Viaggio non è sinonimo di velocità, almeno non lo è sempre.

Viviamo in un mondo frenetico, con il piede costantemente sull’acceleratore, sempre in ritardo per qualcosa, in una perenne condizione di mancanza di tempo che ci rende affannati, distratti, infelici.

Negli ultimi anni sembra però registrarsi una controtendenza a questa nevrosi: rallentare e preferire una ‘slow life’.

Tante le attività che pongono la lentezza come linea guida: dal trekking, in tutte le sue forme, al viaggio a piedi. In solitaria o in compagnia, sono in molti a prediligere una mobilità diversa che recuperi il piacere di camminare. Aumentano anche le associazioni che si dedicano all’organizzazione di viaggi a passo d’uomo.

In questa progressiva ripresa delle nostre vite si pensa, anche in vista dell’estate, a possibili evoluzioni per viaggi e turismo. Una delle prospettive più sostenibili, sia per le esigenze economiche degli Italiani, provati dalla crisi causata dalla pandemia, sia dal punto di vista della sicurezza sanitaria, sembra proprio quella del ‘travelling on foot’.

Fra le organizzazioni italiane dedicate ai viaggi a piedi, una delle più attive è quella degli Psicoatleti, il cui fondatore è lo scrittore Enrico Brizzi.

Ho scritto agli Psicoatleti per un’intervista. Mi hanno raccontato la loro storia, i loro viaggi e ci siamo confrontati sulla possibile nuova frontiera del movimento post Covid-19.

Chi sono gli Psicoatleti?

“Secondo la definizione classica può definirsi Psicoatleta chiunque abbia percorso 100 chilometri a piedi in tre giorni, portando su di sé il proprio bagaglio e in compagnia di almeno un amico”.

“In senso più ampio è Psicoatleta chiunque, nel proprio tempo libero, rinunci a incolonnarsi nel traffico o a rinchiudersi nei centri commerciali per regalarsi il lusso di attraversare i luoghi soltanto con le proprie forze e con mezzi equi”.

Gli Psicoatleti  – Gallerie Pasubio

 Le origini della Psicoatletica

“La nostra associazione affonda le sue origini nel più antico sodalizio italiano consacrato ai viaggi a piedi; quella Società Nazionale di Psicoatletica (raccontata da Enrico Brizzi nel libro “Gli Psicoatleti” del 2011) fondata a Torino nel 1861 da tre personaggi straordinari: il garibaldino lombardo Mario Valsecchi, il nobile ginnasiarca piemontese Federico Taumann e loccultista napoletano Samuele Pintor, protagonisti del primo viaggio a forza di gambe nellItalia appena unificata.

In tempi più moderni, gli Psicoatleti nascono nel 2004, quando Enrico concepisce una nuova idea di cammino che chiami in azione non solo le gambe e il sudore ma anche la mente, misurandosi con i propri limiti, paure e pregiudizi. Sedici anni fa eravamo un semplice gruppo di amici, nati negli anni ’70 e ’80, uniti da alcune passioni: i viaggi a piedi, le buone letture, e il rispetto verso le promesse fatte al ragazzino che ciascuno di noi era stato.

Oggi siamo un’associazione strutturata con un programma annuale che propone uscite che vanno dal semplice fine settimana al più impegnativo viaggio di 15-20 giorni. Fra noi, in ogni caso, ci chiamiamo Buoni Cugini”.

Enrico Brizzi e gli Psicoatleti- Classica del vino nuovo-Alta Via dei Parchi

La scelta del nome

“Ci chiamiamo Psicoatleti un po’ perché a vederci arrivare malconci e con lo zaino in spalla in certi villaggi, più volte i locali ci hanno chiesto se eravamo matti, ma il motivo più profondo è un altro: “psiche” per gli antichi non significava solo mente, ma anche anima, e noi crediamo che servano tanto la testa quanto il cuore per andare in giro a forza di gambe”. 

Qual è la vostra missione?

“Siamo convinti che viaggiare a piedi sia il modo migliore per conoscere il mondo, gli altri e noi stessi. Uno dei motivi che ci fanno mettere lo zaino sulle spalle e allungare lo sguardo verso l’orizzonte è certamente la passione per la natura e i luoghi che scopriamo nel corso dei nostri viaggi. Per questo oggi Psicoatleti ASD si impegna in progetti volti a promuovere uno stile di vita sostenibile: attraverso il ritorno a viaggi ecologici vogliamo dare il nostro contributo per ritrovare un rapporto più equilibrato tra Uomo e Natura“.

