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Arte, restituite all’Italia diverse opere e reperti storici

Il patrimonio artistico rinvenuto conta sessanta beni per un valore di venti milioni di dollari. Il recupero è frutto della collaborazione tra i Carabinieri per la Tutela del Patrimonio Culturale e il New York County District Attorney’s Office.

I reperti risalgono a diverse epoche e in particolare al periodo storico che va tra il VII secolo a.C e il I secolo d.C. Erano stati rubati da trafficanti internazionali. Sono in tutto 60 le opere d’arte rimpatriate. I loschi individui che le avevano trafugate avevano trovato per loro una nuova dimora tra le mura domestiche di diversi collezionisti d’arte. Uno dei più noti appassionati del mondo antico, scoperto, è stato punito a vita con il divieto assoluto di acquistare cimeli.

Tra i beni più preziosi vi sono: “l’Ercole fanciullo con serpente” ovvero un affresco pompeiano proveniente da scavi clandestini in area vesuviana, una testa marmorea di Atena, una kylix greca (una coppa di vino) risalente al 470 a.C, un busto in marmo bianco dell’imperatore Settimio Severo e ancora, una scultura del 200 a.C. sottratta da un tempio dell’Italia centrale, delle anfore e un elmo.

L’intera collezione sarà per ora collocata presso il Museo dell’Arte Salvata di Roma. Questa però è solo una soluzione temporanea. In futuro, infatti, ogni pezzo farà ritorno al luogo di culto di origine o comunque vedrà nuova luce in un diverso polo museale italiano.

 

Oscar 2023: la lista completa dei candidati

L’Academy ha finalmente annunciato le nomination per la 95ª edizione degli Oscar!

La gara, che si terrà il 12 marzo a Los Angeles, vede la forte presenza di Everything Everywhere All at Once che conta ben undici candidature. Altri due titoli ben piazzati con un totale di nove nomination a testa sono: Niente di nuovo sul fronte occidentale e Gli spiriti dell’isola. Tra i probabili vincitori della statuetta più agognata di Hollywood spiccano anche due personalità in rappresentanza dell’Italia: Alice Rohrwacher, con il suo corte Le pupille nella categoria “Miglior film”, e Aldo Signoretti, concorrente, invece, nella categoria “Miglior make up e acconciatura” (per Elvis).

Ma vediamo nel dettaglio chi sono i candidati:

