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L’isolotto di Rovigliano va salvato dal Sarno

L’isolotto di Rovigliano rischia di scomparire anche a causa del Sarno.

L’allarme per le condizioni di degrado e abbandono dello scoglio di Rovigliano che, tra Castellammare e Torre Annunziata, ospitava un santuario dedicato a Ercole, è stato lanciato dell’Archeoloclub di Torre Annunziata.

Nella sua “Naturalis Historia”, Plinio il Vecchio la definì Petra Herculis, la pietra di Ercole. Sullo scoglio che si erge nel golfo di Napoli, proprio di fronte alla foce del Sarno, era stato eretto un santuario dedicato all’eroe greco, di cui sono rimasti pochi frammenti di muro in “opus reticulatum”.

Ma oggi il millenario isolotto di Rovigliano non se la passerebbe bene. A denunciarlo a Repubblica.it è stata l’associazione Archeoclub d’Italia, parlando di grave stato di incuria, degrado e abbandono in cui verserebbe lo scoglio.

Un degrado e abbandono generata anche dal fiume Sarno che, con le proprie acque inquinate, pregiudica il recupero e la rivalorizzazione dello scoglio.

L’isolotto di Rovigliano in un quadro di fine ‘800

Secondo il mito, Ercole, al ritorno dalla sua decima fatica, staccò la cima del monte Faito e la scagliò in mare, dando così origine all’isolotto di Rovigliano.

Un isoloto calcareo tra le attuali Castellammare di Stabia e Torre Annunziata che oggi, andando ben oltre il mito, meriterebbe un’altra valorizzazione secondo l’Archeoclub di Torre Annunziata.

“Sappiamo che nel decimo secolo vi fu costruito un monastero benedettino dipendente dalla chiesa stabiese e che la denominazione ‘Petra Herculis’ fu sostituita dalla denominazione ‘Insula Rubiliana’ – ha spiegato a Repubblica.it Mirella Azzurro, presidente dell’Archeoclub di Torre Annunziata – Un’ipotesi riconduce il nuovo toponimo, da cui è derivato l’attuale Rovigliano, alla gens Rubellia, proprietaria dell’isolotto e del territorio costiero antistante”.

Una storia ricca di fascino e impreziosita, dopo l’abbandono dei monaci, dalla costruzione di una torre di avvistamento nel 1564 che serviva a difendere la costa dalle incursioni dei pirati saraceni, ruolo attivo fino al periodo napoleonico.

Con l’Unità d’Italia, l’isolotto fu abbandonato dallo Stato e venduto a privati.

Fino all’inizio del ‘900, sullo scoglio erano presenti due torri collegate tra loro da passaggi, una più grande, a tre piani, e una più piccola, a due piani.

Oggi, purtroppo, è rimasta in piedi solo una parte della torre grande.

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