Lo statuto

“Come scritto nel nostro statuto, lo scopo dell’Associazione è promuovere la conoscenza e il  recupero degli itinerari pedonali di rilevanza storica, culturale, spirituale, artistica e naturalistica che attraversano il suolo Italiano e europeo. Il progetto di riscoperta prevede lorganizzazione e il compimento di viaggi a forza di gambe per documentare e far conoscere le specificità e le numerose realtà dimenticate. Il nostro obiettivo è farlo in Italia, in Europa e nel bacino del Mediterraneo, lungo le antiche rotte di pellegrini, viandanti, eserciti, uomini di fede e di cultura”.

 Cosa rappresenta il vostro stemma?

“Il nostro stemma è derivato da quello delloriginaria Società Nazionale di Psicoatletica. I colori rosso e blu rappresentano rispettivamente la militanza garibaldina e la lealtà alla causa nazionale dei fondatori, che vollero lItalia una, libera e sovrana’

Oro e argento sono i colori del sole e della luna, il principio maschile e quello femminile, dallunione dei quali deriva la possibilità di fecondare il mondo con nuova vita. 

Nel cuore dello stemma spicca una lettera greca Psi”, iniziale di Psicoatletica”, sullo sfondo di un astro fiammeggiante, emblema al contempo della luce del sapere e della passione fisica.

Il simbolo del triskele rappresenta il moto perpetuo dei viaggiatori e la volontà di portare avanti i principi dei tre pionieri. 

Riecheggia inoltre la trinacria, simbolo dorigine classica della Sicilia, meta del primo Grande Viaggio della Società Nazionale e dellitinerario di Italica 150 ad esso ispirato. 

I tre astri minori sono un omaggio a Taumann, Valsecchi e Pintor, ma alludono anche ai tre gradi delliniziazione e alle tre età delluomo, che da giovane è apprendista, da adulto artefice e da anziano maestro. 

Il disco esterno, infine, raffigura la solidarietà che lega i Buoni Cugini e lequidistanza di ciascuno di loro dallintangibile centro delle cose”.

Il logo degli psicoatleti

Da sempre i viandanti portano con sé degli elementi distintivi. Gli Psicoatleti mi raccontano quali sono i loro emblemi:

La bandiera

“A partire dal 2006, per ogni Grande Viaggio è stata fabbricata una bandiera che viene battezzata con un nome femminile. È lei, e non uno Psicoatleta in particolare, che deve ad ogni costo coprire lintero percorso e arrivare alla meta. Esistono poi un vessillo proprio del Nucleo storico e altri stendardi che rappresentano le diverse batterie attive sul territorio nazionale”.

Le bandiere degli Psicoatleti

Le toppe

“ In un certo senso le toppe  sono delle bandiere in miniatura, che vengono ideate e prodotte per i Grandi Viaggi”.

Le toppe degli Psicoatleti

I tatuaggi

“Alcuni di noi hanno scelto di trasferire su pelle, con l’arte dell’inchiostro e delle pistole ad aghi, i nostri emblemi; per spirito di appartenenza e per avere sempre su di sé il simbolo delle proprie passioni”.

I tatuaggi

Gli adesivi

Infine gli adesivi, creati come segni da lasciare, in maniera rispettosa dell’ambiente e della civiltà, lungo la strada che percorriamo e che servono ad  indicare la via esatta sia ai Buoni Cugini che ai nuovi viandanti e ricordarci, un domani che passeremo ancora di lì, della strada già fatta e di quella che ci attende ancora davanti”.

Gli adesivi

Ci sono anche delle tradizioni legate ai viaggi che vengono intrapresi:

Il bacio della bandiera

 Il bacio della bandiera è uno dei momenti più “sacri” di tutta la tradizione Psicoatletica. Sancisce il battesimo di colui che, da aspirante, dora in avanti potrà definirsi a tutti gli effetti Psicoatleta”.