Miglior film

Niente di nuovo sul fronte occidentale

Avatar – La via dell’acqua

Gli spiriti dell’isola

Elvis

Everything Everywhere All at Once

The Fabelmans

Tár

Top Gun: Maverick

Triangle of Sadness

Women Talking

Miglior regista

Todd Field per Tár

Daniel Kwan, Daniel Scheinert per Everything Everywhere All at Once

Martin McDonagh per Gli spiriti dell’isola

Ruben Östlund per Triangle of Sadness

Steven Spielberg per The Fabelmans

Miglior attore protagonista

Austin Butler per Elvis

Colin Farrell per Gli spiriti dell’isola

Brendan Fraser per The Whale

Paul Mescal per Aftersun

Bill Nighy per Living

Miglior attrice protagonista

Cate Blanchett per Táv

Andrea Riseborough per To Leslie

Michelle Williams per The Fabelmans

Ana de Armas per Blonde

Michelle Yeoh per Everything Everywhere All at Once

Miglior attore non protagonista

Paul Dano per The Fabelmans

Brendan Gleeson per Gli spiriti dell’isola

Barry Keoghan per Gli spiriti dell’isola

Ke Huy Quan per Everything Everywhere All at Once

Brian Tyree Henry per Causeway

Miglior attrice non protagonista

Angela Bassett per Black Panther: Wakanda Forever

Hong Chau per The Whale

Kerry Condon per Gli spiriti dell’isola

Jamie Lee Curtis per Everything Everywhere All at Once

Stephanie Hsu per Everything Everywhere All At Once

Miglior sceneggiatura originale

Gli spiriti dell’isola

Everything Everywhere All at Once

The Fabelmans

Tár

Triangle of Sadness

Miglior sceneggiatura non originale

Niente di nuovo sul fronte occidentale

Living

Glass Onion: A Knives Out Mistery

Top Gun: Maverick

Women Talking

Miglior film d’animazione

Pinocchio di Guillermo del Toro

The Sea Beast

Marcel the Shell with Shoes On

Il gatto con gli stivali 2: L’ultimo desiderio

Turning Red

Miglior scenografia

Niente di nuovo sul fronte occidentale

Avatar: La via dell’acqua

Babylon

Elvis

The Fabelmans

Miglior fotografia

Elvis

Empire of Light

Bardo

Niente di nuovo sul fronte occidentale

Top Gun: Maverick

Miglior costume

Babylon

Black Panther: Wakanda Forever

Everything Everywhere All at Once

Elvis

La signora Harris va a Parigi

Miglior montaggio

Tár

Gli spiriti dell’isola

Elvis

Everything Everywhere All at Once

Top Gun: Maverick

Miglior trucco e acconciatura

Niente di nuovo sul fronte occidentale

Black Panther: Wakanda Forever

The Batman

The Whale

Elvis

Miglior sonoro

Niente di nuovo sul fronte occidentale

Avatar: La via dell’acqua

Elvis

The Batman

Top Gun: Maverick

Migliori effetti speciali

Avatar: La via dell’acqua

The Batman

Niente di nuovo sul fronte occidentale

Black Panther: Wakanda Forever

Top Gun: Maverick

Miglior colonna sonora

Niente di nuovo sul fronte occidentale

Babylon

The Fabelmans

Gli spiriti dell’isola

Everything Everywhere All At Once

Miglior canzone originale

Black Panther: Wakanda Forever

Top Gun: Maverick

RRR

Everything Everywhere All at Once

Tell It Like a Woman

Miglior documentario

All That Breathes

All the Beauty and the Bloodshed

Fire of Love

A House Made of Splinters

Navalny

Miglior film internazionale

Niente di nuovo sul fronte occidentale

Argentina, 1985

Close

EO

The Quiet Girl

Miglior cortometraggio d’animazione

Il bambino, la talpa, la volpe e il cavallo

The Flying Sailor

Ice Merchants

My Year of Dicks

An Ostrich Told Me the World Is Fake and I Think I Believe It

Miglior cortometraggio documentaristico

The Elephant Whisperers

Haulout

How Do You Measure a Year?

The Martha Mitchell Effect

Stranger at the Gate

Miglior cortometraggio live action

An Irish Goodbye

Le Pupille

The Red Suitcase

Ivalu

Night Ride

 

Niccolò Ammaniti e “La vita intima”, verità e maschere pirandelliane in libreria

Dopo otto anni di assenza dall’universo della narrativa, l’autore del best seller “Io non ho paura”, pubblica un nuovo romanzo: “La vita intima”.

La trama – come già anticipato – ruota intorno alla verità insita nelle maschere pirandelliane di oggi e in particolare in quelle di Maria Cristina. Donna più bella del mondo, giovane pariolina e First Lady d’Italia. Maria Cristina sembra incorniciata in un’aura di perfezione che riflette tutto ciò che si possa mai desiderare. Appunto, sembra. La verità non è sempre negli occhi di chi guarda. Si rispecchia più nitidamente, però, nel rapporto con sua figlia Irene e nella premura dell’amico tuttofare Luciano.

In realtà il successo, la posizione privilegiata, i dettami del marito premier e del suo team di comunicazione – in particolare di Bruco, un enigmatico social media manager – le creano non poche insicurezze. Infatti, nel momento in cui si spengono i riflettori e nessuno le ordina cosa fare si fanno avanti angosce, timori e uno stato perenne di preallarme. Maria Cristina si trasforma in Maria Tristina.

Una sera un fantasma riemerge dal suo passato dando senso a tutte le sue paure. Ha il volto di Nicola, un suo ex fidanzato, e porta con sé un’arma potentissima, forse tra le più letali di questo secolo: un video osé girato insieme più di vent’anni fa.

Cosa fare quando per la prima volta sei tu a scegliere per te stessa? E quando una tempesta ha stampato nei suoi turbinii il tuo nome a caratteri cubitali?

Paradossalmente Maria Cristina è proprio nel suo passato, nei ricordi e in sé che trova un locus amoenus e il coraggio di affrontare tutto ciò che la tormenta.

