Anna Luciani è stata una bella scoperta della quarantena. Lei e il suo compagno Simone Chiesa, hanno ideato un format molto interessante, ‘Voglio vivere in Italia’, che ho seguito durante i giorni del lockdown, su La EFFE, canale televisivo del gruppo Feltrinelli, visibile su Sky.

Il format racconta le storie di stranieri che hanno deciso di trasferirsi in Italia e mettere radici nel nostro Paese.

La storia di Anna è una storia particolare e ho deciso di contattarla per un’intervista.

Anna, tu sei un architetto urbanista, e per alcuni anni hai esercitato la professione: qual è stato il momento in cui hai sentito che la tua strada era un’altra?

Questa scelta nella mia vita ha avuto un peso davvero importante. Il mio lavoro da urbanista mi piaceva e lavoravo in un ambiente “economicamente sicuro” e umanamente molto bello.

Ci sono tanti fattori che hanno influito nella decisione di cambiare strada. Il viaggio è una passione che ho fin da piccola.

Durante l’università ho vissuto un paio d’anni in Sudamerica e lì, soprattutto, mi sono messa alla prova con i primi viaggi in solitaria che mi hanno donato una dimensione davvero unica e appagante, sia dal punto di vista umano che personale.

Il viaggio inteso come scoperta del mondo, degli altri e di sé stessi è per me una delle esperienze più potenti e coinvolgenti che esistano.

Oltre al viaggio, anche il raccontare e il condividere le conoscenze, le esperienze, la bellezza e le difficoltà sono altre due cose che amo tantissimo e quindi, quando ha avuto (o sono riuscita a crearmi) la possibilità di scegliere tra una vita più “normale” e quella dei miei sogni fatta delle mie passioni, mi sono lanciata.

Ci vuole coraggio perché comunque i dubbi, le insicurezze e le incertezze sono molte. E ci vuole anche un po’ di sana incoscienza perché è come fare un salto nel vuoto: la razionalità è il freno più grande, e quindi a volte bisogna metterla in stand by e agire.

La mia scelta non è un giudizio tra i due stili di vita, non credo che scegliere di restare sia sbagliato o meno gratificante, anzi!

Si tratta di ciò che abbiamo dentro, di ciò che sentiamo, delle ambizioni che abbiamo, delle possibilità, dei valori alla base della nostra vita e di come decidiamo di viverli. Non c’è una risposta univoca. Ognuno segue il suo percorso.

Tu e Simone siete due travellers low-cost, due couchsurfers . Il couchsurfing  sta prendendo sempre più piede come nuova dimensione di viaggio, meno turistica e ancora più incentrata sul lato umano e sulla condivisione. In cosa consiste?

 

Fare couchsurfing indica un modo di viaggiare che si basa sulla condivisione, sull’incontro e sullo scambio culturale.

Nella pratica, grazie ad un portale dedicato (ce ne sono vari in rete), viaggiatori in cerca di alloggio e di conoscenze autentiche si mettono in contatto con persone disposte ad ospitarli gratuitamente nella propria casa o, quando questo non è possibile, ad accompagnarli nella scoperta della realtà dei luoghi che stanno visitando.

Di solito chi ospita è una persona curiosa e interessata al mondo ma che non può viaggiare: ospitando viaggiatori e/o passando del tempo con loro, pur rimanendo a casa, può venire a contatto con realtà e culture diverse.

Chi viaggia attraverso il couchsurfing invece può venire a contatto con gli aspetti più autentici della città e del territorio che sta visitando, conoscere a fondo la sua vera cultura e fare nuove amicizie.

Chi meglio di un “local” conosce le dinamiche che rendono unico e speciale un luogo? Le abitudini, i posti più frequentati o tradizionali, quelli più nascosti.

Una persona “del posto” può raccontarti ma soprattutto mostrarti lo stile di vita di quel luogo, spiegandoti le dinamiche sociali, la bellezza del vivere lì e allo stesso tempo i problemi e le principali difficoltà che lo caratterizzano.

In questo modo il viaggio diventa un’esperienza completa e coinvolgente, in grado di farti conoscere veramente una parte della realtà che stai visitando.

Il couchsurfing rappresenta per me una delle dimensioni più autentiche del viaggio. Richiede spirito di adattamento (non sempre ma spesso), ma ripaga in esperienze, conoscenza e ricchezza umana.