Il libro-guida

Il libro-guida

 “Nel corso dei nostri viaggi portiamo sempre con noi un libro-guida, al solito di un autore che amiamo e legato al territorio che ci troviamo a traversare o al tema del viaggio. Ne leggiamo le pagine durante le pause della giornata di viaggio. Solo per fare pochi esempi, Levi, Rigoni Stern, Pavese, Patrick Leigh Fermor e Fenoglio ci hanno scortato spesso nei nostri viaggi”.

I tarocchi

“Lantica simbologia dei tarocchi rappresenta per noi un aiuto per riflettere sul presente. I ventuno Arcani Maggiori più “il Bagatto” compongono il set che non abbandona mai il gruppo durante i Grandi Viaggi. Viene estratta una sola carta al giorno; di solito viene incaricata una Buona Cugina, ma risultano gradite anche le estrazioni ad opera di sconosciuti. Solo per tappe particolarmente impegnative si incarica direttamente di scegliere la carta un componente del Nucleo Storico. La successione delle carte estratte compone una storia che, se adeguatamente interrogata, aiuta a riflettere sulle decisioni da prendere”.

I tarocchi

 Quanti viaggi avete compiuto?

Impossibile calcolarne il numero.Tra quelli più significativi dei primi quindici anni della nostra associazione si distinguono:

– tre traversate coast to coast dal mar Tirreno al mare Adriatico;

– i tre grandi itinerari di pellegrinaggio durati fra le dieci e le dodici settimane: Canterbury-Roma, Roma-Gerusalemme e il Cammino di Santiago da Torino a Finisterre;

Italica 150: il percorso originale di 2191 chilometri dallAlto Adige alla Sicilia;

– quattro percorsi originali del circuito Gran Giro Psicoatletico dItalia;

– quattro Gran fondo da 6-9 giorni fra cui la Via dei Re in Piemonte e il Giro del Salento;

-il Tour du Mont Blanc del 2017, prima parte del Trittico alpino;

-Il Vallo di Adriano del 2018, prima parte della Trilogia celtica”.

Enrico Brizzi e gli Psicoatleti – Tour del Salento

Come scegliete i vostri cammini e come ci si prepara ad affrontare un cammino?

“I Grandi Viaggi che decidiamo di intraprendere sono sempre itinerari di rilevanza storica, culturale, spirituale, artistica e naturalistica che attraversano il suolo italiano ed europeo. Tutti, in ogni caso, devono avere una storia da raccontare. 

Di ogni viaggio ne leggiamo, raccogliamo informazioni e lo pianifichiamo tappa per tappa, giorno per giorno, calcolando i km, i dislivelli e cosa incontreremo durante la giornata. Insomma, ce ne innamoriamo. Poi non resta che il tempo di percorrere queste storie, con curiosità e pronti alla meraviglia, alla maniera degli antichi, un passo dopo laltro”.

La preparazione al viaggio

La scelta delle scarpe da cammino, è un ottimo punto di partenza. Devono essere comode, leggere (ma al tempo stesso robuste) e rodate. Come la scelta dello zaino. Ognuno ha il suo preferito e non lo cambierebbe mai con quello di un altro.
Ma è sull’esperienza personale che si formano i camminatori perché è con l’esperienza e gli errori che si impara a distinguere l’essenziale dal superfluo.

Sulla preparazione fisica ideale in realtà non c’è una ricetta valida per tutti. Ognuno ha la propria. C’è chi si allena con zaini carichi e chi alterna giri in montagna ad unalimentazione equilibrata; chi sceglie il miglior materiale tecnico; chi sonda internet per cercare tutte le informazioni possibili.Tutte pratiche consigliatissime.

In generale ci vogliono gambe mediamente allenate ma anche una mente che le supporti per arrivare a fine tappa. Tra di noi ci sono Buoni Cugini partiti per il loro primo lungo viaggio senza una preparazione fisica specifica. E lhanno portato a termine con le gambe ma soprattutto con la volontà e il cuore. Serve, in ogni caso, saper ascoltare il proprio corpo e conoscere i propri limiti”.

Il viaggio – Enrico, Marcello e Flavio

Thoreau diceva ‘Se sei un uomo libero allora sei pronto a metterti in cammino’, siete d’accordo?