 

“La vita intima” trascende le vicende di una singola persona illuminandoci sulla società attuale. Restituisce ciò che si cela dietro i sorrisi splendenti che raggianti riempiono i social, le strade e le nostre vite. Riguarda tutti noi.

 

I Måneskin convolano a nozze

I Måneskin si sono uniti in matrimonio in nome del rock in una sala di Palazzo Brancaccio, a Roma, tutti vestiti di bianco. Le coppie formate da Damiano e Ethan e Victoria e Thomas hanno pronunciato il fatidico “sì” dinanzi a un singolare celebrante: l’ex direttore creativo di Gucci Alessandro Michele.

L’evento firmato da Spotify non solo suggella l’amore e l’impegno che il gruppo infonde nella musica ma festeggia anche l’uscita di un nuovo album: “Rush!”

Ha riunito inoltre diverse celebrità: Baz Luhrmann, Fedez, Manuel Agnelli, Machine Gun Kelly, Dybala, Sabrina Impacciatore, Paolo Sorrentino, Fletcher Donohue, Benedetta Porcaroli, Cathy La Torre, Floria Sigismondi. Questi sono solo alcuni dei volti che hanno presenziato e partecipato con gioia e trasporto. La funzione ha rispettato tutte le consuetudini del caso: lo scambio delle promesse, il bacio dei neo-sposi, il brindisi, il taglio della torta e persino il lancio del riso (nero, ovviamente). In chiusura non poteva mancare un mini-live della band romana.

La festosa occasione, come tutto ciò che è fuori dagli schemi o totalmente organizzato da  marketer professionisti, si è trasformata presto in un fenomeno virale e quindi anche un argomento di discussione. O meglio, di critica. Uto Ughi, uno dei massimi esponenti della scuola violinistica italiana, per esempio, ha definito i quattro rocker “un insulto all’arte e alla cultura” specificando però di non avercela personalmente con loro bensì con ciò che propongono. Il maestro, infatti, aggiunge: “Ogni genere ha diritto di esistere ma quando si fa musica, non quando si urla e basta”. Anche da oltre oceano arrivano parole aspre. The Atlantic in un editoriale dal titolo “Questa è la band che si suppone stia salvando il rock and roll?” parla del loro nuovo album e della loro storia stroncandoli in maniera conclamata. Per Spencer Kornhaber – il giornalista che ha curato l’articolo – “Rush!” non è altro che la dimostrazione di quanto in realtà la popolarità dei Måneskin dipenda più dalla loro immagine e dall’esposizione mediatica che dal loro effettivo talento musicale. Questo, poi, si rifletterebbe nel solo tentativo di emulare altri gruppi come, per esempio, i Jet. Seguendo il suo discorso sembra che non riescano nemmeno benissimo a perseguire il loro obiettivo. Alle sue orecchie le loro canzoni appaiono infatti mediocri, al limite del fastidioso.

Francamente non credo di avere le competenze necessarie per poter rispondere al signor Kornhaber. In realtà non penso proprio leggerà mai quanto da me scritto. Tuttavia sento di poter esprimere comunque un mio parere. Premesso che se è vero che nello show business le performance possano dare grandi numeri è anche vero che c’è bisogno di contenuti solidi e soprattutto originali perché questi rimangano stabili o crescano in modo esponenziale. Nel caso dei Måneskin è quindi inverosimile che le loro vittorie, i sold out, la fama e le collaborazioni internazionali siano legati solo al loro carisma o al loro bel viso. Fosse così non avrebbero il successo che hanno oggi e anche il loro target d’ascolto sarebbe molto limitato. Addirittura è plausibile che durante il loro percorso se anche la loro asticella si fosse alzata di un po’ a un certo punto sarebbero tornati a fare gli artisti di strada.

Personalmente, e questo va sicuramente a mio discapito, non li ho mai visti suonare live. Inoltre per una serie di eventi non ho guardato né Sanremo né l’Eurovision nel 2021. Ora che ci penso, forse non li seguo nemmeno sui social. Però li ascolto molto volentieri (e date le premesse, non credo sia per come appaiono). È statisticamente improbabile che sia l’unica persona ad aver accesso alla loro musica soddisfacendo queste condizioni. Spero mi perdoneranno quindi i lettori miei simili e non, se li invito a celebrare il contratto a tempo indeterminato che i Måneskin sembra abbiano sottoscritto con il tasto play ascoltando “Rush!”