Couch – Uruguay

Serve rispetto, da entrambe le parti, educazione, voglia di venire a contatto con il diverso, consapevoli che nella diversità risiede la vera bellezza.

Un’ultima cosa: viaggiare con il couchsurfing non dipende esclusivamente da un portale.

Come ho detto all’inizio, con couchsurfing io mi riferisco ad uno stile di viaggio basato sull’incontro e sullo scambio culturale.

Questo può avvenire in molti modi. Ad esempio noi abbiamo fatto couchsurfing ospitati da persone incontrate per strada che ci hanno offerto un letto/un divano/un giardino dove parcheggiare il furgone (soprattutto in Australia).

Le vostre avventure in Brasile e Australia sono state proprio in couchsurfing: come avete progettato questi due viaggi e cosa vi è rimasto di più di queste esperienze?

Brasile e Australia sono stati due viaggi incredibili ed entusiasmanti, due vere avventure.

Viaggiando con il couchsurfing per lunghi periodi come facciamo noi non è facile organizzarsi.

Il viaggio e i tempi dipendono molto dalle persone che incontri quindi serve un grande spirito di adattamento e, se stai viaggiando per lavoro, come nel nostro caso, anche molta organizzazione per poter vivere nel modo più spontaneo e coinvolgente le esperienze e gli incontri ma allo stesso tempo ottimizzare le pause per svolgere in modo professionale e completo il lavoro.

Per organizzare viaggi come questi serve informarsi bene leggendo, approfondendo gli aspetti che più interessano (naturalistici, culturali…), facendosi un’idea di massima delle tappe che si vogliono raggiungere e dei tempi a disposizione.

Serve essere agili e leggeri (soprattutto nei bagagli, cosa su cui io devo ancora lavorare molto) ed elastici. Il mio consiglio per chi viaggia “per semplice piacere” è quello di individuare un paio di tappe “imperdibili” e per il resto lasciarsi guidare dagli incontri, dalle situazioni, dai suggerimenti di chi si incontra lungo la strada.

Abbandonarsi ad una vera e propria libertà, lasciare andare il controllo e farsi guidare dagli eventi. Ve lo dice una che era ossessionata dal controllo. Quindi so che non è semplice.

Negli ultimi tempi sembra che il viaggio sia una corsa ad ostacoli per piantare bandierine e scattare foto da pubblicare.

Viaggiare facendo couchsurfing invece insegna ad avere pazienza, a rispettare tempi che non sono sempre i tuoi, a lasciarti sorprendere da ciò che non era in programma.

Vale la pena provarci, anche quando si ha poco tempo a disposizione e alla fine diventa un modo di affrontare il viaggio che non si perde più, anche senza far couchsurfing.

Il Brasile io lo conoscevo già bene, avevo viaggiato molto nell’anno e mezzo in cui avevo vissuto lì per studio.

È un Paese a cui sono legatissima e che amo profondamente. Viverlo viaggiando con il couchsurfing però mi ha mostrato lati che non conoscevo, sorprendendomi ancora di più.

Anna Luciani-Brasile-Maranhao

 

Siamo entrati nelle pieghe di un Paese estremamente vario: ci siamo confrontati con realtà sociali, urbane e culturali molto diverse e ci siamo sempre sentiti accolti. Il Brasile è un Paese molto coinvolgente.

Un Paese per molti versi duro ma che, per chi sa osservare, può insegnare l’arte della gioia di vivere.

Per quanto riguarda l’Australia, chiaramente ciò che più impressiona è la potenza e la forza della sua natura meravigliosa e spesso estrema.

Simone Chiesa- couch in barca. Australia

Per quanto riguarda le nostre esperienze con il couchsurfing posso dire che ciò che mi ha colpito di più sono i numerosi stili di vita “alternativi” con i quali siamo entrati a contatto: comunità nei boschi, capanne vicino al fiume, villaggi di minatori.

Scelte di vita (a volte estreme) spesso rivolte ad un ritorno alla terra, alla natura, all’essenza.

Da questi viaggi è nata anche la collaborazione con il programma ‘Alle falde del Kilimangiaro‘ su Rai3: ti andrebbe di raccontarci qualcosa?

 

La collaborazione con il programma è stata una bellissima esperienza perché ci ha dato la possibilità di raccontare anche un altro modo di viaggiare, nel quale a fare la differenza non è solo la bellezza dei luoghi ma anche (e soprattutto) il contatto con “l’altro”, il confronto e l’incontro.

