monte Albino, il campione del mondo di pasticceria juniores Vincenzo Donnarumma di Pimonte, Il Mondo Senza Glutine di Nocera Inferiore, il Pastificio Vicidomini di Castel San Giorgio, il celebratissimo Pepe Mastro Dolciere di Sant’Egidio del Monte Albino.

Tutti i protagonisti si ispireranno al libro “Le ricette del Vesuvio”, scritto proprio dalla Gargano ed edito dalle Edizioni dell’Ippogrifo. Un manoscritto che è un vero e proprio viaggio sulle vie delle tradizioni culinarie dell’Agro Nocerino-Sarnese, dell’Agro Vesuviano e dei Monti Lattari.

Un vero e proprio excursus di sapori e profumi alle pendici del “Vesuvio e Dintorni”.

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Dal 18 al 25 luglio torna “Salerno Letteratura”, l’autonomia della cultura

Far partire un Festival oggi significa rinventarsi, ma a prescindere significa avere coraggio. Salerno Letteratura è tra le impavide manifestazioni post lockdown a non aver mollato la presa, a non averla data vinta al virus.

Dal 18 al 25 luglio riparte il più grande Festival di Letteratura del Sud: otto giorni a cui parteciperanno oltre 160 fra scrittori, musicisti, attori e artisti italiani e stranieri. Più agile, pensata in ogni dettaglio per la situazione delicata che stiamo vivendo, tutta giocata su spazi aperti, ampi, in cui poter godere in sicurezza di performance artistiche e culturali.

L’ottava edizione del festival sarà un’edizione Perdurante, nel doppio significato di dedica a Francesco Durante, direttore artistico nelle ultime sette edizioni e di participio presente: qualcosa che perdura, che persiste.  Non a caso, una delle dieci sezioni del festival, è intitolata “O natura, O natura” e si propone come focus sul complesso rapporto tra l’uomo e l’ambiente. Tra gli autori italiani che prenderanno parte alla festa del libro di Salerno, Maurizio De Giovanni, Chiara Gamberale,  Massimo Adinolfi, Diego De Silva e Claudio Giunta.

A Salerno Letteratura ci sarà anche Massimo Osanna, direttore del Parco archeologico di Pompei, nominato direttore generale per i musei del Mibact.  Da segnalare poi la presenza del regista Ferzan Ozpetek, autore per Mondadori del recentissimo “Come un respiro”, di Marco Risi, che ha firmato “Forte respiro rapido” e  di Walter Veltroni che  presenterà il suo ultimo libro “Odiare l’odio”.

La ripartenza sarà invece il tema affrontato da Vincenzo Boccia, presidente Luiss Guido Carli e dall’editore Giuseppe Laterza.  I più giovani, invece, avranno l’opportunità di divertirsi e di stimolare la propria fantasia in compagnia di Wallie e GiangioffManlio CastagnaFlavia D’AielloAlessio RomanoAlice Avallone (in collaborazione con la scuola Holden di Torino). Ampio spazio sarà dedicato poi agli spettacoli: tra questi degno di nota è la stand up comedy con Daniele Fabbri e il monologo dedicato ad Anna Maria Ortese e Giacomo Leopardi che l’attrice come Elena Bucci ha costruito appositamente per Salerno Letteratura e “Mistery train. Un’elegia americana”.

Doveroso a questo punto chiedere a Gennaro Carillo, uno dei direttori artistici del Festival, come l’organizzazione si sia attrezzata in termini morali oltre che materiali, a preparare un evento all’indomani dell’emergenza sanitaria.

Che tipo di Festival sarà dopo l’emergenza sanitaria? Che aspetto a tuo avviso assumono le manifestazioni dopo mesi di lockdown?

 Nonostante l’emergenza e le misure conseguenti, l’edizione 2020 non ha fatto registrare, almeno nel programma, un ridimensionamento. L’uno-due rappresentato dalla perdita di Francesco Durante e dal Covid avrebbe steso chiunque, ma non Ines Mainieri e lo staff di Salerno Letteratura, che hanno retto benissimo e motivato i nuovi direttori artistici. Abbiamo poi riscontrato, nella maggioranza degli autori coinvolti, il desiderio di partecipare a incontri in presenza. Spero che i mesi di clausura forzata, ma necessaria, suscitino analogo desiderio nel pubblico.

Che ruolo a tuo avviso hanno e hanno avuto gli intellettuali in questa fase di emergenza? Che responsabilità hanno ora i festival di promozione culturale come il vostro?

Il ceto intellettuale italiano, con rare eccezioni, ha mostrato durante la pandemia tutto il proprio narcisismo, una vacuità in qualche caso aggravata da miseria morale. Persino il dibattito scientifico, una volta trasferito sui media, si è risolto in commedia dell’arte, con effetti di disorientamento nel pubblico e perdita di credibilità della scienza. Sono temi sui quali il nostro festival, che non vive fuori del mondo, rifletterà.

Parlami un po’ di questa ottava edizione, non per forza una descrizione dettagliata, ma quello che senti di esprimere.

Quel che mi sento di dire è che abbiamo messo al centro le idee, i temi, individuando coerentemente gli interpreti e i libri. Spero si sia fugato il rischio di trasformarsi in una fiera del libro. Salerno Letteratura vuole essere spazio di discussione e soprattutto di produzione culturale autonoma. Faccio un esempio: abbiamo commissionato a una grande attrice del nostro teatro, Elena Bucci, un reading originale in cui Anna Maria Ortese dialoga con Leopardi sul tema, caro a entrambi, della Natura. Un’opera, questa, che prima del festival e senza il festival non ci sarebbe stata.

 

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Jehnny Beth pubblica “To love is to live”

Jehnny Beth lancia “To love is to live“, il suo ultimo lavoro discografico.

A noi la musica di Jehnny Beth, ex frontwoman delle Savages, parla apertamente, presenta la forma del primo progetto solo e distende un panno grande quanto la planimetria di un’isola.

Ciascuno di noi può farsi addosso lo stesso esercizio, adoperando parti del suo insieme e guardare le proprie membra e le immaginazioni come un diario sensuale.

Per lei vale la polpa elettronica con le chitarre interiori, un battito che mette in circolo il sangue e proferisce. Fa un racconto di braccia disarticolate e costellazioni. Non abbandona il necessario spirito punk che destruttura e non arretra.

A me ricordi me, Jehnny, e così vale per l’ascolto, costruito sul filo di un diario, che a scriverlo le mani non reggono un bicchiere dal tremore.

Parli alla tenebra, usi una voce frigida e pulsa un substrato, una reminiscenza.

Abbiamo avuto tutti noi del male in polvere che si perdeva nelle nostre corsie interne, nei gorghi di liquidi sotto la pelle, nelle cavità dei sistemi circolatori.

È vero, volevamo nasconderci, ma in un altro mondo arrivano i riflussi, e il magma si mostrava fino alla superficie dove le luci fioche delle stelle battono.

Hai detto bene la lezione di Bjork, di Tricky, la poesia urlata e le spaccature, che prende le mosse dal fantasma di Bowie e dallo spazio si immerge in una pasta amniotica, in mezzo tra la riva e la poesia. La produzione curata da Flood e Atticus Ross plasma edifici di suono metallico.

Tra i brani, I’m The Man dalla colonna sonora di Peaky Blinders, Flover ed Heroine guidano il lotto come colpi a irrompere nel panorama.

Amare è vivere, nel buio sintetico dove collera e disperazione non si perdono, ma luccicano sul fondo di sé.

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