 

Sanremo 2023: tutte le novità sul cast, la scaletta e le canzoni!

Sanremo. Sinonimo di tradizione, musica, emozioni e – soprattutto nelle ultime edizioni – colpi di scena. Ogni anno il festival regala un giro di giostra su una rollercoaster il cui tragitto si evolve tra vette emotive altissime, seriose riflessioni, gag straordinariamente ilari. Nel 2023, già a partire dalle prime rivelazioni, non sembra voler deludere le aspettative degli spettatori!

Alla guida dello show televisivo ritroviamo Amadeus. Sul palco dell’Ariston insieme a lui questa volta ci sarà Gianni Morandi. Il cantante in realtà non è nuovo all’experience: ha già condotto la kermesse nel 2011 e nel 2012. Inoltre è stato protagonista più volte della gara. L’anno scorso, per esempio, ha partecipato con la canzone “Apri tutte le porte”, piazzandosi al terzo posto. Nel 1987 lo attese un destino più fortuito: vinse il festival con la bellissima “Si può dare di più“.

Le donne che invece calcheranno il palcoscenico al loro fianco sono: Chiara Ferragni, Francesca Fagnani, Paola Egonu e Chiara Francini.

Chiara Ferragni

La celebre imprenditrice digitale aprirà e chiuderà il festival. Co-condurrà quindi le puntate che andranno in onda il 7 e l’11 febbraio. Nel corso della prima serata assisteremo, insieme al suo debutto, alle esibizioni di quattordici dei ventotto artisti in gara. Ospiti: Mahmood e Blanco che ci faranno riascoltare “Brividi”, e i Pooh. Red Canzian, Roby Facchinetti e Dodi Battaglia riaccolgono Riccardo Fogli in formazione promettendo un medley pazzesco. Non mancherà un sentito omaggio a Stefano D’orazio, loro storico batterista scomparso nel 2020.

Francesca Fagnani

La talentuosa giornalista sarà quota rosa l’8 febbraio. Con lei vedremo salire on stage gli interpreti non ancora ascoltati, il trio inedito composto da Gianni Morandi, Al Bano e Massimo Ranieri, e gli attesissimi Black Eyed Peas!

Paola Egonu

La strabiliante campionessa di pallavolo sarà al timone di Sanremo durante la terza puntata, giorno in cui riascolteremo tutte le canzoni in gara.

Chiara Francini

L’eclettica attrice presenterà la finale in compagnia di Chiara Ferragni. I cantanti si esibiranno in cover da loro scelte. Poi si passerà alla proclamazione del vincitore. La grande novità di quest’anno prevede cinque finalisti. Special guest della serata: il presidente Volodimir Zelensky che si collegherà in video dall’Ucraina.

 

La vera protagonista di Sanremo è però da sempre la musica. Scopriamo allora chi ci sarà dietro i microfoni quest’anno e cosa canterà!

I cantanti e i titoli delle loro canzoni

Anna Oxa – “Sali (Canto dell’anima)”

Ariete – “Mare di guai”

Articolo 31 – “Un bel viaggio”

Colapesce Dimartino – “Splash”

Colla Zio – “Non mi va”

Coma_Cose – “L’addio”

Elodie – “Due 

Gianluca Grignani – “Quanto ti manca il fiato”

gIANMARIA – “Mostro”

Giorgia – “Parole dette male”

I Cugini di Campagna“Lettera 22”

Lazza“Cenere”

LDA“Se poi domani”

Leo Gassmann“Terzo cuore”

Levante“Vivo”

Madame“Il bene nel male”

Mara Sattei “Duemilaminuti”

Marco Mengoni“Due vite”

Modà“Lasciami”

Mr. Rain“Supereroi”

Olly“Polvere”

Paola & Chiara“Furore”

Rosa Chemical“Made in Italy” 

Sethu“Cause perse”

Shari“Egoista”

Tananai – “Tango

Ultimo – “Alba

Will – “Stupido

Qualche spoilerino prima dell’ascolto

Tra le nuove potenziali hit sanremesi ci sono brani autobiografici, come “Quanto ti manca il fiato”, la power ballad in cui Grignani racconta il difficile rapporto col padre, o anche “Un bel viaggio” che invece è la cronistoria in chiave rap degli Articolo. Un altro esempio è Levante: in “Vivo” ci parla del suo desiderio di rinascita dopo il parto.

