In barba alle Nazioni Unite che, nel 2010, la inserirono tra i diritti universali e fondamentali dell’uomo, l’acqua diventerà una future commodity. Nel linguaggio del trading, queste due parole messe insieme indicano un contratto di compravendita. All’interno di esso troviamo descritti: una materia prima, una scadenza e due contraenti, che però non sempre sono gli stessi dall’inizio alla fine. Diciamo che un po’ come le scale che portano alla sala comune dei Grifondoro, a loro piace cambiare! Nella maggior parte dei casi, infatti, le negoziazioni tra operatori finanziari non terminano con la consegna di un prodotto. Preferiscono liquidare la propria posizione rispetto alla future stessa. In parole povere, o se la ricomprano o la rivendono. Ma torniamo al nostro preziosissimo bene.

Il primo contratto nascerà dalla collaborazione del Nasdaq con la CME Group, tra l’altro titolare della piattaforma che vedrà il suo debutto, la Globex. L’azienda sostiene che potrebbe essere usato come strumento per il risk management. Quindi, laddove per rischio si intende la probabilità che ci siano dei danni, vorrebbe utilizzarlo per minimizzare le perdite e massimizzare le opportunità. Sempre secondo la CME, questo sarà utile per aiutare i comuni dei paesi meno industrializzati a proteggersi dalle minacce economiche indotte dalla scarsità idrica. Ma non finisce qui.

Ci sono già degli obiettivi futuri per l’acqua: diventare un indice benchmark. Attraverso la sua oscillazione, non solo si valuterà l’andamento del mercato, ma anche se ci saranno dati allarmanti o meno riguardo il livello d’acqua globale.

Sembrerebbe un modo di arricchire poche tasche elitarie saccheggiando risorse comunitarie che già scarseggiano. Spero, però, di sbagliarmi, che Nasdaq e CME non siano dei nuovi antagonisti, ma la spalla di qualcuno che in qualche modo prova a consolarti e rialzarti.

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