Raccontare in prima persona ha arricchito di significato le esperienze fatte. Non era un semplice “vivere”, ma anche un capire per poter poi condividere e raccontare nel modo più interessante, utile e rispettoso.

Anna e Simone – Rio delle Amazzoni

In generale come organizzate i vostri viaggi?

Devo ammetterlo, noi non organizziamo molto nei nostri viaggi. Soprattutto se non sono di lavoro ci piace avere la completa libertà di cambiare itinerario sulla base degli eventi.

A me piace consultare guide e blog prima di partire, mi lascio ispirare molto da libri, immagini trovate in rete, racconti di amici.

Sulla base delle informazioni raccolte definisco qualche tappa imprescindibile ma poi ci lasciamo guidare dai consigli della gente del posto, dal clima, da ciò che scopriamo tappa dopo tappa.

Per questo non prenotiamo quasi mai dove dormire.

Il fatto di viaggiare spesso in furgone, il nostro fidato Mr. Falcon (e Manfry in Australia), ci da una libertà immensa.

Anna, Simone e Mr. Falcon – Matera

Viaggiando con il couchsurfing invece è consigliabile contattare qualche giorno prima le persone per avere e lasciare il tempo di organizzarsi.

In generale comunque, quando non siamo in furgone, capita spesso di trovarci poco prima di cena senza avere ancora un posto dove dormire. Solitamente Simone è un mago nel trovare soluzioni ottime e a prezzi imbattibili.

E l’idea di “Voglio vivere in Italia” come è nata?

Premetto che ci sono tanti aspetti del nostro Paese che sopporto con difficoltà e, come molti giovani e meno giovani, soffro sulla mia pelle alcune criticità.

Però l’amore profondo che mi lega all’Italia è da sempre un sentimento forte che porto dentro. Essere italiana è per me un grande motivo d’orgoglio e, quando all’estero parlo del nostro Paese, mi sorprendo felicemente di vedere gli occhi dei miei interlocutori illuminarsi di immenso.

Chissà cosa pensano? Cosa immaginano? Mi ha sempre incuriosito il loro punto di vista, privo di pregiudizi e abitudini che io (noi italiani) spesso ci portiamo dietro inevitabilmente.

Ma arriviamo a come è nata l’idea di “Voglio vivere in Italia”.Simone ed io eravamo tornati da un lungo viaggio all’estero durante il quale c’eravamo sorpresi più volte a ricordare con nostalgia alcuni aspetti della vita in Italia.

Nello stesso periodo leggendo un libro avevo scoperto la storia di un ragazzo straniero che aveva deciso di trasferirsi dal nord Europa a Taranto.

E allora ci siamo chiesti: cosa può spingere uno straniero a lasciare un Paese ricco e organizzato per trasferirsi in una città problematica come Taranto?Cosa ha visto che noi non riusciamo a vedere?

Anna e Simone

Noi italiani siamo abituati alla bellezza, intesa nel suo significato più ampio: ambientale, naturale, architettonica, sociale e umana, culturale, enogastronomica. Non facciamo caso al privilegio di poter nascere e di poter vivere immersi in un contesto così ricco, variegato, meraviglioso.

Abbiamo così voluto vedere e riscoprire il nostro Paese con gli occhi di chi lo aveva scelto, di chi non era nato e cresciuto nella nostra Penisola e che, nonostante possibili difficoltà, l’aveva scelta come propria casa, dando valore a ciò che per noi, + spesso, passa in secondo piano a causa dell’abitudine.

Cambiare punto di vista ci ha regalato un’avventura e una conoscenza affascinante e nuova anche delle realtà che credevano di conoscere bene.

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Tu sei anche una fotografa, hai un blog personale e curi una rubrica:

Ammetto di avere molti interessi. Sono tutte grandi passioni a cui mi dedico con impegno e che mi permettono di esprimermi al meglio quando si tratta di “raccontare”.

Negli anni mi sono dedicata a tanti lavori e interessi diversi. Ho studiato architettura, ho fatto un master in fotografia e un dottorato in economia (relativo allo sviluppo del territorio).

Oggi, a distanza di tempo, mi rendo conto che ogni fase della mia vita, ogni percorso intrapreso mi è servito per arrivare dove volevo, dandomi competenze precise, strumenti per esprimermi e alimentando una curiosità che è alla base di tutto.