Possiamo trovare storie d’amore perduto in “Parole dette male” di Giorgia – che porta il rhytm and blues e la capacità di lasciar andare e ricostruirsi in scena -, nella melodica e struggente “Se poi domani” di LDA, nella trap rude di “Cenere” di Lazza. C’è chi aggiunge altro alla tematica più cantata da sempre, come i Modà che in “Lasciami” nel loro inconfondibile stile rock-pop ci parlano anche di depressione. Argomento ripreso da Mr. Rain nella sua “Supereroi”. Un altro grido di dolore lo troviamo in “Cause perse” di Sethu.

C’è chi ci espone dinamiche più delicate: Ariete, in “Mare di guai”, attraverso il forte sentimento provato da due donne ci insegna che perdita non si traduce per forza in cancellare. I Coma_Cose non sono da meno e scelgono di dare una fine ancor più gentile ai protagonisti de “L’addio”: i due si lasciano, sì, ma senza alcun rancore rimanendo l’uno accanto all’altro.

Di tutt’altro avviso è il testo portato da Madame che nella sua visione di amor perduto non tradisce la sua natura indie pop: al centro del brano “Il bene nel male” vi è infatti una prostituta che garantirà il successo radiofonico all’artista e ci farà ballare. Nemmeno Ultimo si smentisce: in “Alba” e nel pianoforte che l’accompagna riconferma il suo tanto apprezzato animo poetico. Tananai, al contrario, stupisce proprio per la sua nuova mise romantica e in “Tango” riflette le conseguenze di una relazione vissuta a pieno. Anche Leo Gassman con la sua “Terzo cuore” si presenta con una nuova veste, più fresca e meno seriosa, forse grazie alla collaborazione con Riccardo Zanotti dei PTN che ha firmato il brano. Decisamente molto più profonda è “Due vite” di Marco Mengoni (la più quotata per ora): disordine e bellezza, differenze e complicità. Tutto questo trova spazio nella stanza da letto di una coppia e in particolare nei pensieri di uno dei due.

Molto meno dolce è “Duemilaminuti” di Mara Sattei: un amore tossico consumato tra lividi e alcolismo approda all’Ariston. Anche Elodie non si tira indietro quando si parla di rapporti complessi, e in “Due” su una base a metà tra il funk e l’urban riassume la sua iconicità in un verso: “Per me le cose sono due, lacrime mie o lacrime tue”.

Sound più dance li troviamo in “Furore” di Paola & Chiara, in “Polvere” del giovane Olly e nel ritornello di “Lettera 22” dei Cugini di Campagna.

Non solo amore a Sanremo. Lo confermano Colapesce e Dimartino che con la loro “Splash” affrontano il senso di solitudine e il peso delle aspettative, Anna Oxa che in “Sali (Canto dell’anima)” ci svela un suo lato molto mistico, Rosa Chemical che nella sua “Made in Italy” canta la libertà sessuale, i Colla Zio che con “Non mi va” inneggiano il bisogno di divertirsi e infine, gIANMARIA che con “Mostro” si fa portavoce della sua generazione e ci fa aprire gli occhi su quanto poco ci accorgiamo di chi ci circonda perchè troppo presi da noi stessi.

 

Quanto hype!

 

 

 

 

 

 

Spare – il figlio minore, il segreto del successo dell’autobiografia di Harry

Spare, l’autobiografia di Harry uscita il 12 gennaio, si è esaurita in pochissime ore. La sola versione inglese ha venduto più di un milione di copie nel suo primo giorno di pubblicazione, un record nella storia della saggistica. Tradotto in 16 lingue, ha trovato terreno fertile ovunque. Tant’è che anche in Italia è già alla seconda ristampa.

Dietro questo grande successo editoriale c’è però in realtà una grande insurrezione. Molti non hanno gradito le rivelazioni messe su carta dal duca di Sussex – o meglio, dal suo ghostwriter nonché Premio Pulitzer, JR Moehringer -. Un sondaggio di YouGov ha svelato, infatti, che la popolarità di Harry tra il pubblico britannico è praticamente crollata.

