Le mascherine anti Covid-19 stanno per trasformarsi nell’ennesima catastrofe ambientale.

Dopo la battaglia “Plastic Free”, una crociata contro l’eccessivo consumo di maschere monouso potrebbe essere il nuovo trend ambientale dei prossimi anni.

Molte mascherine sono realizzate in materiali sintetici, altre con polipropilene o trattate con sostanze chimiche inquinanti. Prodotti che se ingeriti potrebbero causare la morte di qualsiasi animale.

A lanciare l’allarme è stato il gruppo ambientalista Ocean Asia. Gli ecologisti recentemente hanno condotto una ricerca sulle isole Soko, a Hong Kong, dove sono state trovate enormi quantità di mascherine chirurgiche sulla costa.

Tanti i punti interrogativi sullo smaltimento delle mascherine. L’eccessiva richiesta delle ultime settimane potrebbe rappresentare un nuovo dramma per i mari del pianeta. Solo l’Italia, ad esempio, potrebbe consumare circa 90 milioni di monouso al mese.

Da nord a sud del Belpaese, però, sono molte le realtà tessili che si sono attivate per produrre rapidamente i tanto richiesti presidi sanitari. Ultimo in ordine cronologico è stato Giorgio Armani.

Diversamente da quelle prodotte in Cina, buona parte delle mascherine “Made in Italy” sono riutilizzabili e lavabili o in cotone e altre fibre vegetali.

La produzione di mascherina basso impatto ambientale ha già visto tra i protagonisti il gruppo Miroglio di Alba, grande azienda del tessile e del retail. In Calabria, ad esempio, è la sartoria di abiti da sposa di Graziella Lombardo a donare i propri presidi sanitari al governo regionale.

Il gruppo Canepa, azienda leader nella tessitura serica di fascia alta e nella produzione di tessuti pregiati in fibre naturali, ha avviato una produzione in Salento. Stessa strada praticata dall’azienda Maeko, specializzata nella produzione di filati e tessuti naturali sostenibili come canapa, soia, ortica e bambù, che ha inviato i suoi prodotti al policlinico di Cagliari.

ModaImpresa di Miranda, ad Isernia, sta producendo circa 10 mila mascherine al giorno riutilizzabili.

Nei prossimi giorni, inoltre, un consorzio di imprese del mondo della moda e del tessile riuscirà a consegnare circa 45 milioni di maschere monouso, coprendo così il fabbisogno mensile. A confermarlo è stato il dottor Domenico Arcuri, commissario per l’emergenza Coronavirus.

Che possa arrivare proprio dall’Italia la ricetta green per la produzione di mascherine? Ce lo auguriamo.