“Un germoglio di libertà è già dentro di noi prima di partire, tuttavia crediamo che si diventi uomini liberi proprio durante il viaggio. Abbiamo sperimentato che nei primi tre giorni di cammino il corpo e la mente sono ancora imbrigliati nella quotidianità urbana. Il passo è discontinuo, il respiro è affannoso, la mente è occupata dai pensieri tipici delluomo metropolitano: scadenze, orari, impegni familiari. 

Dal terzo giorno il respiro e la frequenza cardiaca cambiano ritmo. Il passo diventa una marcia regolare e fluida. La fatica diventa una compagna con la quale è possibile scendere a patti e non più unantagonista invincibile”. 

Le priorità in cammino

“Cambia la prospettiva sulle cose. Capire se il tempo reggerà o se convenga preparare il coprizaino in vista della pioggia, conquistano il primo posto, sorpassando la necessità di rispondere ad una certa e-mail o lappuntamento dal commercialista. 

Superato questo diaframma (fisico e psichico) inizia lautentico viaggio verso la libertà. Acqua, cibo, un luogo fresco e asciutto per riposare, diventano le nuove priorità. Ed è così che ci si trova a confidare ad un compagno di strada sogni, aspirazioni o paure che magari davanti agli spritz in centro, ciascuno accecato dal proprio smartphone, facevano più fatica a germogliare”.

 Quali sono gli aspetti più intensi di questa particolare dimensione di viaggio?

“In primis saper contare sulle proprie forze ed energie, fisiche e mentali. Chi si cimenta per la prima volta, ma anche un veterano, si sorprenderà della capacità del proprio corpo e della propria mente di reagire alla fatica e alla difficoltà, estraendo dai propri muscoli e pensieri gli elementi essenziali per superare le avversità e andare avanti, abbandonando le scorie e il superfluo. 

In una società come la nostra, frenetica e iperconnessa, queste capacità sono state progressivamente offuscate. Anche per questo sono sempre più le persone che decidono di camminare a piedi, che sia una breve escursione in luoghi vicini o cammini più impegnativi in posti mai visti”. 

La curiosità per il mondo

“La cultura dei viaggi a piedi va poi di pari passo con l’attenzione e l’interesse per l’ambiente che ci circonda e i luoghi, non solo naturali, che si attraversano.

In chi si mette uno zaino sulle spalle per seguire un sentiero c’è un’innata curiosità per lo straordinario spettacolo del mondo in tutte le sue declinazioni: la natura in primis ma anche l’umanità, sia quella che ti accompagna e che è più affine a te, sia quella che si incontra lungo la strada e che non finisce mai di sorprenderti”.

Gli Psicoatleti – Tour Mont Blanc

Prima che la nostra vita si fermasse, stavate preparando un nuovo viaggio?

“ Sono purtroppo tanti i viaggi in cantiere  che sono stati sospesi o rimandati a causa di quest’evento del tutto imprevisto.

Tra i maggiori sicuramente quello in Scozia , per percorrere la leggendaria West Highland Way, attraverso gli scenari unici delle “terre alte” scozzesi.

E ancora, lultima fase del grandioso viaggio in biciclettaLimes – Le Tour d’Europe“, progetto avviato da alcuni Buoni Cugini amanti del cicloturismo che, con il nome di Forzati della Strada”, hanno suddiviso in 4 tappe da 1000 km luna l’antica frontiera dell’Impero romano tra la foce del Reno e il Mar Nero. 

Un percorso tra frontiere, confini e differenze, temi molto attuali in questi anni, in cui la bicicletta si è dimostrata essere il mezzo ideale per “macinare chilometri” attraverso regioni in gran parte pianeggianti e urbanizzate, che sarebbe noioso attraversare a piedi. 

Il prossimo viaggio, a cui teniamo molto e la cui programmazione ci ha tenuti impegnati negli ultimi mesi , sarà la Gran Fondo Milano-Mare di Settembre. Dalla città meneghina, percorrendo l’antica Via del Sale, arriveremo a bagnare la nostra bandiera nelle acque del Mar Ligure.

In questi mesi di immobilità come ha vissuto la vita un viandante?

“Stare chiusi in casa allinizio della primavera, quando tutto attorno ti invita a uscire per rimetterti a camminare, è stato il colpo più duro da affrontare.Tuttavia sapevamo quale fosse la cosa giusta da fare e ci siamo attenuti a rispettare le indicazioni. 