Cosa contiene “Spare – il figlio minore”

Sono diverse le vicende raccontate che hanno fatto scalpore. Un esempio è l’aggressione fisica ricevuta da suo fratello William. C’è poi la richiesta di entrambi all’attuale Re Carlo di non sposare Camilla, la donna con cui avrebbe tradito la loro mamma. A lei rimprovera di aver istruito la stampa per migliorare la sua immagine quando gli inglesi la consideravano una cattiva persona. Harry, in generale, punta il dito verso il padre per aver anteposto i propri interessi a tutto. Accusa poi il fratello e la cognata di aver avuto una certa complicità nello scandalo datato 2005, in cui alcune foto lo ritraggono vestito da nazista durante una festa in maschera. A proposito di ciò, rivela: “Ero indeciso tra due divise, così chiesi a William e Kate un’opinione. Concordarono per il costume da nazista. Quando mi videro al party scoppiarono a ridere e mi diedero del ridicolo”.

Harry attraverso lo specchio

L’ex principe nel suo memoir non risparmia proprio nessuno. Nemmeno sé stesso. Ammette di aver ucciso almeno 25 talebani quando prestava servizio in Afghanistan, senza alcun rimorso. Dice anche di aver fatto uso di droghe, sia leggere che pesanti. Svela di essere caduto in depressione, aver sofferto di disturbo post-traumatico da stress e attacchi di panico. In questi momenti ricorda di essersi spesso ritirato lontano da amici, parenti e paparazzi e di aver trovato conforto solo nella serie televisiva Friends.

Harry sceglie di far entrare il pubblico a stretto contatto con la sua sfera più intima. Aggiunge perfino un tocco più spicy e leggero a questo mosaico di aneddoti: non si trattiene dal raccontare l’episodio in cui per la prima volta una donna ha raccolto il suo fiore. Scrive inoltre dettagli anche sul primo incontro amoroso con l’attuale moglie, Meghan Markle. Il titolo scelto dal reale, Spare, “riserva, l’ultima ruota del carro”, sottolinea in modo quasi ironico cosa si prova a vestire i suoi panni. Dà già un’impronta polemica al tomo. Uno stile che continua per l’intero testo che, unito a tutto il materiale da gossip contenuto in esso, ha restituito la formula vincente per il suo ingresso nell’olimpo dei best seller dell’anno. I numeri poi si arricchiscono paradossalmente grazie a tutta la pubblicità negativa che Harry sta avendo sul web e sulle prime pagine dei tabloid.

 

No Trousers Tube Ride: a Londra ritorna la tradizionale corsa in metro in mutande

L’evento nato per goliardia a New York da un gruppo di sette ragazzi si è diffuso in più di 60 grandi città diventando un atto anticonformista per strappare un sorriso.

La storia

Nel 2002, Improv Everywhere, un gruppo di attori delle performing arts comiche si cimenta in questo flash mob per scherzo attirando l’attenzione di molti. Da allora, ogni anno, l’8 gennaio, sempre più persone in diversi Paesi del mondo per un giorno si tolgono i pantaloni salendo in metro e seguendo rigide regole.

Le regole

Per evitare di cadere nell’oltraggio al pudore chi decide di partecipare al No Trousers Tube Ride deve attenersi a delle norme ben specifiche. Per esempio, i pantaloni sono l’unico capo d’abbigliamento che è possibile sfilarsi. Ed è obbligatorio indossare dell’intimo. Vietati bikini e perizomi.

Si arriva vestiti al punto d’incontro scelto dalle varie associazioni – nel caso di Londra, a New Port Place – entro e non oltre le ore 15. Solo una volta che gli organizzatori avranno accompagnato tutti i simpatizzanti di questa “corrente artistica” in stazione questi potranno spogliarsi e mostrare tutta la loro disinvoltura mentre sono in fila, leggono un libro o parlano tra di loro.

