Il fiume Sarno ha terminato i propri sogni di gloria con la fine del lockdown.

Sembra assurdo ma per tutti i cittadini dell’Agro nocerino sarnese, di parte del Vesuviano e della Valle dell’Irno – Solofrana, essere in quarantena e sotto l’emergenza Covid-19 significava anche avere un fiume Sarno con acque trasparenti e limpide come mai viste da 60 anni a questa parte.

Nei due mesi di quarantena, infatti, le acque del Sarno sono sembrate pulite come non mai. L’assenza di scarichi industriali, provenienti soprattutto dalla zona di Solofra attraverso l’affluente Solofrana, avevano restituito al territorio un fiume degno di tale nome.

Un fenomeno durato per 2 mesi che aveva fatto ben sperare le popolazioni dei territori attraversati dal Sarno e dai suoi affluenti. Avere acque trasparenti, limpide e senza miasmi non significava che l’inquinamento era stato completamente debellato, ovviamente. Con il blocco alle attività industriali, si era subito palesata una riduzione di almeno il 50% dell’inquinamento delle acque.

Gli sversamenti illeciti fognari, purtroppo, sono sempre andati avanti. Senza nessuna interruzione, nemmeno durante il lockdown. Ciononostante, il Sarno e tutti i suoi affluenti sembravano rinati.

Terminata la quarantena, però, il fiume è tornato a tingersi di quel colore che ormai lo caratterizza da decenni: marrone. Un triste ritorno al passato coinciso, non a caso, con la riapertura degli stabilimenti industriali in tutto il bacino idrografico del Sarno.

Comitati, associazioni, movimenti politici e singoli cittadini sapevano che l’idillio non poteva durare a lungo. Tutti erano consapevoli che la battaglia per un Sarno pulito sarebbe stata ancora lunga. Nessuno, però, può rassegnarsi alla tragedia nuovamente consumatasi sotto gli occhi di tutti.

Ora è chiaro che il fiume Sarno ed i suoi affluenti hanno un solo ed unico nemico contro cui combattere: l’uomo.

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