Rimanere immobili può sembrare una punizione per chi come noi ama muoversi in cammino, ma è vero che ci sono molti modi di viaggiare. 

Riprogrammare le nostre attività ci ha tenuto occupati e ci ha permesso di vedere il mondo da una nuova prospettiva, ancora più attenta allambiente e al suo futuro, legato indissolubilmente a quello degli uomini. 

Altra consolazione ci viene dalla letteratura. Le settimane a casa ci hanno permesso di leggere o rileggere libri di viaggi e natura. Un modo per evadere dal lockdown e vivere molteplici vite ed esperienze oltre alla sola nostra, come diceva Umberto Eco. 

Infine l’esercizio fisico e all’allenamento per sciogliere la tensione e prepararci alla prossima stagione di cammini, che forse sarà diversa ma che sicuramente sapremo apprezzare e vivere al meglio”.

In cammino la Natura è compagna di viaggio e guida ma presenta anche insidie: ci raccontereste un momento di difficoltà affrontato? 

“È capitato una sera di arrivare allAlpe della Luna, lungo la traversata Arezzo-Rimini, con le riserve dacqua ormai ridotte al minimo. Nessuno si preoccupò più di tanto, visto che la mappa riportava numerose sorgenti sul percorso del giorno seguente, verso Badia Tedalda. Quindi mangiammo in allegria i nostri panini al prosciutto, scherzammo davanti al fuoco e dormimmo in tenda. Lindomani ripartimmo con le fauci secche.

Dopo quattro ore di cammino, ancora nessuna traccia di acqua potabile. Ogni sorgente segnata sulla mappa era in secca. A mezzogiorno, abbiamo mangiato in perfetto silenzio: ciascuno impegnato ad addomesticare la propria sete. A metà pomeriggio, nei pressi di un piccolo paese, comparve una lunga vasca in pietra ricolma dacqua e alimentata da una fontanella. Grandi sorsate e borracce riempite fino allorlo. Tornò il buon umore nel gruppo e dormimmo unora allombra di quel vascone, riconciliati col mondo.

Fuori dalla zona di comfort”, la più banale delle circostanze può rivelarsi insidiosa. Allo stesso modo, a volte, basta pochissimo per sentirsi grati e felici: anche un semplice sorso dacqua”.

Gli Psicoatleti – Asiago

Pensate che sia concretamente possibile che la Fase 2 possa essere all’insegna del pedalare o camminare?

“Per il momento si tratta di due tra le attività più sicure che si possano fare da qui ai prossimi mesi. 

Escursionismo e ciclismo sono forme di turismo che possono facilmente adeguarsi alle disposizioni di distanziamento fisico che dovremo adottare ancora a lungo per la sicurezza sanitaria nostra e degli altri. 

Da soli o in piccoli gruppi, sono sempre attività allaria aperta, dove è facile tenere la distanza di sicurezza consigliata”. 

L’estate 0

“Se la dolorosa emergenza degli ultimi mesi ci ha insegnato qualcosa, vogliamo sperare che l’estate 2020 sia diversa dalle altre. 

Vorremmo veder partire dalle città non schiere meccanizzate rivolte al mare, ma drappelli di persone pronte a raggiungere la meta un passo alla volta, in amicizia e col sorriso”. 

 

Gli Psicoatleti – Monviso

La collaborazione con l’A.E.V.F.

“È quel che faremo a settembre partendo a piedi da Milano. Il nostro viaggio servirà a una buona causa, anzi due: accendere l’attenzione sui cammini e, allo stesso tempo, raccogliere fondi per piantare nuovi alberelli lungo la Via Francigena con il patrocinio di A.E.V.F. (Associazione Europea delle Vie Francigene) e in collaborazione con Piantumazione Selvaggia, un’associazione di Brescia. 

Dopo 16 anni di cammini insieme, noi Psicoatleti crediamo sia giunto il momento di restituire qualcosa di buono alla comunità dei camminatori e dei ciclisti. 

Un’Italia diversa, più attenta all’ecologia e allo stile di vita, è possibile. Forti di questa convinzione vi invitiamo a seguire i preparativi della Milano-Mare e supportare il progetto Arianuova”.

CONTINUA A LEGGERE SU BOOONZO.IT