In Italia

L’Italia ancora non partecipa al trend rivoluzionario del No Trousers Tube Ride. Tuttavia anche qui si celebra una buffa ricorrenza l’8 gennaio: l’Ascanio Day. Una consuetudine che ha radici in Iran. Nel 1986, il rocker Shahram Shabpareh, poco prima di fuggire dalla rivoluzione islamica pubblica Pariya, una canzone d’amore. Nei primi anni duemila il video musicale finisce su Youtube con l’aggiunta di sottotitoli che travisano la lingua persiana in italiano. Ogni anno la clip, anche se non più reperibile sulla piattaforma natia, diventa protagonista del web amante del trash e dei meme. E perchè proprio Ascanio? A quanto pare il primo verso sembra proprio recitare: “Lascia entrare Ascanio dall’8 di gennaio”.

 

“Perfetti Sconosciuti”: un cult italiano diventato fenomeno internazionale

“Perfetti Sconosciuti” entra nel Guinness dei primati per il maggior numero di remake in assoluto nella storia del cinema. Ne conta esattamente venti. Alcuni dei quali recentissimi. Da poco è infatti uscita la versione in islandese ed è già in corso d’opera la riscrittura in danese.

Lo script firmato da Paolo Genovese facendo il giro del globo e riscuotendo gran successo ha incassato ben trenta milioni di euro. Nel 2018 nella sola Cina, nel primo giorno di programmazione in sala, i box office hanno percepito un milione di dollari distribuendo quattromila copie del progetto. La versione originale ha vinto anche importantissimi premi cinematografici, per citarne alcuni: due David di Donatello, tre Nastri d’argento, un Golden Globe e tre Ciak d’oro.

La formula vincente di “Perfetti Sconosciuti” è sicuramente l’impeccabile connessione di un cast che riunisce diversi talent del panorama italiano in una trama semplice ma efficace: Kasia Smutniak, Marco Giallini, Valerio Mastandrea, Edoardo Leo, Alba Rohrwacher, Anna Foglietta e Giuseppe Battiston si ritrovano in una normalissima cena tra amici. La loro serata prende una piega particolare quando, per gioco, decidono di mettere i loro cellulari in tavola dando a tutti i presenti la possibilità di leggere i messaggi in arrivo. Si scoprono così nuove sfumature dei personaggi che danno inizio a simpatiche gag ma anche a spontanee e un po’ più drammatiche riflessioni.

Un esperimento sociale che in Medio Oriente ha dato i natali anche al primo prodotto cinematografico interamente “pan-arabo”. Nel remake prodotto da Front Row Filmed Entertainment, Empire Entertainment e Film-Clinic la rivoluzione libanese fa da sfondo alla rimpatriata. Nei panni dei sette protagonisti troviamo: Nadine Labaki (regista della celebre pellicola Cafarnao – Caos e miracoli), Adel Karam, George Khabbaz, Mona Zaki, Eyad Nassar, Gabriel Yammine e Wissam Smayra.

I talebani e la repressione delle donne

Afghanistan. I talebani impongono un nuovo divieto alle donne: l’università.

Lì dove la condizione sociale della donna è già aberrante di suo si fa un’ulteriore passo indietro. L’emancipazione femminile è sempre più un tabù. Tanto che potrebbe essere tradotta come il Bruno afghano.

Le donne afghane non possono frequentare palestre, parchi o giardini. Non possono andare a scuola. Non possono lavorare nei settori pubblici o varcare i confini della città in cui vivono da sole. Fuori casa poi, indipendentemente dal clima, devono indossare il burqa integrale che rimane scoperti solo gli occhi. Una norma firmata dal leader Hibatullah Akhundzada a maggio scorso durante una stagione che prevede anche massime di trenta gradi centigradi sul territorio. Quantomeno, però, ha lasciato loro la libertà di sceglierne il colore. Sempre che questo rientri nel range delle sfumature del nero.

In pratica i talebani hanno ripreso in mano quel discorso conclusosi con la loro caduta nel 2001. Una pagina di storia che sembrava avesse messo uno stop definitivo allo stesso apartheid di genere che le donne subiscono oggi dopo la riconquista di Kabul. Una pagina di storia che già solo all’alba della sua stesura ha visto migliaia di donne scendere in piazza per la prima volta a sorriso scoperto e che negli anni ha ridefinito e ridato loro un posto negli istituti scolastici, in radio, in televisione, in politica. Ha insegnato loro il significato di suffragio universale. Ha permesso a molte di prendere la patente.

i talebani ritornando al potere hanno risposto ai malumori e alle paure del mondo con la promessa di più flessibilità soprattutto sui diritti delle donne: “Le nostre sorelle potranno beneficiare dei loro diritti. Possono svolgere attività in diversi settori dell’istruzione, della salute e di altre aree e faranno parte del governo. Lavoreranno con noi e vorremmo rassicurare la comunità internazionale: non ci sarà alcuna discriminazione contro le donne all’interno della Sharia”. Queste sono state le parole dei loro portavoce. Indelebili, a loro tempo rassicuranti, ma alla fine, solo parole.