Cosa non deve mai mancare nella tua valigia?

Macchina fotografica.

Smartphone: che uso per fotografare, per scrivere, leggere, per cercare informazioni e rimanere in contatto con amici e famiglia.

Costume: l’acqua è il mio elemento naturale, che sia mare, fiume, lago, sorgenti di acqua calda trovo il modo di fare un bagno sempre!

Quanto è importante poter condividere la propria passione con il proprio compagno di vita?

Importantissimo. Credo che il nostro stile di vita sia un grande privilegio, soprattutto al giorno d’oggi.

Avere il tempo per vivere insieme esperienze importanti ed emozionanti, lavorando con le nostre passioni è una condizione rara. Ci siamo impegnati per ottenerla e non è stato sempre facile però ne è valsa la pena.

Le competenze, professionali e umane di Simone completano le mie e viceversa.

Quando ci siamo conosciuti mi sono resa conto che “remavamo” nella stessa direzione e il percorso è venuto da sé.

Abbiamo creato progetti, creduto, più o meno consapevolmente, nei nostri sogni che poi siamo riusciti a realizzare.

Non è sempre semplice, siamo due persone molto indipendenti ed autonome e chiaramente i momenti difficili ci sono stati.

La cosa di cui più sono contenta è la possibilità di vivere e lavorare insieme, crescendo come coppia ma anche individualmente come persone e professionisti.

Anna e Simone

Come hai vissuto i mesi in quarantena?

 

Onestamente in questi mesi mi sono sentita sospesa e immobile.

Quando tutto è iniziato noi eravamo tornati da poco dall’Asia. Avevamo molti progetti (alcuni chiaramente saltati).

Trovarmi da un giorno all’altro bloccata in casa senza prospettive temporali verosimili di ritorno alla “normalità” mi aveva disorientato molto e avvilito.

Poi però ho deciso di incanalare le paure, le ansie e le energie in qualcosa di costruttivo.

Per fortuna non sono stata coinvolta in prima persona da questa situazione tremenda, ho sentito quindi l’obbligo di sfruttare al meglio il tempo che ci era stato imposto.

Ho deciso di seguire alcuni corsi selezionati legati alla scrittura, al racconto, alla fotografia. Ho letto, seguito seminari e lezioni, pianificato nuove attività e scritto progetti con Simone che speriamo di realizzare presto.Ho cercato di sfruttare questo tempo per continuare il mio percorso di crescita come persona e come professionista.

Inoltre, nonostante il viaggio sia il nostro stile di vita, abbiamo sempre contemplato le pause.

Anche quando siamo via per lungo tempo prevediamo soste più o meno brevi.

Servono per metabolizzare quanto vissuto prima, assaporarne gusto e profumi, assimilarne il significato, e servono per pensare al futuro.

Al di là della situazione difficile che ha caratterizzato gli ultimi mesi ho cercato di vivere questo “pausa” con lo stesso spirito.

Pensi che il nostro modo di viaggiare cambierà dopo il Coronavirus, sia a livello pratico che a livello umano?

È una domanda difficile e che mi sono posta spesso in questo periodo. Non ho una risposta precisa.

Nell’immediato sicuramente cambierà il nostro modo di viaggiare, anche solo per quanto riguarda gli aspetti relativi a distanze, organizzazione e tempistiche.

Generalizzando, credo che questa situazione ci porterà necessariamente a limitare il raggio di spostamento e che probabilmente l’Italia rappresenterà, per noi italiani, la prima meta raggiungibile nell’immediato futuro.

Questo me lo auguro anche in termini di sostegno alle realtà locali, agli imprenditori del settore turistico.

Col tempo probabilmente troveremo un nuovo equilibrio.

Sono dell’idea che il rispetto della vita umana abbia la priorità su tutto, quindi le condizioni di sicurezza per chi parte, chi arriva e chi resta devono essere alla base di qualsiasi nuova normalità.

Allo stesso tempo so che non rinunceremo a viaggiare e a conoscere il mondo.

Se ti chiedessimo Viaggiare è…tu cosa ci risponderesti? 

Per me viaggiare è cambiare punto di vista e mettermi alla prova.

È confrontarmi e conoscere situazioni, luoghi e persone diverse e attraverso questa diversità crescere e arricchirmi.

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