 

 

Ilaria Rimoldi fra Gardaland e OnlyFans

Ilaria Rimoldi ha 25 anni e ambisce a fare la modella. Nell’attesa di realizzare il suo sogno lavora a Gardaland, famosissimo parco divertimenti per famiglie situato nei pressi del lago di Garda.

Un giorno, per arrotondare, decide di aprirsi un canale su OnlyFans, la piattaforma digitale dove le persone per poter accedere ai contenuti di qualcuno devono sottoscrivere un abbonamento al suo account. I costi per poter vedere foto, video o live streaming li decide poi il creator. Nel caso di Ilaria, per esempio, guardarla posare in lingerie costa dieci dollari al mese. All’inizio l’incasso è discreto. Il primo mese guadagna 600 euro. Piano piano il suo pubblico però cresce e oggi ne fattura 5000. Intanto, la notizia diventa virale e quest’estate arriva anche al personale degli uffici del parco che non la prende bene.

La direttrice e il capo del personale la convocano. Le ricordano che la struttura è rivolta ad un target familiare. Le foto che pubblica non si abbinano alla reputazione della stessa. Ma queste parole non la convincono. Dal suo punto di vista, infatti, la sua attività coinvolge esclusivamente il suo tempo libero e in più le permette di avere degli introiti che l’impiego a Gardaland non restituirebbe mai. La conferma di questo arriva quando, di fronte alla richiesta implicita di chiudere il profilo, la ragazza propone un aumento di stipendio ma le viene negato. La controversia sembra concludersi qui. L’azienda non la licenzia e Ilaria torna alle sue mansioni.

Forse ingenuamente, mi chiedo come possano le pose e l’abbigliamento che Ilaria sceglie di indossare in un contesto lontano da Gardaland ledere Prezzemolo e i suoi amici. E ancora, quale sia il confine tra le politiche interne di un’azienda e la vita privata dei propri dipendenti. Se parte la fantasia domande e ipotesi aumentano a dismisura.

Per esempio, immaginiamo che prima o poi anche solo una minuscola parte dei fan di Ilaria faccia accesso al parco. Il suo pubblico riservato, quindi, diventa anche il pubblico di Gardaland pur rimanendo gli stessi due campioni distinti. Se li inglobassimo in un diagramma di Venn cosa si otterrebbe dal nuovo insieme creatosi? Nuovi clienti per la società? Un paio di genitori che fanno caso ai volti degli addetti e non solo alle giostre? Una porzione di persone rinnovata nel pensiero dopo aver visto la donna non più oggetto e attrazione ma individuo sobrio e serio? La civiltà che elimina la malizia o un giorno come un altro in quel di Gardaland?

Non possiamo saperlo. Solo il tempo può svelarlo.

I mesi passano. Arriva novembre. Il contratto a tempo determinato di Ilaria scade ma stavolta non le viene rinnovato. Come scritto in una nota dai dirigenti: “Nell’ambito delle politiche aziendali si invitano i collaboratori, per le proprie attività digital, a evitare l’utilizzo improprio dei loghi o delle immagini di Gardaland non in linea con la vocazione familiare del parco divertimenti. Nel caso specifico segnalatoci, si tratta di cessazione di un contratto stagionale a tempo determinato alla naturale scadenza dello stesso”.

Finisce così il rapporto di collaborazione. Ilaria e Gardaland, un po’ come i frequentatori del parco dopo aver finito il giro delle giostre, prendono strade diverse e opposte.

Il tempo e i fatti, almeno in questo frangente, non sono stati dei gran rivelatori per i miei quesiti. Ci rammentano, però, la lapalissiana importanza del libero arbitrio e della libertà personale, diritti imprenscindibili e inalienabili.

 

 

 

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